The Black Heart Procession @ Locomotiv Club 4/03/17

Data: 5 marzo 2017 |

Bologna: The Black Heart Procession Elenco Reportage fotografici

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The Black Heart Procession @ Locomotiv Club 

Il nero rituale del viaggio, nell’universo della musica.

Dalle profondità delle armonie dell’universo, al dolcissimo e commovente ventre del suono: è stato questo il mio viaggio ieri sera al Locomotiv di Bologna. Mi sono fatta investire da tutta la ritualità della processione: dall’elettronica sperimentale di  Worlds Dirties Sport, con la sua maschera da Donnie Darko, all’interessante progetto musicale e video dei Grimoon, fino al cuore nero dell’indie-rock americano.

Ad aprire l’eleganza scura dei Blackheart Procession e a predisporre il pubblico per un rapimento in un buco nero confortante di suoni acuti e straziati e di voce da nenia rasserenatrice, c’è stato un set super elettronico, costruito sotto il palco, dentro una valigia, in cui i synth parevano collocarsi, onde evitare che i suoni li trasportassero altrove. A domarli un uomo, in arte Worlds Dirties Sport, che per suonare usava tutti gli arti del corpo e copriva con una nera maschera da coniglio metà del suo volto.

Seconda performance i Grimoon, gruppo italo-francese, un progetto audio-video: un viaggio in astronave dietro ad una coppia di pupazzetti di pongo, animati in stop-motion, ad incontrare pericolosi mondi di sabbia, pianeti con divinità prometeiche, fino alla nostra madre terra e alla denuncia della sua distruzione. Il gruppo, nel febbraio 2012, ha registrato il loro quarto album Le déserteur, a San Diego, proprio nello studio di Pall Jenkins, che, insieme a Tobias Nathaniel, nucleo originario del Black heart Procession, sono stati le divinità della serata.

Il concerto si è aperto magnetico, vibrante, acuto, sui lunghi suoni della sega elettrica di Jenkins, suonata con l’archetto; poi è entrata la sua voce, quella di un padre che canta la ninna nanna al figlio e lo culla: “Ogni notte, quando i tuoi occhi sognano, io sarò lì”. Un verso d’amore, per un figlio, per una donna, per un’amante. Lamentosa e rassicurante, si abbina perfettamente alle aristocratiche note del piano elettrico e ai toni soffianti del metallo. Una perfetta costruzione di suoni scuri e ammalianti, come il canto delle sirene: un abbraccio di dolcezza e di lacrime per il gruppo californiano, ma che ha molto di europeo. In fondo il gotico è figlio del vecchio continente.

Il bis è stato da Jenkins introdotto da parole di critica verso il suo neoeletto presidente, innominabile, uno che divide, quando gli uomini dovrebbero unirsi, uno che sperpera milioni di dollari per costruire un muro. D’altronde, San Diego è molto vicina al Messico.

Foto a cura di Rosy Dennetta

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    85 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
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