Verdena e Marlene Kuntz a Prato è spettacolo

Data: 3 settembre 2016 |

Prato è spettacolo: Verdena - Marlene Kuntz Time

Evento Information

Settembre / Prato è spettacolo – Verdena / Marlene Kuntz

Panico da Verdena

Raccontare del secondo appuntamento del Settembre // Prato è spettacolo mi risulta un po’ difficile e sostanzialmente la colpa è di Luca Ferrari (batterista dei Verdena). Ma andiamo per gradi.

La serata era cominciata con l’abitudinario giro di piazza, due passi turistici attorno alla Cattedrale di Santo Stefano, qualche minuto ad osservare il pulpito decorato da Donatello, una visita al bar per l’indispensabile Negroni e un saluto di buon lavoro ai tecnici.

Piazza del duomo non era piena come per la Nannini, bastava un’occhiata alle tribune semivuote per notarlo, ma l’aria era già diversa: più giovani, meno famiglie, assenza di cori da stadio e una palpabile tensione, quella adrenalinica del preconcerto, con gli occhi fissi sul palco nell’attesa del buio e poche parole da spendere, anche se si è tra amici.

I primi a salire sul palco sono stati i Marlene Kuntz, verso i quali nutrivo una certa curiosità derivata da un superficiale ascolto in cuffia. Speravo davvero in una rivelazione da concerto, di quelle che dopo il live ti fanno ritrovare al merchandising per comprare tutti i dischi, e invece è finita con qualche sbadiglio e nessuno sgomento. Bravi, eh (lode al merito per Luca Saporiti e Luca Bergia – rispettivamente basso e batteria), ma non sono riusciti a infiammare il pubblico, che era venuto anche per loro e ogni tanto si risvegliava, soprattutto su pezzi come Sonica e Festa Mesta.

Alla fine del primo live, con le gambe doloranti e un po’ giù d’umore, ho approfittato dell’impegnativo cambio palco per prendere un caffè e raccogliere un paio di pareri, non molto diversi dal mio, sul concerto appena finito. La tribuna si era quasi svuotata del tutto, ma la piazza e le gradinate della Cattedrale brulicavano di gente: chi seduto per terra, chi in piedi a sorseggiare una birra, chi di corsa si apprestava alla sfida della fila del bagno.

Con mia grande sorpresa, col calare del buio e l’inizio delle grida di accoglienza ai Verdena, sono stata presa dalla curiosità di avvicinarmi al palco e abbandonare il mio posto sicuro di fianco ai fonici. Iniziava il concerto e con esso il mio sconvolgimento emotivo.

I Verdena sono una band che quando suona, si consuma e ti consuma. Assistere al loro live è stato come partecipare a un rito tribale, cosa probabilmente voluta dagli artisti stessi, con le percussioni, la batteria e il basso a fare da guida per i piedi, a farli alzare e poi tornare con violenza per terra, e la voce sapientemente distorta che accompagna l’anima, intesa come emozioni e sensazioni, in dimensioni quasi ultraterrene.

Sin dall’inizio il pubblico era in estasi, seguiva la voce di Alberto con cori quasi ecclesiastici e si scatenava in diverse forme di stage-diving e grida folli al volere della batteria di Luca.

Luca, il mio destabilizzatore.

Luca Ferrari (batteria, percussioni e sintetizzatore) ha eseguito una performance straordinaria sotto tutti i punti di vista: dal rigore tecnico alla resistenza fisica, dalla presenza scenica al controllo sulla strumentazione, che a tratti dava qualche problema. La pressione dei ritmi incalzanti, dovuta anche il passaggio repentino da uno strumento all’altro (approfittando delle “morbide” pause, con intrattenimento di chitarra e basso, tra un pezzo e l’altro), era visibile sul suo volto e nella tensione dei movimenti, ma nonostante ciò, appena riprese le bacchette tornava ad essere completamente assorbito dalla musica, dando il tempo persino con mascella e bocca, in ogni singolo pezzo.

Durante tutto il live dei Verdena la mia concentrazione è stata totalmente assorbita da lui che, se da una parte mi appagava dal punto di vista uditivo, dall’altra mi intrigava e incuriosiva per la grande forza d’animo e l’indiscutibile pathos. Magro, magrissimo, coi suoi capelli lunghi, sembrava non ce l’avrebbe fatta a proseguire con un altro pezzo e invece, ogni volta, dopo un colpo di tosse nascosto dai piatti, un’aggiustatina al synth e un cambio di bacchetta, tornava a battere come una macchina da guerra.

Chapeau ai Verdena, per aver concepito un live così totalizzante, e un enorme grazie a Luca Ferrari che mi ha regalato la migliore performance di questa estate di Festival, con tanto di tremore alle mani e tachicardia da capogiro.

Foto a cura di: Simone Ridi

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Pubblico

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    80 Punti
  • Organizzazione

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