Bologna Violenta – Discordia

Data: 12 aprile 2016 |

Discordia Track List

Album Information

Bologna Violenta – Discordia

Bologna Violenta è il progetto solista di Nicola Manzan, attivo dal 2005.

A due anni da Uno bianca, il polistrumentista torna con Discordia, che vede la collaborazione del batterista e bassista Alessandro Vagnoni, la produzione di OverDrive e la distribuzione di Goodfellas.

Sedici brani e un treno distrutto campeggia sulla copertina in bianco e nero.

Pezzi brevi, anche brevissimi, per un vespaio assolutamente geniale.

Sigle di telefilm apre il disco e, dopo un intenso intro al piano, il brano vede accelerare drasticamente le sue ritmiche con la comparsa della chitarra elettrica che sarà distorta lungo tutto il disco in modo da comunicare una sorta di drammaticità e urgenza assolute.

Il canale dei sadici è pirotecnica, una fuga su chitarra e archi che fa venire l’affanno.

Incredibile lite al supermercato vede voci distorte in apertura, un mutare repentino di suoni, basso improvvisamente pulito, quasi a descrivere la quiete del fare la spesa di sera e poi di nuovo la corsa, la fuga, l’affanno lungo la chitarra. Il finale è come sbiadito.

Un mio amico odia il prog è massiccia, schizofrenica, con interessanti interventi di violino e synth che contribuiscono a comporre un’escalation melodiosa e ruvida, poi stroncata all’improvviso. Una gioia.

Il tempo dell’astinenza inizia in sordina e poi sfugge, di nuovo, ma con un accento più malinconico e meno violento su ritmiche sempre esasperate e imprevedibili rette dalla chitarra solida e meravigliosamente eccentrica.

Leviatano vede l’impiego di suoni come di fiati che contribuiscono a dare il senso di imponenza che ispira il titolo ad un brano sempre assolutamente imprevedibile.

Chiamala rivolta è un crescere rapido che ti spezza il fiato, forte del sapiente accostamento tra le dinamiche decise di chitarra e sessione ritmica e gli interventi spassionati ai synth e agli archi, e stronca subito, così come è iniziata.

In L’eterna lotta tra il bene e le macchine ascoltiamo all’inizio voci robotiche e batteria insistente, poi il brano esplode, ti trascina via, ti porta sempre più in alto e quando immagini che ora possa solo lasciarti cadere, beh, fa di te quel che vuole.

I postriboli d’oriente, con un intro pacata, è un brano a momenti rassegnato, a momenti trionfale, con le pelli piene che trovano sfogo in una rapidissima deriva metal, imponente quanto armoniosa.

Binario morto ha ritmiche insistenti quasi fino al parossismo, chitarre spezzate ma mai noiose, e synth che coronano il tutto: la trasposizione musicale di un dipinto di Kandinskij l’immagino così.

Termina lentamente, si spegne dolcemente, sostenuta da vere mitragliate sulle pelli, dalla chitarra che, dall’essere solo accennata, subito ritorna ad essere centrale.

Discordia, la title track, è spasmodica, disarmonica, sospesa. Una perla.

Lavoro e rapina in Mongolia: una voce da lontano, la causticità della chitarra improvvisa si alterna a tiepidi paesaggi orientali, per contribuire a consolidare quel senso di ansia, di fuga, di vetri rotti intenso lungo tutto il disco.

Il processo è disarticolazione in cui emerge l’uso magistrale fatto dei doppi pedali alle pelli; il violino domina e, con una dolcezza trascinante, trova per un istante perfetto accordo con la carica corrosiva della chitarra, per poi perdersi ancora.

Passetto è una caduta, una pioggia di sassi, ed è sempre un fuggire con la paura di guardarsi indietro.

In I felici animali del circo sembra di sentire urla lanciate da dietro sbarre fitte tra le quali si coglie, però, una linea melodica di fondo che rievoca una sorta di marcia, di cui perdiamo le tracce verso la fine del brano.

Colonialismo è il brano che chiude l’album ed è un ronzare mutevole di suoni: un momento prima ti trovi in un mercato in Egitto, quello dopo provi a fuggire dalle mura troppo alte di qualche metropoli grigia, ed è sempre un fuggire cieco, con sudore freddo lungo la schiena: e come voler far coincidere gli opposti e riuscirci in musica trovando l’unico equilibrio possibile nel caos assoluto.

Discordia è un album che non dà tregua, che ti lascia con il fiato sospeso dal primo all’ultimo brano e ogni pezzo è una cavalcata e ogni cavalcata è un pugno allo sterno.

Un disco incredibile.

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