Wosai – Intervista

Data: 25 giugno 2017 |

Wosai – Intervista

Wosai, la curiosità dell’elettronica, la passione per il jazz

Fine mese nuova intervista dedicata agli artisti emergenti che nel panorama italiano si distinguono per potenziale, idee e capacità. Arrivati al sesto mese, con il caldo estivo, ho deciso di rinfrescare la rubrica con un’intervista a due ragazzi siciliani, due fratelli, che vivono a Siena e hanno iniziato da pochissimo un progetto davvero interessante: Wosai.

Una musica che ha il sapore dell’elettronica ed è condita con pizzichi di jazz e soul. Un progetto in embrione di cui ho potuto ascoltare le pre-produzioni, e che son certo farà il suo ricco percorso.

- Chi sono Wosai, da quale panorama culturale e musicale vengono?

Wosai sono Andrea e Giovanni Brugaletta, due fratelli siciliani, di Ragusa, ma che vivono a Siena. Basta parlare in terza persona. Veniamo da un panorama musicale molto vario, abbiamo avuto diverse influenze nel corso degli anni, siamo molto influenzati dalle sonorità jazz, r’n’b, soul, e anche la musica afroamericana ha avuto un certo fascino pernoi. L’avvicinamento all’elettronica è avvenuto dopo, ci siamo interessati a questo genere musicale solo un anno e mezzo fa più che altro attratti dalla possibilità di produrre in modo diverso i nostri brani.

- È strano che due fratelli decidano di intraprendere un percorso musicale comune. Penso a tanti, i famosi Oasis, o altri che non hanno avuto molta fortuna in questo senso o che hanno coinvolto i familiari solo successivamente, a progetto concretizzato. Voi avete iniziato subito in due? Da zero?

Quando eravamo più piccoli e abitavamo sotto lo stesso testo, ci divertivamo molto suonando insieme. Giovanni suonava la chitarra, io (Andrea) il Piano, si suonava per sperimentare più che altro, per giocare con la musica. Per un po’ non abbiamo vissuto nella stessa città, abbiamo avuto esperienze diverse, abbiamo fatto scelte diverse. Poi, quando ci siamo incontrati nuovamente e la distanza non era più un problema abbiamo deciso di cominciare un percorso musicale insieme uniti dalla passione appena nata nei confronti dell’elettronica.

 – Quali sono le vostre esperienze precedenti?

Agli inizi il progetto Wosai che si chiamava Wose, ed era qualcosa di completamente differente. Facevamo post punk, rock psichedelico, ma è durato giusto un paio di mesi, sinceramente non faceva per noi. Ci abbiamo messo un po’ per arrivare a questo tipo do produzioni, è stato un passaggio lungo. La nostra musica è lenta, ha bpm lenti ma ha diversi elementi ritmici al suo interno. Si distacca molto da quello che facevamo prima.

 – Anche le voci sono molto ritmiche, vero? 

Sì sono spezzettate anche per dare ritmo alla melodia.

 – State realizzano il vostro primo disco. Come mai direttamente un disco senza passare prima per un EP?

È stata una decisione presa dall’etichetta, Toys for kids, secondo loro era più conveniente anche a livello di diffusione. Un disco era più spendibile per quello che facciamo noi, mentre un EP, a loro parere poteva restare più anonimo. All’inizio gli portammo un EP, ma loro hanno pensato che sarebbe stato il caso d’integrarlo con altri brani. Ed eccoci.

- Credo sia anche una grande prova di fiducia dell’etichetta nei vostri confronti. Fare un disco ad un inedito significa puntare su qualcuno senza sperimentarlo con un prodotto più piccolo sul mercato. È una scommessa, insomma.

Magarì sì, magari hanno scommesso su di noi. Dovresti chiederlo a loro.

 – Cosa potete dirci riguardo al vostro disco? Almeno il nome?

Vorremmo, ma ancora non abbiamo un nome definitivo del disco. Abbiamo deciso di tenere per ultima questa scelta. È sempre difficile dare nomi. Non sappiamo ancora la data di pubblicazione, sicuramente tra settembre e ottobre uscirà un singolo, e anche per questo non sappiamo quale pezzo sarà il favorito.

- Quindi è tutto ancora in embrione?

La produzione è finita, ma c’è da fare ancora mix e mastering. Col disco alla mano saremo pronti ad affrontare tutte le altre fasi.

- Cosa vuol dire essere Producer? Solitamente nelle band o simili quando si vogliono creare inediti si  lavora insieme in sala prove. Immagino che per voi sia andata diversamente. Come si sviluppa la composizione di un vostro brano?

Posso dirti che ho avuto un altro gruppo prima di iniziare questo progetto, come dicevi tu si lavorava in sala prove, da lì si sviluppava tutto intorno ad un’idea portata da uno dei membri. Con questo progetto la composizione è totalmente diversa, ci si mette a tavolino, certo c’è un’idea, ma è solo una base che poi si articola, si complica, si arricchisce ragionandoci su successivamente. Nella creazione e nel perfezionamento una grossa mano ci è stata data da Simone Fedi di Toys for kids che ha co-prodotto molti brani con noi, in parte stravolgendoli.

- Per fare elettronica c’è bisogno di una cura del suono ben precisa, e spesso anche la scelta degli stessi è frutto di un lungo studio. Come ci avete lavorato??

Abbiamo pensato la ricerca dei suoni in maniera molto semplice. Non siamo nerd dell’elettronica, abbiamo semplicemente usato suoni che ci piacevano e che rispecchiavano le nostre influenze, magari usati anche da diversi artisti a cui ci ispiriamo. Volevamo creare una sonorità affine a ciò a cui ci ispiriamo. Abbiamo puntato molto sulle armonie cercando di rendere il tutto molto originale.

 – Cosa ne pensate del panorama italiano tra pop e cantautorato? Perché staccarsi dall’indie?

Prima di tutto crediamo che che indie vuol dire tutto e non vuol dire niente. Anche noi siamo indipendenti, nel senso non soggetti alle major. Indie: non si sa più cos’è. Ma se spostiamo il discorso sul panorama italiano tra cantautorato e pop, beh, non rientra nel nostro campo perché appunto è come parlare di cose diverse e non possiamo esporci troppo. In Italia esiste dell’indie diverso e di qualità ma viene oscurato dai big di questo mercato. Le sonorità soul e jazz vengono culturalmente messe in disparte. Penso sia normale che in Italia vada di più il cantautorato, dove si è sviluppato in modo molto forte. Noi ascoltiamo molta musica inglese e puntiamo all’estero. Non abbiamo mai pensato di ragionare su cosa volevamo fare, intendevamo fare solo la musica che ci piaceva.

- Il vostro è un sound accattivante, miscelato ad un voice rec niente male. A tratti musica coinvolgente da club, altre volte soffusa, da cuffia. Qual è l’intento finale del vostro lavoro?

Le produzioni del disco non sono molto ballabili, ma più da ascolto in cuffia. Abbiamo lavorato moltissimo sulle melodie e le armonie. Abbiamo lavorato molto su qualcosa da far ascoltare in cuffia in un momento più intimo. Il disco cerchiamo di portarlo in una dimensione più intima sebbene si tratti di un lavoro di elettronica, ma live vorremmo rendere i brani più ballabili in modo da coinvolgere il pubblico.

 – Avete già pensato a che tipo di spettacolo volete offrire?

Sì e no, il live è ancora un po’ nella nostra testa. Quando lavori con un gruppo e scrivi in sala prove anche il giorno dopo potresti portarlo live, qui invece ci vuole preparazione, bisogna finire il disco, per poter utilizzare anche i suoni che ci abbiamo messo. Stavamo pensando a dei visual, ma è ancora tutto nella nostra testa. Le tastiere saranno di sicuro suonate dal vivo, per permetterci d’improvvisare un po’ durante i concerti.

- Come siete organizzati per tour e distribuzione?

È qualcosa che vedremo dopo il disco con i ragazzi dell’etichetta di sicuro. Ci penseremo quest’estate. Vogliamo iniziare quanto prima, ma abbiamo prima delle altre tappe da fare.

 – Dove si muove la musica, collegata alle nuove tecnologie, nei nostri tempi?

Pensiamo che ci sia molta gente competente nell’utilizzare e miscelare musica e tecnologia. La tecnologia non si può più scindere dalla musica, anche un disco di cantautorato lavora con la tecnologia, un minimo di elettronica ci può essere sempre. Grazie alla tecnologia la musica si è aperta a tutti. Chiunque abbia un computer e un po’ di voglia di fare, può iniziare, poi sta tutto alle idee. Anche noi abbiamo iniziato così. fondamentalmente musica, tencologia e creazione sono rette parallele.

 

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