Ties – Web Interview

Data: 4 giugno 2018 |

Ties – Web Interview

Trust Your Ties

Si chiama Trust Your Gut (credi alle tue viscere, a ciò che conservi nella parte più interna di te) ed è il primo Ep di Ties (nome d’arte di Paola Perrone), cantautrice pugliese. Il suo debutto discografico è prodotto da Zibba e dall’etichetta Platonica. “Musica Umana” è la definizione consona al sound di Ties. Una musica pensata per l’essere umano, una specie forte e fragile che si rifugia nella musica nei momenti particolari della propria vita.

Ties, i cinque brani del tuo primo Ep sono raffinati ed eleganti. La malinconia è un sentimento pregante nei brani. Oltre alla particolare espressione del canto, quali sono gli strumenti musicali ai quali ti sei affidata per rendere compiuto il senso di umor grigio delle tue note?

Ascolto. Ho ascoltato tanto. E credo sia una buona base di partenza per poi iniziare a dire la propria. Ho imparato a suonare la chitarra da autodidatta e posso dire che nella maggior parte dei casi è lo strumento che ho usato di più per scrivere. In fase di produzione Zibba e Simone hanno preso per mano le canzoni con una delicatezza da ammirare. Sono stata fortunata!

Trust Your Gut, è prodotto da Zibba. Come è nata la vostra collaborazione?

Ho conosciuto Zibba nel 2014 durante il suo tour post-Sanremo. Ero a Modena in quel periodo, lui faceva tappa all’OFF e cercavano qualcuno per il merchandising. Mandai una mail per propormi, risposero di sì. Andai un paio d’ore prima del concerto: presentazioni, chiacchiere, social vari, ma non gli dissi che anch’io cantavo e scrivevo. Dopo tre anni, probabilmente mentre scrollava Instagram, gli appare un mini video e mi riscopre cantautrice. Da quel momento ad oggi il tempo è volato.

Cosa intendi quando dici che la tua musica è definibile come Human Music?

Quando mi chiedono ‘Che musica fai?’ ho sempre difficoltà a rispondere con un genere, oggi non è più semplice categorizzare la musica. Io credo che quello che scrivo rispecchi tutti i miei ascolti, che vanno dal Jazz all’elettronica. Quindi le ho dato un nome e la definisco umana, faccio musica che parla di persone, basata sull’esperienza umana.

Trust Your Gut sembra un consiglio che vuoi dare a chi ascolta il tuo Ep. Credi a ciò che custodisci nelle viscere?

Trust Your Gut! E’ il miglior parametro che hai! È un consiglio, certo. Ma è anche un promemoria, dobbiamo ricordarci di noi stessi, dobbiamo fidarci di quello che sentiamo. Bisogna essere coraggiosi e cambiare ciò che deve essere cambiato. Se ci credo? Beh, di solito quando do consigli cerco di non dare cattivo esempio (semi-cit.)

Nel video di End Of July, diretto da Megan Stancanelli, vediamo una donna che è avvolta in un velo e che si perde in un lugubre scenario suburbano. Fragilità e paura sono gli elementi principali che emergono dal senso del brano. Puoi descriverci il modo in cui questi due aspetti della vita umana influenzano le tue note?

Per il video ho lasciato carta bianca a Megan che credo abbia fatto un ottimo lavoro. Le ho chiesto di trasformare in immagini le sue impressioni, giusto per rifarci al titolo dell’ EP.

Fragilità e paura, come anche dolore e malinconia, sono sentimenti ingombranti che ognuno di noi cerca di sostenere. E ognuno lo fa a suo modo, chi scrive canzoni magari scrivendo canzoni. Mentre la felicità ti esplode dentro. Questo disco nasce da dolori e inadeguatezze, ma trovo che in ogni canzone ci sia una via d’uscita. Credo che End of July sia un brano consapevole, qui la via di fuga è proprio la consapevolezza di voler andare avanti, di cambiare le cose.

Da cosa prende origine il nome d’arte, Ties?

Ties è un disco. Ties e Trees, sono due dischi che non mi hanno cambiato la vita, ma mi hanno aiutato a viverla. Ad andare avanti. A respirare. A sorridere. “Ties” significa nodi. Ma anche legami, come quelli che si creano tra le persone, come quelli che crea la musica. Ho cercato un nome in tanti dischi e l’ho trovato in quello di Echopark. Quando ho ascoltato Oceans mi sono sentita in elettricità: lì ho capito che volevo fare quello, volevo trasmettere quel tipo di emozioni e da quel momento ho iniziato a pensare che Ties sarebbe stato un bel nome.

Quanto sono presenti le sfumature delle tue radici pugliesi all’interno del sound che ti caratterizza?

Anche se sogno l’oltreoceano, i miei piedi sono ben piantati nella terra rossa! Eheh

Sono cresciuta con i miei nonni, mi hanno insegnato la vita, ispirato e questo fa parte di me.

Dal 2016 sei nello staff di produzione del Locomotive Jazz Festival. Cosa puoi raccontarci rispetto a questa esperienza? Quali sono le differenze tra una carriera da musicista e una da produttore di un Festival?

Adoro il Jazz. Potrà suonare strano, ma è così. Ho seguito il Locomotive da spettatrice fino a che, tre anni fa, non ho avuto la fortuna di entrare a far parte dello staff. Più che un lavoro, è proprio un modo d’essere, oggigiorno se fosse un hashtag sarebbe #BeLocomotive. Siamo una grande famiglia che si impegna a costruire, anno dopo anno, un festival sempre più bello. Stare sul palco e dietro le quinte sono due opposti, non posso negarlo. Ma trovo le due cose complementari. Tutte le persone e gli artisti che ho incontrato mi hanno insegnato qualcosa, nel bene o nel male.

In comune hanno l’emozione prima dell’inizio del concerto. Ci diamo da fare come matti per far sì che il concerto vada alla grande, ed è la stessa speranza dell’artista che deve salire sul palco.

Quest’anno è alla XIII edizione, Raffaele Casarano (il direttore artistico) ha scelto artisti super e siamo già all’opera!

Stai preparando un tour? Dove potremo ascoltarti nei prossimi mesi?

Stiamo preparando un live set da portare in giro il più possibile.

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