The Zen Circus @ SMAV – 04/11/16

Data: 5 novembre 2016 |

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The Zen Circus @ SMAV

The Zen Circus: La Terza Guerra Mondiale allo SMAV

Allo SMAV ormai siamo di casa, e appena entriamo sentiamo l’aria che vibra sotto le luci soffuse. Alle spalle del palco campeggia il logo degli Zen Circus, ma verso le 22:30 i presenti, che piano piano riempiono il posto, si girano a destra e alzano gli occhi, rivolgendoli ad una seconda postazione, sistemata su di un soppalco: è il turno de La Festa, che già abbiamo potuto ascoltare dal vivo.

Sei pezzi per mezz’ora di esibizione in cui la giovane formazione riscalda la platea già carica a molla con brani come Sabato sera e Insane. Teste iniziano ad agitarsi, lo SMAV ormai è pieno.

Gli Zen Circus che sono Ufo, Appino e Karim, sono accompagnati in questa turnée dal “Maestro Pellegrini”, già al fianco di Andrea nel suo progetto solista. A lui vengono affidati gli assoli.Appino ci dà il benvenuto al circo zen, ci chiede: ”Cosa faremo noi?”, e prontamente rispondiamo che moriremo tutti, (come ci hanno insegnato i numerosi video girati sui social) e La Terza Guerra Mondiale, che dà il nome al nuovo disco e al nuovo tour della band toscana, apre le danze seguita a ruota da Canzone contro la natura e Gente di merda.

Qui si apre il pogo e non si fermerà per le prossime due ore. Karim, dietro i piatti, è subito a torso nudo così come alcuni tra i presenti sotto palco. Il resto si spoglia e suda. Ufo ci tiene ad avvisarci che più noi facciamo casino, più ne faranno loro. Il pubblico accetta splendidamente questa regola. 20 anni, Non voglio ballare e Andate tutti affanculo confermano le migliori ipotesi per cui la scaletta è effettivamente composta da brani tratti da tutti gli album degli ultimi dieci anni.

Su Ilenia viene aperto addirittura un circle pit e risulta evidente che non solo il pubblico avrebbe pogato su qualsiasi brano avessero suonato, ma, soprattutto, che si sentiva davvero la “necessità” di un concerto degli Zen in Campania: il live è vissuto con tale intensità che è come se tutti i presenti stessero scaricando insieme anni di attesa. Amorale, Pisa Merda, Zingara e Qualunquisti segnano un’altra tranche di lacrime e sudore per un pubblico rapito nonostante gli svariati problemi tecnici. Su L’Anima non conta – pezzo a cui, a detta di Appino, la band è particolarmente legata – il ritmo rallenta e le luci si fanno blu. Le mani vanno al cielo.

La band ci chiede cosa vogliamo fare da grandi e attacca con Terrorista seguita da Vecchi senza esperienza e Vai, Vai, Vai. A sorpresa, poi, attaccano con Postumia e vedo intorno visi sconvolti e euforici. Se fosse stato ancora di uso comune alzare al cielo gli accendini ai concerti, questo sarebbe stato il momento perfetto in cui tirarli fuori.

È passata più di un’ora ma gli Zen Circus non mollano per niente proseguendo con cambio di strumenti, tutti acustici compreso Karim che suona un oggetto che Ufo chiama “la lavandaia” poiché in effetti ricorda quelle tavole zigrinate dove si era soliti lavare il bucato. Attacca quindi Mexican Requiem, brano che troviamo per la prima in Visited by the Ghost of Blind Willie Lemon Juice Namington IV, disco in inglese del 2001. La chitarra di Appino purtroppo diventa muta per un minuto e la band subito vira su Ragazzo Eroe per proseguire su Figlio di puttana e Canzone di Natale. La paletta del basso di Ufo finisce dritta nei denti di Appino e la canzone si interrompe a metà: il bassista voleva solo avvicinarsi al microfono per cantare, ma il cantante si è ormai già rovesciato su di un amplificatore, dolorante. Non è scorso sangue, tranquilli. Il brano riprende subito, seguito sempre con immutato trasporto dalla platea instancabile.

A questo punto sarebbe dovuto essere l’encore, che viene solo annunciato. Il live infatti prosegue tutto d’un pezzo con Nati per subire, L’egoista e Viva: una specie di tripletta fatale che ci dà sostanzialmente il colpo di grazia nel senso che autorizza i presenti a posizionare l’intera serata tra quelle che di sicuro si ricordano con il sorriso per molto tempo. Sempre sotto le lampadine.

Andrà tutto bene, brano di chiusura de La Terza Guerra Mondiale, ci dà la buonanotte con i suoi brusii e rumori di fondo sul finale: la band abbandona piano il palco tra luci blu.

 

Foto a cura di: Zoe Ferrara

Editor Review

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  • Pubblico

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  • Organizzazione

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