Web interview – HÅN

Data: 4 novembre 2017 |

Web interview – HÅN

HÅN: il nuovo talento made in Italy

Un giovane talento italiano ma che canta in inglese. Di chi sto parlando? Di HÅN, la giovane cantante italiana in bilico tra dream pop e elettronica. Venite a conoscerla con noi.

- Sei un volto abbastanza nuovo nel panorama musicale. Chi è Han? A che cosa si ispira il tuo nome?

Era da diverso tempo che avevo alcuni pezzi nel cassetto e sentivo l’esigenza di creare qualcosa di mio. Vorrei che HÅN rappresentasse tutto ciò che io reputo musicalmente e visualmente “bello”, nel senso più puro del termine, un mio spazio personale che posso modellare come voglio. Il nome è ispirato dai paesaggi nordici che mi hanno sempre affascinato moltissimo. Inoltre volevo un moniker breve e d’impatto.

- Seguendo il filone di Birthh e Yombe, abbiamo notato che molti artisti preferiscono basare la propria carriera affidandosi all’inglese invece che all’italiano. Come mai anche tu hai intrapreso questa strada? Pensi che in Italia il cantatourato giovanile soprattutto in lingua italiana, non sia degnamente preso in considerazione?

Sicuramente vivendo in Italia sarebbe molto più facile scrivere in italiano per “arrivare alle persone”, soprattutto quando ultimamente, per fortuna, parecchia attenzione viene riservata a musicisti giovani e nuovi. Quindi cantare in inglese è sicuramente scomodo(e qualcuno direbbe poco furbo), ma per quanto mi riguarda ha a che vedere con gli obiettivi che voglio raggiungere. Non nego che questo progetto abbia come obiettivo di arrivare anche all’estero, forse penso in grande, chissà. Ho sentito spesso dire cose come: “gli italiani che scrivono in inglese scimiottano le band estere”, ma sinceramente mi chiedo: perchè norvegesi, svedesi, francesi possono fare musica in inglese-e farla anche molto bene-ma noi no? Inoltre scrivere in inglese è venuto naturale: ho sempre ascoltato moltissima musica in inglese e ho sempre studiato la lingua, l’ho scelta anche come percorso di studi all’università. Ormai è una lingua con cui le ultime generazioni sono sempre in contatto. Quindi in realtà, non è stata propriamente una “scelta”, ma una mossa naturale che successivamente si è allineata ai miei obiettivi futuri.

- Da un punto di vista prettamente sonoro, con quale stile ti identifichi e in che genere ti collocheresti?

In generale preferisco non identificarmi con uno “stile”, ma in alcune reviews la mia musica è stata definita “dark-pop”, e mi ci ritrovo abbastanza. Quando scrivo, cerco di creare melodie prettamente pop accostate a suoni più scuri e malinconici. In futuro mi piacerebbe non abbandonare la chitarra elettrica nonostante stia sperimentando molto con i synth, in modo da trovare una mia identità sonora ancora più definita senza distaccarmi totalmente da quanto fatto finora.

- 1986 è il tuo nuovo singolo da poco su Spotify, raccontaci qual è stata la tua maggiore ispirazione per questo pezzo e soprattutto a cosa si riferisce la data?

La data è riferita all’anno in cui si sono incontrati i miei genitori. Il titolo ha il compito di ampliare lo spettro visivo del pezzo. Il brano non parla direttamente di loro, come non parla direttamente di me: è semplicemente una mia riflessione sulle relazioni. Spesso si rimane in situazioni anche se non si è soddisfatti. Il ritornello (why are you still there if there’s no one to please you?) è una specie di domanda provocatoria che rivolgo al mio interlocutore, ma anche a me stessa. Direi che questo pezzo, come anche the children, sia un insieme di snapshots. Il ritornello ha una tematica precisa, ma ogni strofa parla di qualcosa di diverso, un momento o una sensazione che magari si distaccano da quel preciso sentimento. È un pezzo molto personale, ma non esplicito.

- “The Children” è il tuo primo singolo, uscito lo scorso 19 maggio ed entrato immediatamente nella New Music Friday in tutta Europa. Le sonorità ci hanno colpito molto? Sei seguita da qualcuno in fase di composizione?

Il pezzo è stato scritto e pre-prodotto da me (ad esempio le voci dei bambini o i tom di batteria erano già presenti nella demo). Quando siamo andati in studio è stato poi prodotto da Andrea Suriani, che l’ha reso decisamente meno statico e più strutturato, aggiungendo ritmiche, pad e tappeti sonori più complessi.

- Quest’estate hai suonato all’YPSI Rock, com’è stato esibirsi lì?

Ypsigrock è stata una delle date che più aspettavo di questo mini tour estivo. Il festival è fantastico, e la chiesa dove abbiamo suonato era molto suggestiva e totalmente in linea con le sonorità che proponevamo. La venue era affollata, non ci aspettavamo sicuramente tutte quelle persone, ma il festival coinvolge tutta la città, le persone sono molto curiose di sentire chi si esibisce. C’era una bella atmosfera!

- Prossimamente suonerai a Bologna, prossime tappe del tuo tour? Speriamo di vederti dalle nostre parti!

A novembre sarò a Padova (il 6, con Hunder waters), a Milano, Bologna e Roma in apertura ai Lamb (8, 9, 10 Novembre), a Firenze all’Ottobit (18 novembre), parteciperò al Linecheck di Milano e infine sarò a Torino con L I M (25 Novembre). Poi Forlì (13 dicembre), Roma (16 dicembre) e Napoli (13 gennaio) saranno le prime date invernali dopo l’uscita dell’EP.

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