Vitamina K – Intervista

Data: 28 febbraio 2017 |

Vitamina K – Intervista

Vitamina K: rock e DIY made in Naples

I Vitamina K nascono a Napoli e mescolano un approccio punk con una forte vena cantautorale e intimista: li abbiamo intervistati via Skype, per la nostra rubrica mensile dedicata agli esordienti con talento.

 – Come vi siete incontrati e soprattutto come vi siete scelti?

Alessio (Bacioterracino, chitarra): Io e Simone (De Vivo, basso) siamo amici da quindici anni e per un periodo abbiamo condiviso un percorso nei boy scout, mentre Pasquale (Ruggiano, batteria) l’abbiamo conosciuto sui social, così come è stato per Davide (Pierno, voce e chitarra), che purtroppo oggi non può essere qui per impegni lavorativi.

Simone: Si può dire che il nucleo principale siamo io e Alessio. Ho iniziato a suonare per formare una band con lui all’epoca dello scoutismo, ma abbiamo avuto molti cambi di formazione e band autonome l’uno dall’altro. Finalmente nel 2014 siamo riusciti a trovare questi altri due folli che hanno voluto iniziare questo percorso con noi

Alessio: Ci siamo scelti perché – numeri alla mano – abbiamo provato una sola volta facendo cover, poi abbiamo iniziato subito a comporre, a creare brani nostri che sono venuti subito fuori a fiumi

- Dal 21 Dicembre è disponibile su Spotify e su iTunes il vostro primo EP, A Stomaco Vuoto, che fa seguito ad altri quattro pezzi che avete reso disponibili sul vostro canale YouTube sotto il nome di Demo Arancione: è stato difficile fare tutto da soli?

Alessio: Non ti nascondo che ce lo siamo sudati, anche se la parte più difficile è stata la scelta dei brani da includere perché, ci tengo a dirlo perché siamo molto umili, pensiamo che tutti i nostri pezzi siano FIGHI.

Simone: Alla fine però la scelta è venuta da sé. Come brano un po’ più vecchio c’è solo Vikey in apertura – che è il nostro manifesto, un po’ come I soldi sono finiti per i Ministri – ma per il resto, i pezzi sono venuti fuori durante le prove in sala a suon di metronomo, mentre stavamo lavorando su tutti altri brani. Ci hanno convinti subito.

Alessio: Sono venuti da dentro: quando si riesce a creare qualcosa così, spontaneamente, non lo si può ignorare. Per quanto riguarda le registrazioni, sono state rapidissime.

Pasquale: Abbiamo registrato tutto in mezza giornata, lo scorso Aprile.

Simone: C’è da dire che il nostro obiettivo era quello di mettere insieme una band rock in italiano, in considerazione del fatto che siamo tutti cresciuti a pane, Offspring e Nirvana e che quindi non possiamo non risentire di una certa influenza anni ’80-’90: lo scopo è quindi diventato portare la dimensione live in studio di registrazione.

- Spostiamoci ora su un aspetto più personale: parallelamente alla vostra attività nei Vitamina K, di cosa vi occupate?

Pasquale: Io sono un misero geometra di periferia, quindi oltre ai Vitamina K la mia vita è monotona (ride)

Alessio: Al momento sto lavorando come elettrotecnico, ma generalmente mi occupo di agricoltura, fai da te, faccio lavori un po’ più manuali

Simone: Tra l’altro, lo dobbiamo dire, Alessio costruisce i cavi per la band con la sua attività come I Cavi Di Dr. Cable, mentre io frequento l’ultimo anno di Filosofia e sono Capo Scout – questo mi impegna parecchio -. Sono un amante del fantasy e dei giochi di ruolo, partecipo anche ad incontri che riguardano la comunità italiana. Davide si occupa di grafica pubblicitaria, di marketing e gestione social, e scrive la stragrande maggioranza dei testi dei nostri brani. Scrive anche per passione personale, e infatti alcuni testi sono nati inizialmente come racconti. È un fan sfegatato di Elvis Presley, ma non è ancora riuscito a convertirci al rockabilly.

- Cosa ascoltano i Vitamina K? Quali influenze sono state più significative nella costruzione del vostro sound?

Pasquale: Loro dicono che sono il più duro per preferenze, anche se ascolto molto punk, che è un ascolto condiviso da tutti, e un po’ più di metal rispetto al quale Simone è un po’ più restio.

Alessio: Io condivido molto l’impronta musicale di Pasquale, e sono cresciuto con i Green Day, però c’è una pecca che molti considerano un vero neo dei miei gusti musicali che è la musica truzza, tipo Gigi D’Agostino e simili, che adoro: ho passato giornate a giocare ai videogame online ascoltando solo questo.

Simone: Con gli anni ’90 mi sento a casa: li conosco e apprezzo in maniera intensiva oltre che estensiva, anche riferendoci a band più di nicchia… Mi piace anche molto ascoltare e informarmi sulla musica italiana, scoprire che cosa si dice. Una band che mi ha colpito recentemente durante un live sono i IO e la TIGRE, con cui è nato anche un rapporto di amicizia. Reputo una parte importante della professione di musicista capire chi si ha attorno, quantomeno a livello nazionale.

Alessio: Premesso che sopra tutte le nostre influenze c’è Mario Merola – (ridono) – quando creiamo c’è sicuramente un riferirsi a quanto ascoltiamo, ma spesso riusciamo a far uscire fuori qualcosa di totalmente diverso quindi ci risulta difficile inquadrarci in un genere, e non ci stiamo affatto a pensare.

Simone: Quando stiamo lavorando su un brano, ci chiediamo collettivamente se lo ascolteremmo e andiamo avanti solo in caso di risposta affermativa. Abbiamo finora avuto la fortuna di mettere insieme brani coerenti tra di loro, che però suonano ciascuno in un modo autonomo.

- Guardando ancora all’Italia, c’è qualche progetto che ha contribuito a formarmi musicalmente?

Alessio: Dall’Italia ci sono i Ministri e i Verdena, quelli vecchio stampo chiaramente. Per quanto mi riguarda, anche i classiconi come Mina, Battiato. Daniele Silvestri, che prima non ascoltavo e che ora, con un po’ più di maturità, riesco a comprendere meglio. Aggiungerei anche Renato Zero.

Simone: Concordo, i Ministri ci sono sicuramente: io e Alessio abbiamo creato praticamente tutte le loro tab disponibili online. (Alessio mi fa vedere i vinili di Per un passato migliore e Cultura Generale). Vanno ricordati anche i Litfiba, gli Afterhours. I Gomma anche ci piacciono molto e abbiamo anche avuto il piacere di vederli dal vivo.

Pasquale: Io di italiano non ascolto molto, però l’esempio dei Litfiba è calzante perché secondo me è uno dei pochi gruppi veramente valido del recente passato.

- Spostandoci su un ambito un po’ più lirico: abbiamo detto che Vikey è un brano che potrebbe essere considerato una sorta di vostro manifesto e rimanda chiaramente al nome scelto per la vostra formazione: perché proprio la Vitamina K?

Alessio: Premessa: ce le hai dure ore e mezza? (ridono, seguono inviti a non essere troppo prolissi)

Simone: L’incipit divertente è: il nome mi è stato ispirato dal veterinario da cui porto i miei due cani. Una volta ci trovammo a parlare del veleno per topi, dannoso per chiunque. Gli chiesi che cosa si dovesse somministrare in caso di intossicazione e lui mi disse che l’antidoto per questo veleno è la vitamina K. Da lì è iniziata una disquisizione interna inevitabile, (in quanto studente di filosofia), e ho proposto l’idea ai ragazzi. La Vitamina K è un antidoto ed è amaro; allo stesso modo noi concepiamo la musica: una dimensione in cui possiamo far convivere due anime, una più punkettona e in qualche modo schierata e un’altra molto più intimista, come si potrà cogliere meglio in brani che non abbiamo ancora pubblicato. Inoltre, ci sentiamo un po’ dei topi: se fai rock devi frequentare necessariamente certi ambienti, e noi non sempre ci troviamo d’accordo con questi ambienti.

- Un’ultima domanda: cos’hanno in mente i Vitamina K per i prossimi mesi? C’è aria di tour?

Simone: Stiamo lavorando su vari aspetti. Non abbiamo alle spalle un booking, il DIY rende tutto un po’ più difficile e permette di arrivare fino ad un certo punto. Ciononostante, per quanto riguarda il tour, me ne sto occupando io e per il resto… bollono due cose in pentola: qualcosa da vedere e qualcosa di più grande. Dopo l’EP ci abbiamo preso gusto e vogliamo fare il grande passo che non è sposarci ma è uscire con le famose dodici tracce. Che sono quasi il doppio rispetto ai brani che abbiamo in cantiere, ed è questo attualmente ciò di cui ci stiamo occupando: sala prove, lavoro con il metronomo e discussioni su quali brani fare entrare e quali escludere, così come è stato per l’EP.

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