Tutta la Musica dei Presidenti. Da Kennedy a Trump, gli Usa attraverso le note.

Data: 16 novembre 2016 |

Quali canzoni sono state ispirate dai Presidenti Americani?

Speranza, futuro e senso di unione: tre sono le promesse che ogni Presidente degli Stati Uniti d’America ha fatto ai propri elettori. Da sempre. E queste promesse hanno ispirato il popolo, gli scrittori e (in qualche modo) anche i musicisti d’oltreoceano.

Quando c’era John F. Kennedy c’erano gli anni ’60. La voglia di rinascita era forte. Le proteste giovanili trovarono libera espressione nella piazze e nella musica. La chitarra divenne presto il simbolo della pace e della fratellanza. Strumento di dialogo tra i ragazzi e il resto della società.

Frank Zappa una volta disse:

“Il concetto americano di gioventù prevede che tutti i ribelli tornino prima o poi all’ovile. Ma noi, no. La nostra musica non la si può ignorare perché è dappertutto”

Fu soprattutto la tragica fine del Presidente (avvenuta a Dallas nel 1963) ad infondere negli artisti l’urgenza di raccontare.

Ricerca della libertà collettiva ed emancipazione sociale sono stati il testamento che Kennedy ha lasciato agli Usa. Da questi valori artisti come Simon e Garfunkel e Bob Dylan trassero ispirazione per le proprie note.

La celebre The sound of silence del duo folk dà infatti voce ad un’anima perduta che si sente abbandonata dalle certezze. Dylan (che recentemente ha vinto il Nobel per la Letteratura) componeva in quegli anni brani impregnati di senso di libertà e spirito di umanità. Canzoni come Blowin’ in the Wind e Master of war ne sono l’esempio.

Era questo anche il decennio in qui fiorì il “sogno americano”. Spensieratezza era il suo motto. E così i Beach Boys incisero il loro primo grande successo, Surfin’ Usa e i Mamas And Papas California Dreamin‘.

Ai tempi di Richard Nixon c’era la guerra in Vietnam. Il rock si imponeva come emergente genere musicale per tutti, e i musicisti raccontavano il dissenso verso una politica che non era amica dell’umanità. I The Doors incisero in quegli anni il brano Not to touch the Earth che svela i lati oscuri della società statunitense. Successivamente John Lennon compone la sua God , che rappresenta il definitivo distacco non solo verso la religione ma anche verso la fede nella politica. Lennon riuscì ad essere riconosciuto come cittadino americano dopo aver superato non poche peripezie. La sua rinascita artistica sbocciò proprio dopo il trasferimento negli Usa. Give peace a chance divenne l’inno del movimento pacifista americano.

Non dimentichiamoci infine di Jimi Hendrix e della sua performance a Woodstock nel ’69. Jimi suonò davanti a milioni di persone l’inno americano in maniera distorta dando fuoco, alla fine dell’esibizione, alla sua chitarra. Segno di protesta questo verso la guerra e verso tutti gli schemi sociali che il rock voleva superare.

Quando c’erano Gerald Ford e Jimmy Carter erano gli anni ’70. Sono questi i tempi bui della Guerra Fredda e dell’isolazionismo occidentale. In quel periodo la musica decide di rispondere alle chiusure della politica con una esplosione di note. Esplosero infatti il rock, il jazz, il folk, lo swing e il soul. La cosiddetta “popular music americana” influenza ancora oggi il sound di tutto il pianeta. Gli Eagles composero Hotel California e i Lynyrd Skynyrd Sweet Home Alabama. La casa, l’America, ospita i luoghi dell’anima. La vita on the road diventa lo status symbol del sogno yankee. L’unica via d’uscita per sfuggire all’edonismo che travolge il popolo americano. Bruce Springsteen si impone inoltre come il Boss del rock.

Con Ronald Reagan e George Bush (senior) arrivarono gli anni ’80 e la musica Pop. La negazione delle sonorità che avevano dominato fino a pochi anni prima fece in modo che il sintetizzatore entrasse in tutte le case discografiche. I Bon Jovi, Madonna e Michael Jackson diventarono i nuovi idoli delle masse.

Bill Clinton è sinonimo degli anni ’90. La dance e le boyband irrompono nella musica internazionale. Un mondo patinato è quello che dipinge Madonna con Vogue mentre i Metallica e i Nirvana rispondo a suon di note heavy. In questo decennio emergono anche i Red Hot Chili Peppers, i Rem e la cantautrice Alanis Morisette. Nel calderone degli anni ’90 riesce ad entrare davvero di tutto. Britney Spears, la nuova icona delle teenagers, i Blink 182 con il loro pop-punk, i BackstreetBoys, che antepongono l’immagine estetica alla musica. Una centrifuga in continuo movimento assorbe e miscela le musicalità più disparate.

Dopo questo decennio di transizione la musica non sarà più la stessa, e nemmeno la società. Il capitalismo statunitense diventa il baluardo di una società impegnata a “colonizzare” con la moneta e con l’attenzione mediatica l’intero globo terrestre. Di questi anni ricordiamo anche la grande cicatrice del rap. Il beat smette di essere solo nero e diventa soprattutto bianco grazie ad Eminem.

George Bush e Barack Obama hanno segnato i primi anni 2000 della storia americana. Il primo ha proseguito la politica del padre, puntando ancora sulla guerra. Il secondo invece (da pochi giorni non più Presidente) ha fatto respirare agli americani una boccata di aria fresca. Il primo Presidente Usa di colore infatti sembrava essere il simbolo di un ritorno all’epoca della fratellanza.

La musica ha risposto a questi primi decenni del 2000 con il successo del R’n’B. Il mixaggio del Pop con i suoni lenti ha reso famose nel mondo artiste come Alicia Keys e Beyoncè. Durante questo periodo fiorisce anche la musica Emo dei My Chemical Romance. Negli ultimi anni inoltre è tornata di moda anche la Synth Pop in stile anni ’80 con Katy Perry e Lady Gaga.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla musica ora che Donald Trump è stato eletto Presidente degli Stati Uniti? Sembra abbastanza difficile rispondere a questa domanda. Non ci resta che osservare le continue trasformazioni di un sound, quello americano, che continua a sorprenderci e ad essere sempre a passo con i tempi.

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