Wrongonyou – Rebirth

Data: 9 marzo 2018 |

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Wrongonyou – Rebirth

Today the light is really shining/ Forget your fears/ Live and breathe/ I’m not scared, I’m not scared/ If you leave your past/ Will be like a rebirth“. Finalmente il 9 marzo è arrivato. Oggi esce il vero album d’esordio di Wrongonyou, al secolo Marco Zitelli, Rebirth, per la Carosello Records, presentato martedì scorso presso Raffles Milano (articolo qui). Ho deciso di iniziare questa recensione proprio con le parole della title-track, terza traccia del disco, perché sicuramente riescono a spiegare meglio di qualunque prolisso tentativo cosa quest’album racchiude.

Tra le atmosfere di una natura selvaggia, fatta di boschi, alberi, tramonti, laghi e fiumi, questa è la rinascita dell’orso che, da quei brani caricati su Soundcloud che avevano attirato l’attenzione di un professore di Sound Technology dell’università di Oxford, di strada ne ha fatta tanta. Mi piace definirlo il nostro Ed Sheeran, perché, in quanto a capacità di rapire con una vocalità fuori dal comune, i due sono piuttosto simili.

Ma entriamo nel vivo dell’album. Rebirth si discosta dal precedente EP The Mountain Man in primis per i suoni: dalla prima traccia Tree si capisce che siamo di fronte ad un lavoro più costruito negli arrangiamenti, che si aprono anche a sonorità elettroniche. La presenza di synth si nota anche nella struttura delle altre canzoni del disco, come Family of the Year, ma non c’è mai la rinuncia alla chitarra che suona sempre molto folk.  Un esempio è proprio la traccia di chiusura dei sette inediti presentati in Rebirth: Sweet Marianne è un ritorno alla nudità di chitarra e voce, che si amalgamano in una purezza che racconta una dichiarazione d’amore di un lui ad una lei.

Il passato è passato e se lo si lascia andare si può rinascere, ma in questo disco c’è anche quel passato da cui non ci si può slegare, in quanto ha segnato l’avvio di una promettente carriera. In una sezione denominata “Birth“, come la canzone che ha segnato il featuring tra Wrongonyou e Dardust (se non l’avete ancora ascoltata vi invito a farlo), sono riproposti quelli che ormai sono i suoi successi: The Lake, I Don’t Want To Get Down, Shoulders (con Maurizio Filardo) e Killers.

Rebirth, prodotto da Michele Canova, ha tutte le credenziali per essere apprezzato all’estero, dove Marco tornerà in occasione del South By Southwest Festival. Se siamo pronti ad aprire occhi e orecchie e a non essere ciechi, potrebbe essere apprezzato, come è giusto che sia, anche nel nostro paese, anche solo lasciandosi trasportare dall’eco della natura così presente in queste canzoni.

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