The Prodigy – No Tourists

Data: 5 novembre 2018 |

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The Prodigy – No Tourists

Una lunga ed inesorabile parabola discendente sta facendo da protagonista nella carriera artistica e musicale dei The Prodigy, iniziata col botto negli anni ’90 con capolavori come Music for the Jilted Generation e il manifesto The Fat of the Land, proseguita poi con meno convinzione con lavori appena sufficienti sino ad arrivare a delle vere e proprie minestrine riscaldate come The Days is My Enemy, uscito tre anni fa. Ad oggi il compito del gruppo inglese, quindi, non era tanto quello di ritornare ai fasti di un tempo, che appaiono ormai irraggiungibili, ma almeno quello di poter mettere in evidenza l’innegabile capacità di Liam Howlett con un lavoro quanto meno convincente. Con una premessa simile va approcciata l’ultima fatica dei Nostri, No Tourists, uscito il 2 novembre per BMG; i 37 minuti di durata, articolati in dieci brani, in realtà, lasciano più di qualche dubbio a causa di una totale disparità di qualità e di composizione fra le tracce: da una parte appare chiara la volontà di uscire da una comfort zone durata sin troppo, ma dall’altra questa felice supposizione va scemando con dei pezzi triti e ritriti che attingono ad un qualsiasi altro brano preso a caso dalla discografia “secondaria” del gruppo, quella con non troppi capolavori.

Questa contrapposizione divide l’intero album in due. La prima parte più sottotono, legata visceralmente a quel sound con il quale i Prodigy hanno fatto scuola anni fa, come appare chiaro dal singolo che apre l’album, Need Some1, o Light up the Sky, tra i pezzi peggiori che i Nostri abbiano mai scritto. Anche la collaborazione con gli Ho99o9 non porta gli effetti sperati e il risultato è Fight Fire With Fire, ovvero un “si poteva fare di più”. La seconda parte del lavoro, al contrario, appare più ispirata e divertente, come testimoniano i beat furiosi e possenti di Champions of London e Boom Boom Tap, ma soprattutto i due brani finali, l’industrial di Resonate e Give me a Signal, un trip che vede la collaborazione di Barns Courtney.

Complessivamente, No Tourists è il classico album che ci si sarebbe aspettati dai Prodigy, ma, ora come ora, questo è più un male che un bene: non mancano, infatti, i tipici elementi che da sempre hanno caratterizzato il sound del gruppo, come le sfuriate big beat e breakbeat legate ad un’attitudine quasi punk, ma dopo tutti questi anni la solita formula pare non funzionare più e servirebbero delle novità più variegate e sperimentali.

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