Radiodervish – Il Sangre e il Sal

Data: 31 luglio 2018 |

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Radiodervish – Il Sangre e il Sal

Nostra patria è il mondo intero

Chi li conosce sa benissimo che parlare di un gruppo come i Radiodervish significa parlare di una miscela particolare, un mix perfetto di suoni e parole che hanno sempre influenze diverse e che si muovono e giocano, danzando sul meravigliosamente ricco e contorto Mediterraneo. Probabilmente, ora più che mai, nell’isterismo spietato dell’odio gratuito verso l’altro che non assomiglia a te, parlare di un’Italia ponte tra Europa e Mediterraneo, parlare di Mediterraneo e della perfetta armonia di anime che racchiude, è fondamentale, oltre che necessario. Fare questo attraverso la musica, e soprattutto attraverso la scelta di una particolare identità musicale può considerarsi una rivoluzione.

Nabil Salameh (voce e chitarra) e Michele Lobaccaro (basso e chitarra) hanno composto le musiche e scritto i testi del disco (accompagnati da sempre al pianoforte da Alessandro Pipino), uscito il 29 giugno in digitale, e il 6 luglio scorso negli store. Il Sangre e il Sal, prodotto da Cosmasola e distribuito da Believe Digital, genera curiosità dal titolo che, altro non è che, un modo di dire della lingua Sabir, antica lingua spontanea dei porti del Mediterraneo, il cui significato corrisponde ad una contaminazione, un significato meticcio di appartenenza e sradicamento, di sangue indissolubile e di sale, spirito fervente e in movimento.

Ci sono le storie di Itaca, dovunque essa sia, lontana e difficile, le lacrime ed i ricordi di Alì dagli occhi azzurri che si racconta anche grazie alle parole della sua terra, la Bellezza stupefacente che parla la lingue dei colonizzatori e la chiama La Beauté; c’è la grandezza dei Porti, abbracci infiniti di accoglienza e sofferenza , espressi in una melodia tanto soave, quanto struggente, la mancanza di parole dei Nuovi Schiavi, terrorizzati dalla nuova guerra in arrivo e quella contaminazione di cui parlavo prima, Il Sangre e Il Sal, il pezzo che rivela la Bellezza della fusione, raccontata nella lingua del Mediterraneo che, fino ad un secolo fa, veniva usata dai frequentatori dei porti come lingua UNICA. Mescolando italiano, veneziano, spagnolo, francese, arabo, latino e altro ancora, questa lingua permetteva di non creare barriere già in partenza e permettere, quindi, di non chiudersi entro confini territoriali, e quindi linguistici, ma conoscersi come esseri umani. È questa la missione del disco, quella di risvegliare una coscienza che riconosca certi valori come supremi, che sposa, perfettamente, la loro rivoluzione di pace.

Si sa, la rivoluzione è un processo lungo che richiede impegno e tenacia, coraggio e arditezza, e in questo i Radiodervish hanno solo da insegnare.

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