PIF – People Involvement Festival 2017

Data: 9 agosto 2017 |

PIF IV: l’ostinazione all’esistenza Time

Evento Information

Fiori di Cadillac / Gomma / Sick Tamburo @ PIF 2017

People Involvement Festival edizione IV: l’ostinazione all’esistenza.

L’8 agosto 2017 a Frigento, nella profonda Irpinia, ha preso forma il PIF 4, un festival di musica indipendente che costruisce una sintesi tra la produzione artistica e le ragioni del concetto di indipendenza. Si propone come luogo aperto di coinvolgimento e responsabilizzazione, un festival che semina l’alfabetizzazione alla prevenzione primaria, concetti che giocano all’unisono con le attività di inclusione sociale che i soggetti promotori propongono da tempo: parliamo della Comunità terapeutica La Locanda del Gigante di Acerra e la cooperativa sociale L’uomo e il Legno di Scampia.

L’obiettivo del People Involvement, al di là della proposta esplicita presente nella stessa intitolazione, (letteralmente Coinvolgimento Popolare), è oltrepassare l’omologazione dell’offerta culturale che offre il territorio, aprendo uno spazio che parla il linguaggio della diversità. Un obiettivo arduo, che si scontra tra voci di spesa e bilanci, in una situazione di completo autofinanziamento.

Il People Involvement Festival, nato nel 2010, anche quest’anno non ha smentito le proprie potenzialità, né nell’organizzazione, né nella line up. Ad esibirsi sul palco del festival gli headliner Sick Tamburo, appartenenti all’ ei fu scenario pordenonese, ritornati sulla scena con Un giorno nuovo nell’aprile 2017, dei casertani Gomma, rivelazione dell’ultimo periodo, in un intreccio tra post punk e emo, e dei salernitani Fiori di Cadillac, a tre anni dall’album Cartoline, saliti sul palco con alcune novità in vista.

Ad ornare lo sfondo della piazza, le illustrazioni del già noto artista Manuele Altieri, con un’installazione in bilico e appesa ad un filo: Siamo come le foglie, siamo foglie al vento. Cadono come parole una sopra l’altra. Al vento. La mostra rappresenta per l’appunto, foglie, e deriva dal ritrovamento di raccoglitori di foglie essiccate collezionate in passato dalla madre dell’Altieri, le frasi associate ad ogni foglia rappresentano invece uno spaccato di vita attuale, ne deriva un ibrido di passato-presente, carico di nostalgia e di sguardi volti a quel che verrà.

Alle nove e trenta iniziano ad esibirsi i Fiori di Cadillac, il trio composto da Luigi Salvio, Valerio Vicinanza e Rocco Izzo. L’intro proviene dall’incipit di Oggi non è settembre, appartenente all’album Cartoline (2013 – Forears). Lo start dei FdC trasporta in una dimensione intima di riflessioni, intrecciandosi poi con l’inizio vero e proprio del pezzo. L’atmosfera introspettiva viene interrotta dal successivo e unico pezzo in inglese dell’esibizione The second hand, tra synth, echi, e corde elettriche pizzicate, in un crescendo musicale che si conclude tra distorsioni e ritmi elettronici. È il pezzo centrale Kloro al Klero che disegna uno scenario differente rispetto a quello raffigurato nelle Cartoline, l’apertura è già di per sé sui generis, un glitch del synth in sequenza ritmica, che si interrompe con l’intersecazione della linea di basso, suonato in questo pezzo e in Finchè dormi dal bassista Alfonso Palumbo de La Preghiera di Jonah, che dipinge uno scenario d’inquietudine, associato ad un inno di cantato/parlato dedicato alla negatività:  disastri, errori, perversioni, agonie, tempi sprecati, ambizioni, affanni, dolori, insane reputazioni. Le strofe proseguono con un riff coinvolgente prima e la ripresa del ritornello musicale dopo: il testo varia e si differenzia senza alcun repeat, risultando essere carico di slanci che si contrappongono alle malinconie.

Il pezzo, non banale e di grande respiro, fa ben sperare per il prossimo lavoro dei Fiori di Cadillac.

Dopo lo scenario gotico tratteggiato in Fantasmi, e una successiva chiusura scenica, è la volta dei Gomma, saliti sul palco per descrivere a 360° la loro Toska, titolo dell’album, che ha una traduzione italiana criptica: un senso di angoscia mescolato alla malinconia, al vuoto, all’assenza. I Gomma partono dal mettere Sottovuoto fiati sospesi, non risparmiando però alcun fiato in gola. Si giunge poi alle Scarpe di Beethoveen, che fanno rumore così come tutto il resto del testo. Il quartetto risulta un buon combinato disposto, colloquiali con il pubblico, che intermezzano ogni pezzo con una spiegazione o un ricordo. Molte cose che consideriamo normali, non lo sono: sono assurde. L’ingenuità e a volte l’inespressività dei Gomma, spiazza, benché risultino interessanti. Il pezzo omonimo dell’album, nonostante il significato, ha un’intro quasi allegra che si interrompe col coinvolgimento della voce, inizialmente tenue, che invece esplode con il ritorno del riff.  Il singolo Elefanti, divenuto conosciuto ai più grazie al videoclip, viene accolto con emozione dai presenti e dalla fan base, eppure rispetto al pezzo studio, si avverte un mai definitivo decollo, lasciandoci tutti coi piedi per terra. Vicolo spino, sembra avere una maturità diversa rispetto agli altri brani, fuoriesce una rabbia emotiva incontrollata, la chitarra a lame violente, a distorsione libera, la voce, a tratti in chorus, risulta meno impostata, e poi l’interruzione improvvisa, come se fosse saltato un interruttore. Il finale con Arrendersi, stupisce, coinvolge il pubblico, in una ripetizione asfissiante, in una voce asmatica e melodica.

I Gomma riescono nell’obiettivo di drappeggiare in maniera egregia la difficoltà del vivere periferico, la noia e la solitudine. Nonostante alcune pecche live, che risultano in maniera evidente rispetto alla produzione studio, coinvolgono e accompagnano in ogni pezzo, risultando essere perfettamente i protagonisti della storia da loro stessi raccontata.

È la volta dei Sick Tamburo, che salgono sul palco con Qualche volta anche io sorrido, brano d’apertura dell’album precedente Senza Vergogna (2014), proseguendo di scaletta col medesimo album con Ho bisogno di parlarti. La voce di Gian Maria Accusani è suadente, culla ed invade i presenti, mentre Elisabetta Imelio, scenograficamente in una sorta di teatrizzazione del palco, segue o guida, al basso e alla voce. Si giunge a Sei il mio demone, uno dei pezzi più rilevanti del nuovo disco, intarsiato di una linea di basso travolgente, xilofono e chitarra pressante. Elisabetta interviene al microfono con il pezzo Dimentica del primo album omonimo dei Sick Tamburo, la rabbia e a volte l’indignazione fuoriescono con parole scandite e chiare.

Quando bevo e Parlami per sempre, ripercorrono la storia recente del gruppo, coinvolgendo il pubblico nel canto e nella collaborazione ritmica. Nonostante la premessa Con prepotenza, risulta essere una ballata piacevole, uno dei pezzi cattivi di Un giorno nuovo, poco riuscito rispetto al successivo pezzo omonimo, riproposto in maniera diversa rispetto la produzione studio: molto più lenta e riflessiva, reinterpretata in maniera riuscitissima. I Sick tamburo nell’ambito della loro esibizione risultano quasi complementari, in uno scambio voce-accompagnamento, che non stanca e che coinvolge. In Intossicata si improvvisa anche un finale teatrale: i componenti della band terminano con le braccia penzolanti come se fossero burattini inanimati.

Il live prosegue a raffica tra pezzi famosi del passato (con la mia mano sola, il mio cane con tre zampe), fino ad arrivare al pezzo che ha visto la collaborazione di Francesco Motta, Meno male che ci sei tu, tra basso distorto, voci in eco, e synth. La fine della kemio emoziona, portando alla diretta rappresentazione del dialogo tra due persone, nel superamento di una malattia Finchè il sole si alza, non si muore.

I Sick tamburo risultano vincenti, il nuovo album è un pugno nello stomaco, la riflessione avanzata su varie tematiche vitali portano ad un’interiorizzazione, e live, sono ancora degni di rappresentare sé ed un passato carico di esperienze.

Il People Involvement Festival, ha l’obiettivo di riproporsi ancora in futuro, perché alla fin fine “siamo ostinati” (cit.).

 

Foto fonte: Instagram

Editor Review

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  • Pubblico

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  • Organizzazione

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