The Black Angels @ Locomotiv Club 08/06/2017

Data: 9 giugno 2017 |

Feel The Darkness: The black angels al Locomotiv. Time

Evento Information

The Black Angels @ Locomotiv Club

Floating… Feel the darkness.

Il verso di una canzone dei The Black Angels, adatto per sentire l’atmosfera della serata al Locomotiv Club di Bologna: un’atmosfera lisergica, evocata già solo dal nome della band.

Ieri sera, il Locomotiv si è trasformato in uno dei quei club dove suonavano i primi Velvet Underground o i Doors: un sound pieno, intriso di rock psichedelico, ha colmato la sala e, ad occhi chiusi, il viaggio era quello sopra il serpente, in mezzo alle dune di un deserto americano, insieme allo sciamano, alla ricerca del peyote ad indicare la strada. La linea musicale e poetica della band di Austin, Texas, è chiara fin dal nome, lo stesso di un pezzo del primo album omonimo dei Velvet Underground, The black angel’s death song, disco uscito nel 1967, in cui canta Nico e la cui copertina è la famosa banana di Warhol, per intenderci.

Le tre chitarre elettriche e i riverberi ossessivi, compresi quelli della voce, hanno travolto il pubblico che, in un caldo soffocante, non ha mai smesso di ballare, saltare e ondeggiare, lasciandosi ammaliare. Al netto della costrizione dei corpi e della poca aria, si è divertito ed ha partecipato con compostezza al rito. L’ossigeno spesso è mancato, magari stimolando la visione.

Le corde del basso, suonato in quasi tutti i brani dal cantante Alex Maas, le vedevo da lontano, spesse e nette, anche per una miope, e solo dal movimento del gomito ho potuto capire che la morbidezza ipnotica del suono era data dalle dita e non dal plettro, che fa scoprire la stretta spirale del metallo. La voce, troppo acuta per i miei gusti (che amano i timbri cupi), sembrava quella di un giovinetto, ma inacidita al punto giusto, probabilmente dall’età, e calante, lagnosa quasi, a creare un effetto wave; la batteria pulita, potente e precisa, suonata dai bicipidi magri ma efficaci della bionda Stephanie Bailey, tenevano il ritmo di una cavalcata su un destriero, materializzatosi dietro gli occhi chiusi di un viaggio andata e ritorno dalle tenebre alla luce, ma non del giorno, ma quella fluorescente della psichedelica, carattere ben visibile anche nella scelta dei visual, composti per lo più di gorghi, spirali, macchie in movimento e trasformazione.

Gli anni Sessanta e Settanta, ieri sera, si sono riaffacciati, grazie ad una band di musicisti che sanno passare in scioltezza da uno strumento all’altro, ingrediente, quest’ultimo, e mezzo di un rituale alchemico di altri tempi che, con nostalgia, ogni tanto fa solo bene poter rivivere.

 

Report di Chiara Tossici

Foto fonte: Instagram

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    75 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    75 Punti
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