A Place To Bury Strangers @ Locomotiv Club 02/11/2017

Data: 3 novembre 2017 |

A Place To Bury Strangers @ Locomotiv Club Time

Evento Information

A Place To Bury Strangers @ Locomotiv Club

A Place To Bury Strangers e il wall of sound.

Potentissimi i A Place To Bury Strangers. Ieri sera, a Bologna, hanno travolto il Locomotiv Club. Il trio statunitense, la cui formazione fa perno sul cantante e chitarrista Oliver Ackermann, si è presentato al pubblico con un nuovo elemento, la travolgente Lia Simone Braswell, che ha sostituito Roby Gonzales alla batteria. La band non è nuova a cambiamenti, ma trova un cardine imprescindibile nella voce di Ackermann, che canta alla maniera shoegaze, contorcendosi invasato nel suonare la chitarra, con cui diventa un tutt’uno e da cui si fa guidare. Della sua abilità, ha dato prova per tutto il concerto e alla fine, chiudendo l’incanto noise con un assolo, durante il quale la chitarra, distorta, urlava e ruggiva.

Il compito di scaldare il pubblico è stato del trio Baby In Vain, tre giovanissime ragazze danesi, presentate in chiusura dalla batterista che, con un perfetto accento italiano, ha sottolineato la sua nazionalità, evidente nel cognome: Benedicte Pierleoni. Lei, insieme a Lola Hammerich ed Andrea Thuesen, sono le Baby In Vain: due chitarre e la batteria, per uno stile che ricorda quello dei primi Nirvana, di Bleach, anno 1989, album sporco e cattivo.

Difficile distinguere ogni brano suonato; il travolgente wall of sound, più che la scaletta, è stato il protagonista indiscusso della serata: una tempesta energetica di potenza in accordi e luci epilettiche. Ogni pezzo si incatenava all’altro, negli stridori della chitarra e nel beat spinto della batteria; il tutto ad un volume che faceva piacevolmente rimbalzare la cassa toracica. Un concerto come un rito, gli strumenti come oggetti magici. La chitarra distorta con pedali, personalissime disposizioni di leva e pick up, che Ackermann si costruisce da sé. Il basso magistralmente condotto a creare la melodia e suonato alla maniera di Peter Hook, sui tasti bassi, come una chitarra. La batteria precisa e potente, cavalcata dall’amazzone della band, che ha anche deliziato il pubblico con un assolo di canto distorto e riverberato, accompagnandosi con una piccola arpa elettrica, dall’aspetto antico e prezioso.

La trance indotta dalla musica: è evidente sia questo lo scopo dei A Place To Bury Strangers sul palco e sotto, quando sono scesi a suonare fra il pubblico, creando un cerchio magico di industrial e noise. Tutti hanno partecipato intensamente al concerto, trasportati su un’onda sonora che, in modo sbalorditivo, era frutto di tre soli musicisti. Si è pogato e surfato, come nella migliore tradizione punk, e ognuno si è fatto trafiggere dagli urli straziati della chitarra e dai laser.

Nel mondo della musica e del digitale, è fondamentale ribadire che è lo show dal vivo a fare la differenza e gli A Place To Bury Strangers hanno sottolineato l’alta qualità delle band che si stanno avvicendando al Locomotiv Club di Bologna.

 

Foto fonte: Instagram

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    75 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    75 Punti
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