Tymbro – Web Interview

Data: 28 novembre 2017 |

Tymbro – Web Interview

Tymbro: un bambino che viaggia tra le stelle.

Giampiero Timbro in arte Tymbro dopo aver pubblicato due album con gli Oniric decide di intraprendere un progetto da solista esordendo con Don’t Panic You Can Dream un concept album sul tema del viaggio, del volo e dello spazio.

- Don’t Panic You Can Dream è il tuo album d’esordio da solista che è uscito il 22 Settembre, è un titolo positivo, come dobbiamo interpretarlo? È semplice ottimismo oppure dobbiamo vedere il sogno come un posto in cui rifugiarci da ciò che ci circonda?

È un titolo apparentemente positivo, ma che potrebbe nascondere un retroscena più oscuro, dipende da come lo percepisce chi lo ascolta. Nella peggiore delle ipotesi, se non sei riuscito a fare o ottenere una cosa, almeno hai potuto sognarla.

- Il punto di vista da cui è stato scritto questo album è quello di un bambino però questa è musica matura nel senso che mi sembra lontana dal mondo dell’infanzia, ci spieghi questo contrasto?

Un bambino cresciuto troppo in fretta! Scherzi a parte, il tema del volo e dello spazio è stato affrontato da tanti artisti che apprezzo, ma mi incuriosiva il poter rimembrare attraverso la musica quei momenti in cui da piccolo osservavo le stelle d’estate e immaginavo come si poteva arrivare lassù, come sarebbe stato bello volare. Il concetto è infantile, ma l’approccio sicuramente maturo.

- Sei stato influenzato molto dalle colonne sonore nella tua carriera e anche questo album mi è sembrato molto cinematografico, infatti il videoclip del singolo Dervish non è un videoclip classico ma una sorta di corto, è stata un’idea tua o del regista pubblicizzare così l’album?

Abbiamo lavorato insieme, la sceneggiatura è stata realizzata del regista Mauro Uzzeo, ma le sensazioni le abbiamo esplose insieme al produttore Fabrizio Greco e a Matteo Caretto. Mauro è stato bravo a concretizzare nelle immagini la giusta carica emotiva di cui necessitava il brano.

- A tal proposito, tu hai sempre composto musica per immagini, legata a proiezioni e video originali, questo modo di correlare la musica alle immagini in che modo ti ha aiutato a sviluppare o anche ad arricchire il tuo sound e il tuo stile?

Ho avuto la fortuna di scrivere molte colonne sonore e musiche legate a spot. Sicuramente questo modo di scrivere ha influenzato anche il modo di approcciarmi alla forma canzone, ma la cosa non è stata pensata in un modo particolare, credo che il tutto sia avvenuto in modo molto spontaneo. Il sound di sicuro viene arricchito non solo dallo studio ma anche dagli ascolti. Amo ascoltare tantissima musica di tutti i generi.

- Ho letto che all’interno di questo disco ci sono sia brani scritti di recente sia brani scritti dieci anni fa, com’è stato fare una selezione fra tutta la musica composta e registrata in questi dieci anni? I brani vecchi sono entrati bene nel concept dell’album?

È stata una sensazione molto divertente ma anche molto strana. Riascoltare i vecchi pezzi è stato come rivivere i momenti in cui li ho scritti, ma ci tenevo tanto a pubblicarli. Mi sembrava davvero un peccato lasciarli soli su un hard disk. Io avverto la differenza e l’evoluzione della scrittura tra i “vecchi” e quelli più recenti, ma   sono anche sicuro che chi ascolta il disco questa doppia linea potrebbe non avvertirla. Il filo conduttore è lungo ma coerente.

- Qual è il futuro del progetto Tymbro, cosa c’è oltre il disco?

Sto facendo dei concerti per promuoverlo, ho una band che mi supporta dal vivo e che approfitto per ringraziare: Raoul Lombardo alla batteria, Joseph Servino alle chitarre e Massimo Baiocco al basso. Sto scrivendo nuovi brani e vorrei pubblicare un secondo disco entro la fine del prossimo anno, mi piacerebbe coinvolgere musicisti che apprezzo, in modo da creare una piccola orchestra Tymbro. Spero di poter divulgare l’album anche all’estero dove sicuramente farò dei concerti durante il prossimo anno.

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