Primavera Sound 2016

Data: 13 giugno 2016 |

E pensare che al Primavera Sound ci ero andata per i Radiohead. Time

Evento Information

Primavera Sound Festival 2016, Barcellona, Parc del Fòrum: una nostra coaster ci racconta i tre momenti del Festival per lei più emozionanti. Tra droga, libertà e tre giorni di concerti no stop, ecco a voi un racconto del Festival più importante d’Europa.

Giorno 1

Palco H&M, Tame Impala on stage, ore 23.30

Eventually dei Tame Impala riempie l’aria, spinge il mare di corpi sudati ad agitarsi e abbracciarsi come se da sempre fossero stati particelle e gocce della stessa onda. Kevin Parker é la corrente, lui canta e l’onda esplode insieme a coriandoli, luci e colori. Poi buio, la musica s’interrompe. Le migliaia di persone continuano a cantare, alzano le mani al cielo, rivogliono la band sul palco.

Dalle ultime file, quelle più lontane, un coro si alza, come un’onda anomala che prende la rincorsa. Eventually si propaga, prende tutta la folla, arriva fino a noi, al centro, e a quelli più avanti, sotto il palco. Passano i minuti, ma l’onda di corpi e voci ancora si dimena, si perde sul palco e poi ritorna. Mi guardo intorno, sono sconvolta: continueremo a cantare finchè non torneranno? Mi sento stupida, non seguo più il canto, osservo da lucida la folla e il suo ebbro entusiasmo.

Mi accendo una sigaretta, l’ennessimo coro si perde nell’aria. Il concerto è finito, me lo sento. A. mi passa una canna, faccio un tiro, poi un altro, sbuffo via il fumo, mentre mi perdo con lo sguardo. Penso al live degli LCD Soundsystem: “Comincia tra mezz’ora, che facciamo, ci avviamo all’Heineken Stage?

Dal palco un grido ammutolisce la folla, Kevin Parker riprende il comando, Eventually ricomincia da dove si è interrotta.

Si accendono le luci, la batteria dà il tempo, sorridiamo tutti, guardo F., sta ridendo. Alziamo le braccia al cielo e battiamo le mani, riprendiamo il ritmo. Siamo in più di 20.000 e vogliamo che lo spettacolo continui.

Giorno 2

Palco Heineken, Savages on stage, ore 20.00

A. mi stringe la mano, mi trascina con se’ e io trascino F. cercando di raggiungere le prime file dell’Heineken Stage. Il concerto dei Radiohead comincia tra più di due ore.

Una donna magra,  con i capelli corti e neri, il trucco sbavato e gli occhi spiritati domina il palco, è una bestia. Pietrificata fisso il maxischermo e muovo la testa a tempo di musica.

Non mi piace il genere, ma..” F. si avvicina al mio orecchio senza distogliere lo sguardo dallo schermo, nello stesso istante Jehnny Beth (Camille Berthomier), voce delle Savages, tiene il microfono vicinissimo alle labbra, fissa il pubblico come se volesse guardare ognuno di noi in faccia e fa vibrare le dita in aria, come se le stesse muovendo nella fica di tutte noi.

… sto venendo” F. quasi mi infila le unghie nel braccio, siamo catturate dalla performance scenica della cantante, dimentichiamo Thom Yorke, abbiamo occhi e orecchie solo per lei.

Jehnny Beth si lancia sulla folla, cavalca il pubblico, tiene le redini di quella massa selvaggia di donne e uomini eccitati che la toccano e trascinano a largo, lontano dal palco. È instancabile, ingorda, incita ancora a spostarla mentre i bodyguards stentano a starle dietro. Ne vuole ancora, vuole darsi ancora. Durante lo Stage Diving il basso e la batteria scatenano un inferno, il Noise Rock e il Post Punk si fondono insieme in questa bomba ormonale di estrogeni, probabilmente cocaina e “Fottetevi tutti”.

Alzo il dito medio, chiudo gli occhi, sorrido e penso: “Fottetemi tutta“.

Giorno 3

Palco H&M, Sigur Rós on stage, ore 22.00

La regia lavora di fantasia, con linee fluorescenti e a tratti evanescenti proietta sui maxischermi contorni dei Sigur Rós e della gabbia scenografica in cui sono imprigionati. Jónsi Birgisson, voce e chitarra, viene ripreso solo nel dettaglio della mano e della dita che accarezzano le corde.

Accendo un’altra canna, sento che l’Md comincia a fare effetto. Le gambe dondolano sulle note di non so quale pezzo e improvvisamente non sento più la stanchezza di tre giorni di concerti. Oscillo, respiro, finalmente mi rilasso.

Mi perdo nell’ immagine distorta delle dita sul manico della chitarra: perdono le loro fattezze e si trasformano in un ragazzo col cappuccio della felpa tirato su. Cerca in un tutti i modi di liberarsi dalla morsa delle corde, dimena la testa, prova a tirare su le braccia, ma le corde sono sabbie mobili e non c’è via di fuga. Il pezzo finisce, la mano si poggia calma sul manico, l’uomo si arrende e sprofonda nella chitarra.

A. fa ciondolare la testa mentre con gli occhi chiusi si abbandona a chissà quale viaggio, cerca le mie mani, poi quelle di F. e sorride, leccandosi le labbra. Una pioggia leggera s’insinua tra la folla, ma non disturba. L’acqua, pochissima, bagna quel tanto che basta a ricordarci che non siamo in un sogno. A. apre gli occhi, guarda me, guarda F. e ricorda: gli abbracci del Synth, la profondità dei bassi, i raffinati colpi di batteria sono reali, come le nostre mani che si stringono. Ci guardiamo, complici, e prendiamo altra Md.

 Qualcuno dietro di me canta i Tame Impala, mentre i Moderat sul palco dirigono il miglior electro-party che si possa immaginare. Mi chiedo se i Tame Impala abbiano fatto il concerto della storia o se sia tutta colpa della droga, ma io, A. e F. ci dimentichiamo di tutto e cominciamo a cantare:

“But I know that i’ll be happier

and i know you will be too,

Eventually”

Eventually,  al Primavera Sound ci torno anche il prossimo anno.

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    100 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    95 Punti
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