Platonick Dive – Web Interview

Data: 8 maggio 2018 |

Platonick Dive – Web Interview

Le buone e le cattive abitudini sociali dei Platonick Dive

Social Habits è il terzo disco dei Platonick Dive, uscito lo scorso 20 aprile per Black Candy Records, i tre lo hanno presentato venerdì 27 aprile nell’Atelier di Santeria Social Club. Per l’occasione li abbiamo intervistati via web per farci raccontare la nuova avventura musicale della formazione italiana.

Sono passati quasi tre anni dal precedente Overflow, come è nato Social Habits e cosa avete fatto in questi anni?

Social Habits è il risultato di quello che siamo e che siamo stati negli ultimi tre anni.

Fin dall’inizio i Platonick Dive mettono in musica la loro vita e la loro storia, quindi sicuramente anche in questo album c’è un racconto delle nostre vite personali, delle nostre evoluzioni come musicisti e come persone. Chi ci segue dall’inizio sa che non abbiamo mai fatto la solita musica, l’evoluzione è un aspetto molto importante per noi, su cui si basa l’intera discografia. I primi brani sono nati durante il tour di Overflow e poi, quando ci siamo fermati, abbiamo profondamente riflettuto su come costruire il nuovo sound, ancora più moderno,  ancora più unico.

Post- rock, elementi elettronici e l’utilizzo delle voci in un genere che spesso le mette al bando. Arrivati al terzo disco avete creato una vostra formula vincente.  Come si arriva ad un suono proprio e riconoscibile pur appartenendo ad un genere che negli anni è diventato un po’ di nicchia?

Come incipit, con ogni nuovo album, vogliamo arrivare al cuore delle persone, comunicando in maniera sincera e pura. Abbiamo continuato a sperimentare, riflettendo maggiormente su come costruire un sound ancor più attuale, attingendo da più parti e facendoci ispirare da un sacco di musica e contaminazioni diverse. E sì, questo album, vuoi sia per l’inserimento della voce che per la definitiva creazione della nostra formula terapeutica, riteniamo che diventerà un album “manifesto” della discografia platonica.

In Less is More e Cure avete utilizzato la classica struttura del pop strofa-ritornello-strofa. Come siete riusciti a utilizzare questa struttura seppur mantenendo i vostri elementi classici senza diventare commerciali?

Abbiamo ragionato molto di più sulla composizione dei brani. Volevamo comunque che Social Habits fosse un album più accessibile nei suoni e negli arrangiamenti senza snaturare la formula su cui si basa il nostro tipico sound ed il nostro messaggio di terapia. E’ stato un processo pensato, importante ma assolutamente naturale.

In Habit si parla di amori svaniti e come guarire dalle cattive abitudini, quali sono per voi delle cattive abitudini?

Social Habits sono sia le buone che le cattive abitudini sociali. In tutti i testi delle canzoni si ripercorre questo senso di riabilitazione da ciò che ti ha scalfito nel tempo e ti ha reso quello che sei, quindi andare a cercare veramente la felicità anche nelle piccole cose, che ti possono rendere una persona migliore. Social Habits è il racconto della nostra vita di tutti i giorni: ci puoi mettere qualsiasi cosa, la perdita di un affetto, di una persona cara, un amore che svanisce. Tutte cadute da cui uno si deve risollevare.

In Flannel utilizzate i bassi 808 tipici della trap. Cosa ne pensate di questo fenomeno che sta spopolando in Italia?

Senza fare giudizi e commenti inutili, che neanche ci spettano di fare come musicisti, riteniamo che sia un fenomeno che a livello di sound ha contribuito a “rinfrescare” l’intera scena italiana. Quindi non solo la trap, ma anche la canzone d’autore italiana e tutti i producers che lavorano dietro le quinte. Non parliamo dei testi e del messaggio ma soltanto del sound e del nuovo fenomeno. Gente partita dal nulla, caricando solo le proprie tracce e video su YouTube si è ritrovata a creare e a far parte di un vero fenomeno. E di questo bisogna assolutamente rendergli merito.

Dovendo scegliere un artista a testa, uno dalla scena elettronica e uno da quella post rock, con chi vi piacerebbe dividere il palco?

In realtà con i nostri punti di riferimento (elettronico e post-rock) che hanno contribuito alla nascita dei Platonick Dive abbiamo già avuto il piacere e l’onore di condividere il palco: Four Tet e gli Explosions In The Sky. Tappe così inaspettate e determinanti in un periodo di tempo abbastanza breve, a testimonianza di un percorso che nel tempo è diventato importantissimo per le nostre vite.

Ritornando a Flannel e al suo titolo che si rifà alle camicie di flanella anni 90, qual è  un capo di abbigliamento che non può mancare nella vostra borsa?

Sicuramente le camicie, giusto per rimanere in tema.

Che siano di cotone, di flanella, colorate o a manica corta.

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