Giulio Casale – Cinque Anni

Data: 1 dicembre 2017 |

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Giulio Casale – Cinque Anni

Cinque, come gli anni trascorsi dall’ultimo album, come le canzoni raccolte nell’Ep che segna il suo ritorno. Cinque Anni è il titolo del nuovo Ep di Giulio Casale, pubblicato il primo dicembre per l’etichetta bEst. Cantautore, scrittore, attore, un personaggio che ha saputo declinare la sua arte attraverso le più svariate forme, restando fedele a sé stesso ma non risultando mai ripetitivo. Quattro i singoli pubblicati in questi anni, tra versioni acustiche e #nofilter, qui presenti nella loro veste definitiva, a formare un progetto compatto e omogeneo, più che una mera raccolta di brani fine a sé stessa. Militante negli Estra per quasi un ventennio, performer prestato al teatro in più di un’occasione, Giulio Casale sembra condensare al meglio entrambi i lati della medaglia quando si tratta di dover scendere in campo con le sue produzioni discografiche.

Resto Io è il brano perfetto per il come-back, in più di un senso: “Comunque resto io, con tutti i miei difetti e astrazioni, e sono sempre io che non resisto ai fasci e alle alluvioni”, canta Giulio, con quell’inclinazione teatrale e avveniristica che lo contraddistingue. Tutto Cadeva ha un piglio pop-rock inaspettato, su un tappeto di chitarre elettriche quasi new-wave, per un cantato che ricorda Battiato, anche per il testo particolarmente visionario. Scolorando Bice è l’unico brano inedito del set: “Non è mica uscita pazza Bice, si sta solo scolorando a poco a poco / Ci vuol una qual pazienza certosina per tirare tutti i fili, nodi e ponti col passato”. Un racconto che termina con una citazione d’eccezione, “L’amore ci dividerà di nuovo”: il riferimento ai Joy Division è un colpo al cuore. Riflessioni amare sul cambiamento dei rapporti interpersonali da quando la realtà ampliata del web ha preso il sopravvento sull’essere umano, Coscienza C racconta di un fraintendimento grottesco nell’era digitale, fino alla conclusione che sembra più ovvia: “Vivere dovrebbe costare meno”. Sono un corpo chiude il set, “Ma prima di tutto sono un corpo, il mio corpo”, a dispetto di chi giudica (“La maestra, quella stronza”, è la prima della lista), al di là dei percorsi obbligati (“Mi sto già per laureare, ma son stufo di studiare, la mia fretta di partire e di arrivare”).

In merito agli arrangiamenti, l’artista ha dichiarato: “Col Maestro Lorenzo Tomio abbiamo cercato la contemporaneità e la contaminazione, spingendoci quanto più in là possibile”. Un album breve, più che un semplice Ep riassuntivo, per riprendere le redini del discorso, per capire dove eravamo rimasti.

Bentornato Giulio.

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