Pop X – Intervista

Data: 24 aprile 2017 |

Pop X – Intervista

Pop X: cosa è cambiato prima e dopo Lesbianitj

Ormai li conoscete tutti: i Pop X sono una delle formazioni più eclettiche e imprevedibili d’Italia.
Dopo numerosi lavori, Lesbianitj, uscito per Bomba Dischi, sta portando la band in giro in lungo e in largo per la penisola.
Ho raggiunto a telefono Davide Panizza, fondatore e anima del progetto.

– Nel corso degli anni avete cambiato formazione numerose volte: come fate a scegliere chi entra nei Pop X?

Nel corso del tempo le persone che si sono aggiunte lo volevano in modo così forte che poi alla fine ce l’hanno fatta.
Dipende dalla volontà: chiunque volesse, potrebbe essenzialmente aggiungersi.
Questo però significa …aderire al nostro stile di vita.

- Come nasce un brano dei Pop X? C’è dietro un’unica mente oppure la stesura dei brani non segue un iter consolidato?

Non c’è un iter consolidato. Io sono Davide e a casa mia quotidianamente suono molto, cerco di fare delle canzoni, però in realtà anche Niccolò [Di Gregorio] e Walter [Biondani] contribuiscono alla scrittura talvolta. Non abbiamo uno studio dove andiamo per registrare, le cose vengono nella propria casa e poi ci si trova ogni tanto da Niccolò che ha uno spazio un po’ più grande dove riusciamo a mettere insieme le diverse idee.

- Quanto proponete (in particolare con gli ultimi lavori) si può considerare una rarità in Italia, scegliere certi tipi di suoni sembra la prima forte vena punk che si riscontra nel vostro progetto: quali sono, a tuo avviso, le sue peculiari potenzialità espressive?

In realtà abbiamo sempre variato molto, c’è un disco per esempio che si chiama Canti di pace che è fatto tutto chitarra e voce. A seconda delle canzoni e dei momenti in cui le scriviamo scegliamo di utilizzare suoni di un tipo piuttosto che di un altro. Non abbiamo limiti di genere, qualsiasi suono potrebbe potenzialmente diventare nostro e arricchire un brano dei Pop X.

Vi ho visti recentemente in concerto: la fisicità e la cura per il visual che mettete nel live riesce a trasformarlo in uno show a tutti gli effetti che esula dalla pura esecuzione dei brani. Ma cosa si prova dall’altra parte? Come vivete l’esperienza del live?

Innanzitutto l’esperienza tra noi che stiamo sul palco è più immediata di quella con il pubblico: ognuno di noi tesse delle relazioni con gli altri durante il live e poi pian pianino cerca di rivolgersi e di agganciarsi al pubblico. Viviamo il live soprattutto cercando di divertirci il più possibile.

- Anche in considerazione del fatto che in generale ognuno di voi ha una vita professionale al di fuori dei Pop X..

Non tutti, ma molti di noi sì. Per esempio io insegno Tecnologia musicale in due scuole di Trento.
Detto ciò, considero Pop X parte della mia vita professionale perché se non ci fosse mi sentirei..
diciamo che ho bisogno di suonare anche come Pop X per riuscire a campare.

- In effetti volevo chiederti se e come le due sfere si influenzassero a vicenda e se si fossero mai intrecciate

Nel mio caso sì, alcuni dei miei alunni mi seguono e vengono i miei concerti.
In fin dei conti quello che insegno loro è appunto creare musica con il computer che è molto legato a quello che faccio io per creare le canzoni di Pop X. Quindi sì, le due attività sono assolutamente collegate e finora non si sono mai ostacolate l’una con l’altra.

- Un altro punto che vorrei mettere a fuoco è la stesura dei testi, in apparenza veri viaggi allucinogeni che sanno mostrare nuovi mondi all’ascoltatore che si lascia coinvolgere, mentre muovono critiche acute e mirate rispetto alle più diverse tematiche: quanto è centrale la lirica nei vostri lavori? 

È centrale, ma il testo è importante quanto la musica, il visual, quello che facciamo sul palco, i videoclip.
È tutto collegato ed è tutto allo stesso livello. Non c’è qualcosa a cui dedichiamo meno attenzione, ed è interessante perché proviamo ad incrociare allo stesso tempo molti linguaggi, non solo quello musicale.

- Come è evoluta, quindi, l’attenzione al legame tra la dimensione musicale e quella visiva, sia live che su videoclip?

All’inizio, tra il 2004 e il 2005, la dimensione visiva ci interessava fino ad un certo punto.. è diventata più importante intorno al 2008-2009 quando ho comprato una telecamera e ho iniziato insieme a Walter a fare delle riprese e a montarle con le canzoni, più o meno quindi con Drogata Schifosa e Io centro con i missili. C’è stata un’evoluzione ulteriore dopo l’incontro con Pietro (Superinternet) – che è il ragazzo che collabora con noi e che si occupa dei visual che vedi proiettati durante i live.
L’abbiamo conosciuto durante la stampa delle prime magliette, nel 2015, lì, nella serigrafia e abbiamo scoperto che era della mia stessa città, cioè di Trento, e che sapeva progettare videogiochi. Dal vivo non avevamo mai usato i visual perché fino ad allora non avevo trovato una soluzione che mi convincesse.
Ho incontrato lui e mi ha detto che c’era la possibilità di creare dei videogiochi e paesaggi tridimensionali ad hoc che sarebbero stati perfetti per il nostro live. Ha iniziato a venire sul palco con i suoi visual, si è divertito, si è affezionato e così si è unito a noi.

Che poi andiamo in giro, suoniamo, si fa sempre festa: è una dimensione molto divertente.
C’è da dire che da quest’anno, con il Lesbianitj tour, facendo molti più concerti abbiamo iniziato a scoprire anche il lato – tra molte virgolette – “faticoso” e “impegnativo”. Per esempio, ci spostiamo moltissimo durante i weekend, toccando la Campania, la Puglia… e io domenica sera in ogni caso devo tornare a Trento perché il lunedì alle 9 devo stare in classe: far parte di Pop X adesso significa anche sbattersi un po’, non solo andare in giro a sbronzarsi e a far festa.

- È cambiata un po’ la dimensione in cui vi muovete

È cambiata un po’, siamo più organizzati, c’è sempre qualcuno che ci segue tra Bomba Dischi o Panico Concerti: ci sono una serie di cose che per noi sono nuove e a cui ci stiamo abituando.

- Come le state vivendo?

Abbastanza bene, io non vedo l’ora che finisca la scuola per non avere quest’impegno il lunedì mattina e potermi fermare un po’ di più nei posti dove andiamo.

- Quale pubblico finora vi ha accolti e compresi meglio?

Napoli sicuramente è stato uno dei più potenti e belli, e anche Rovereto. Torino, Padova, Milano, Roma.
Fortunatamente sono pochi i posti in cui ci siamo detti “Che pubblico strano”, ci siamo sempre trovati davanti a platee molto calorose.

- E nel corso di questi anni non avete mai avuto paura di non essere compresi? L’avete mai vissuto come un problema?

Mai, abbiamo sempre suonato con l’idea di fare qualcosa che potesse piacere a noi e di conseguenza che potesse piacere anche a qualcun altro. Magari l’anno scorso le persone a cui piaceva non erano così tante come quest’anno, ma c’è sempre stato qualcuno che è rimasto colpito e che si è interessato, che ha chiesto informazioni: qualcuno che ci ha dato conferme. Non che non siano mancati i momenti in cui eravamo un po’ scoraggiati davanti a serate che andavano un po’ male, però abbiamo sempre avuto la voglia di continuare.

- In effetti dodici anni sono tanti: avete mai considerato l’idea di smettere?

Io no, ho sempre continuato. Una volta che hai iniziato a girare, a fare concerti, è difficile tornare indietro.
Sarebbe una tragedia per me una vita in cui non posso andare a suonare.
Poi, può succedere, potrebbe succedere, ma al di là del successo o meno, di molto o poco pubblico, a me andare a suonare settimanalmente mancherebbe, anche davanti a quattro gatti. L’attività di musicista e tutto quello che ne consegue, riuscire a guadagnare dei soldi facendo qualcosa che ti piace fare è una cosa troppo bella per rinunciare, è difficile scoraggiarsi dopo essersi abituati a farlo. Se hai l’istinto di fare qualcosa, non puoi ignorarlo.

- Per quanto riguarda la stesura di Lesbianitj, quale potrebbe essere un’influenza che secondo te è stata determinante nella scelta di questi suoni?

Quest’ultimo anno l’artista che mi ha più colpito è stato questo tizio francese che si chiama Sébastien Tellier, di lui ho apprezzo proprio i suoni, il loro utilizzo… e credo sia lui quello che mi ha più influenzato per quest’ultimo disco, Lesbianitj.

- Un’ultima domanda. Siete un vulcano di idee, ma c’è qualcosa che sta prendendo forma in modo più nitido? Cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro?

In quest’ultimo mese stanno venendo fuori delle canzoni nuove, inedite, che hanno una sonorità completamente diversa da Lesbianitj, non so adesso esattamente se le faremo uscire presto o tardi.
Avendo un’etichetta è diverso, prima facevo quattro canzoni nuove, le assimilavo e le buttavo su Bandcamp.
Adesso ogni cosa nuova che facciamo va discussa con l’etichetta perché evidentemente loro vogliono trovare il modo giusto per promuoverla. Quindi, non posso stimare le tempistiche, ecco. Ci sono dei tempi più dilatati.
Stranamente, nonostante negli ultimi anni abbia meno tempo per fare le canzoni, mi si sia rotto il computer recentemente e stia usando un vecchio pc abbastanza impallato, sono venute fuori nuove canzoni di cui siamo molto contenti e speriamo di pubblicarle in qualche modo.

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