Sonic Jesus – Web Interview

Data: 10 maggio 2018 |

Sonic Jesus – Web Interview

Oltre la psichedelia con i Sonic Jesus

Hanno un sound e un’attitudine internazionale: i Sonic Jesus sono tornati lo scorso 10 marzo 2017 con il loro ultimo lavoro, Grace, seguito dell’acclamato Neither Virtue Nor Anger, per Fuzz Club Records. A distanza di pochi mesi dal secondo album, pubblicano Dead Man/Transpose, un 45 giri con due brani, uno per lato, sempre per Fuzz Club. Due tracce inedite per complessivi 13 minuti densi di quel granitico mix in grado di coniugare wave e psichedelia, propria inconfutabile e consolidata cifra stilistica. Per l’occasione abbiamo fatto quattro chiacchiere con la band.

Dead Man/Transpose è il titolo del vostro progetto più recente, un 45 giri con due brani, uno per lato, uscito lo scorso 2 dicembre. Il disco è anche il titolo delle due canzoni in esso contenute. Ci spiegate questa scelta?

La lavorazione e l’uscita di ‘Grace’ ha segnato un rinnovamento sofferto, ma obbligato, un periodo davvero importante per me, dal punto di vista umano e creativo. Il nucleo centrale si è scisso, nei Sonic Jesus sono rimasto solo io come unico compositore. La formazione live è cambiata e di conseguenza anche la mia scrittura… insomma al rientro da quel tour, sentivo il bisogno di rimettermi a scrivere e tirare fuori tutta quell’energia accumulata con i concerti. Suonando e registrando tutto da solo, posso immergermi completamente e dedicarmi a scrivere ed arrangiare. Di colpo mi sono trovato con un bel po’ di pezzi finiti, ma anche eterogenei tra di loro. Ho pensato fosse giusto dare un po’ di spazio a quelli che per me condensano un po’ il percorso che ho fatto finora e quei due lo centrano in pieno.

I due lunghi pezzi sono pregni di un’atmosfera cupa, misteriosa, profonda; in cui si fanno spazio psichedelica e wave. I suoni “disturbanti”, la voce riverberata, il rock psichedelico. C’è un episodio in particolare a cui è legata la nascita di questo disco? A cosa vi siete ispirati?

Non c’è un’ispirazione in particolare, quanto una continua esplorazione ed improvvisazione. Piuttosto direi che c’è un approccio che unisce i nuovi elementi che sono entrati in ‘Grace’, ovvero i synth e le ritmiche più articolate, e sono tornate le chitarre che facevano da padrone in Neither Virtue Nor Anger. Per questo mi sembra che il 7’’ racchiuda quello che è stata la mia evoluzione come musicista dagli esordi ad oggi… ci sono tratti distintivi di ieri e di oggi, forse sto cercando una forma ancora nuova, chissà…

A distanza di tre anni dal vostro debutto su LP Neither Virtue Nor Anger, quali sono gli aspetti maturati, e, quelli invece che ritenete parte di voi dai primi live? In che modo le vostre canzoni si sono sviluppate nei vostri concerti?

Con gli anni e l’esperienza penso siamo riusciti a migliorare sicuramente l’aspetto tecnico/fonico, contando che abbiamo davvero tanti arrangiamenti e strumenti (synth, sequenze, chitarre, effetti etc…) e spesso rendere il live equilibrato, in posti sempre differenti, non è semplice. Devo dire che ora i risultati si vedono, il suono che tiriamo fuori è cristallino e granitico al tempo stesso… degli esordi ci è rimasta l’energia, il divertimento, soprattutto nel finale quando possiamo anche improvvisare o dedicarci ai brani più psichedelici in senso stretto.

Con i Black Angels avete pubblicato uno split. Vi sono altre collaborazioni in pentola?

Non per il momento, voglio raccogliere un po’ di idee e concentrazione. Sto girando molto per concerti, ad Aprile saremo in tour un mese intero, per tutta Europa ed in estate faremo alcuni bei festival… Poi mi rimetterò a lavoro sui nuovi brani ed allora vedremo se ci sarà occasione di sviluppare anche qualche collaborazione.

I vostri album sono stati creati con la label londinese Fuzz Club. Raccontateci come è nata questa collaborazione e in che modo vi supportano.

La collaborazione è nata in un modo assolutamente inaspettato e spontaneo. Ho pubblicato su Youtube il primo pezzo composto a nome Sonic Jesus e loro ci hanno scovati subito! Ci hanno proposto un contratto ed un tour da capogiro, chiuso con l’aiuto di Pentagon Booking… Insomma, ci siamo trovati catapultati immediatamente in un contesto internazionale e di altissimo livello. La forza di questa collaborazione è una costante fiducia ed onestà, sono contento che Fuzz Club abbia apprezzato anche i miei cambi di genere e di influenze, supportando l’uscita di Grace e di Dead Man/Transpose.

Il vostro percorso è influenzato molto dalla poesia e dall’arte, come ad esempio la copertina di Neither Virtue Nor Anger, in cui è riportata la Transverberazione di Santa Teresa del Bernini. La vostra musica come vi si rapporta?

Indubbiamente ci sono delle suggestioni. Forse soprattutto agli inizi all’epoca di NVNA, tendevo a farmi ispirare da scenari artistici anche distanti da quella che è la tipica scena musicale psych, ma che per me funzionavano bene con ciò che esprimeva la mia scrittura.
L’immagine di Santa Teresa ad esempio crea un dialogo su più livelli con la mia musica, da una parte il rimando alla sacralità presente anche nel nome Sonic Jesus… dall’altra gioca con l’estasi, con la presenza innegabile di un viaggio mistico che è sia fisico, erotico, che spirituale, astrale… di questo mi rendo conto anche durante i concerti, quando noto persone che ascoltano rapite, ondeggiando a occhi chiusi, accanto ad altri che si muovono in modo rituale, sfrenato, decisamente sensuale. E’ sicuramente un genere di musica che tira fuori entrambe le nostre anime. In ‘Grace’ forse questo rimando è venuto meno, ma a favore di un’ispirazione meno proiettata su corpo/spirito e più sul rapporto tra Uomo/Natura.

Dai vostri pezzi vien fuori un’estrema cura ai dettagli. Quanta siete “pignoli” in studio? Quante volte rivisitate i pezzi per renderle perfette?

Sì decisamente, sono molto pignolo a partire dalle demo, fino al lavoro in studio. Ascolto e riascolto, lavoro costantemente finché il risultato non mi soddisfa. Ugualmente con la band che mi accompagna dal vivo, prima di partire in tour proviamo e riproviamo i pezzi, le scalette migliori, i cambi, le accordature… Voglio che sia su disco che sul palco il risultato rispecchi fedelmente ciò che ho in testa e nelle orecchie e che non ci siano intoppi, tutto deve fluire liscio.

Avete macinato un sacco di chilometri per suonare in tour, tra concerti e festival. Queste esperienze live quanto influiscono sul vostro sviluppo personale? Vi sono differenze tra esibirsi su un palco italiano rispetto ad un palco estero?

Il pubblico estero è tendenzialmente meno timido, più aperto al dialogo, curioso, attento e incline a far festa! Capita spesso che prima o dopo aver suonato, le persone mi fermino per parlare, farmi domande sulla strumentazione o gli arrangiamenti o quanto il disco gli è piaciuto. Questo è vero soprattutto per quelle città dove esistono scene alternative/psych ormai affermate, come Liverpool, Londra, Eindhoven, Barcellona, Bordeaux. Fuori c’è professionalità, dovuta anche al fatto che i locali sono attrezzati ai nostri volumi ed i fonici abituati a gestire muri di suono ed effetti come fuzz e riverberi. Ma anche in Italia ci sono ottime eccezioni. Certo, il pubblico ed il numero dei locali è ristretto se paragonato all’offerta oltreconfine, ma quelli che ci danno spazio funzionano, si sbattono tanto per promuovere e creare le condizioni ideali e sono di sicuro in crescita rispetto a quando abbiamo esordito!

Per concludere, ci sono degli artisti che hanno influenzato il vostro modo di esprimere la vostra creatività? Quale è stato il disco che ha stravolto la vostra vita?

Nel primo disco ascoltavo molto garage come i Monks, The Seeds… sono loro che hanno influenzato gran parte delle canzoni in N.V.N.A come anche i Velvet Undergorund, Popol Vuh, i Fairport Convention e molte band della scena folk&psych degli anni 60, ma l’album che ha cambiato la mia visione e ha dato vita a quelli che sono ora i Sonic jesus è stato Passover dei Black Angels.

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