Riva @ Freqency 14/11/14

Data: 19 novembre 2014 |

Riva @ Freqency Time

Evento Information

L’autunno si sta facendo lentamente spazio nella vallata alle pendici del monte somma, dove una nebbia fredda e spessa piano piano scende sempre più giù, fin quando non te ne rendi conto dagli sbuffi di vapore che ti escono dalle labbra quando chiacchieri o quando sospiri.

Questa settimana si gioca in casa, a Pomigliano d’Arco, Freqency . Sul palco solo dei nastri gialli che scendono a cascata ai lati del palco e una serie di strumenti musicali. Ovviamente il ritardo è endemico in questi eventi; ma quando arriva il momento, esattamente a mezzanotte e cinque minuti, esso prende vita: i Riva stanno per presentare il loro nuovo album. Prima però, c’è tempo per un pezzo degli Onirica, il loro vecchio alter ego.
I Ragazzi sono tesi e sui loro volti aleggia l’emozione di chi non sale sul palco da una vita e vede, dopo tanto, il suo desiderio senza quasi rendersene conto. Mentre la loro canzone urla ancora che la felicità non si può comprare – con un intro che fa davvero accapponare la pelle – avviene finalmente la transizione.
“Le Nostre Vacanze Sono Finite” è il primo singolo dell’omonimo album. Basta questo pezzo per rompere il ghiaccio che fa tornare ai musicisti quella scioltezza tale da coinvolgere il pubblico nel loro vortice di emozioni. Sembra quasi la presa di coscienza di chi, dopo una vita a lavorare, quasi per gioco, tra palchi e tante esperienze, capisce che voltare pagina ogni tanto non fa male. È cogliere le istanze di un’intera generazione in guerra, quella che annovera tra le sue file chi “a trent’anni è ancora figlio”, e che cerca con ogni appiglio di riemergere.

Tra le novità in scena una riguarda proprio gli elementi musicali. Cambiano i testi, le melodie ma anche gli strumenti, il genere e i componenti. L’aggiunta di basi e di sintetizzatori dà un tono del tutto nuovo e genuino al loro sound che, accompagnato da un perpetuo change di strumenti, con la new-entry Adriana, risentendo delle influenze della vecchia identità Onirica, rimescola tutto sotto una nuova chiave; la quale, devo dire, riesce ad aprire parecchie porte.

La voglia quasi stanca di una generazione è il filo conduttore dell’album. E questa consapevolezza continua ad andare avanti fin quando non scoppia.
“Il Palinsesto della Rai” è un successone. Il pezzo, dalle dinamiche dure, incazzate e prorompenti, parla di una persona che decide di vivere nel letto per poi finire a recitare il palinsesto a memoria.
È un misto tra incoscienza e consapevolezza, come la vita con i suoi alti e bassi, come quando all’improvviso, voltandosi alle spalle, ci si rende conto che il tempo è passato e ci si ritrova all’improvviso cresciuti, “Stupidi e Vecchi”.

Tutto ricade nel bisogno di autosufficienza o, almeno, di poter decidere le direzioni della propria vita avendo la possibilità di poter dire ciò che si pensa. “Marzullo” diventa quella figura, o quel luogo, in cui <<Quanto sarebbe bello farsi intervistare per dire qualcosa che rimanga nella storia…per raccontare quello che sono>>, come dice Simone mentre ci intrattiene con gli altri tra un pezzo e l’altro. L’atmosfera rende l’idea: è un ritmo selvaggio che ha qualcosa di mediterraneo, misto a qualche sfumatura irish.
Eppure, parallelamente, c’è bisogno di normalità atipica. E non della normalità che i nostri genitori e i nostri nonni ci hanno sempre propinato, fatta di casa al mare, lavoro e famiglia. “Normale” è la ricerca dell’ordine sparso, è scappare dalla normalità andando a vivere nel caos della stazione, fra tanta gente e tante storie che corrono con frenesia sul proprio binario. È vivere sotto un cartone, sotto al cielo, per allontanare e dimenticare la scalata sociale, che crea solo nemici contro cui combattere.

Prima del gran finale, cade un velo nostalgico sui loro volti che più volte accennano un sorriso. Il grande Freddo, vecchio pezzo deli Onirica, sembra quasi un pezzo di Addio e contemporaneamente un richiamo; Vienimi a Cercare, perché i passi e i percorsi di vita lasciano comunque un segno e acquistano ancora più senso e importanza una volta che il futuro è sopraggiunto, se gli occhi hanno la Pupilla giusta.

Poi ancora il problema del tempo che passa insieme a questa pazza epoca, “Non ho l’età”.
La soluzione, che si prefigura già nel pezzo che dà il nome all’album, sembra risiedere in qualche altro mondo, immaginario e quindi perfetto, “Un Posto che non esiste”.
E la chiusura è un suono che ha qualcosa di blues e tocca una parola chiave che ha campeggiato in gran parte dei discorsi politici, ai tg e nelle famiglie, “La pensione”, una chimera paralizzante.
Una prova di grandissima maturità quella dei Riva, che non cavalcano il palcoscenico da molto. Il potere espressivo del loro album è accattivante in quanto riflette e comprende lo spirito del nostro tempo. Un inizio coi fiocchi quello dei Riva, che riescono a richiamare a sé una folla di quasi 200 fedelissimi e a dare loro uno spettacolo coinvolgente.

Ed è solo l’inizio…

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    70 Punti
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