Oneohtrix Point Never – Age Of

Data: 8 agosto 2018 |

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Oneohtrix Point Never – Age Of

Daniel Lopatin, in arte Oneohtrix Point Never, è tornato sulla scena dopo tre anni dal suo ultimo disco: Garden Of Delete. Lo ha fatto con Age Of, pubblicato per Warp, precisamente nel mese di giugno, e questa recensione, per quanto ritardataria, non poteva non essere scritta.

Sono tredici i brani che compongono Age Of, realizzati in collaborazione con un buon numero di ospiti di tutto rispetto: Prurient (voce in Babylon e Warning and Same), Kelsey Lu (tastiere in Manifold e Last Known Image Of A Song), Anohni (nella sopracitata Black Snow), Eli Keszler (alla batteria in Black SnowWarningRaycats e Still Stuff That Doesn’t Happen), James Blake (alle tastiere in We’ll Take ItStill Stuff That Doesn’t Happen e Same) e Shaun Trujillo (testo per Black Snow e The Station and Still Stuff That Doesn’t Happen), e molti altri.

Un lavoro decisamente differente dal precedente disco – effettivamente sono trascorsi tre anni dalla sua pubblicazione – meno distante e più sentito. Age Of si presenta, fin dalle prime note, come un viaggio nelle profondità dell’ambient e dell’elettronica: una caduta libera attutita soltanto dal continuo rimbalzare contro le sfumature stesse del genere.

Quasi come essere inghiottiti da una nebulosa carica di energia sonora, l’occhio e gli altri sensi si perdono, tocca solo alle orecchie riuscire ad orientarsi in questo labirinto di suoni che disorienta, sì, eppure riconduce a suoni familiari. Ci sono voluti due anni per dar vita a questo esperimento musicale che unisce in sé influenze, sonorità e modulazioni provenienti dai più svariati generi musicali legati allo yacht rock, allo smooth jazz, all’R&B, al chamber pop, al Future-style soul, alneo-soul, sporcando tutto di nu-metal,e new age. Un’accozzaglia di suoni che solo grazie all’abilità e all’esperienza di Lopatin hanno potuto acquisire un senso e una coerenza tale da risultare naturali e quotidiani. Age Of è un viaggio musicale fatto a velocità variabili, dalla corsa sfrenata (Toys 2) fino al ralenty (Babylon), passando per gli intramezzi puramente estetici (Manifold, Myriad.industries), le sue sonorità sono ora graffianti ora delicate. La complessità di suono della sua interezza si muove di pari passo alla coesione e all’amalgama che Lopatin è stato in grado di infondere nel lavoro arrivando a creare, ipoteticamente, il suono che la futura pop music potrebbe avere.

I vari brani, realizzati grazie all’uso di synth, chitarre e modulatori di voce, si articolano in modo tale da acquisire senso soltanto se presi nella loro globalità e non nella singolarità dell’uno. Ogni suono fa da eco a quello di un brano precedente o anticipa il successivo, in un continuo rincorrersi di onde sonore mai uguali ma che, crescenti, si fortificano fino a modificarsi totalmente fino ad esplodere, per poi tornare a rimpicciolirsi e far ripartire il ciclo. L’utilizzo sapiente dei pattern e l’utilizzo in loop di riff ben congegnati si mescolano in modo naturale, tale da non far pesare la ripetizione mantrica del suono, ma potenziandola ad ogni nuovo inizio. Una carica di energia che non viene spezzata nemmeno nei suoi momenti più rilassati, ma che prende una pausa per respirare e tornare, così, ad urlare ancora più forte. Age Of non ha per niente paura di lasciarsi ascoltare, non gli importa del tipo di orecchio con cui entrerà in contatto, persegue solo il suo obiettivo: raggiungere il maggior numero possibile di timpani e sperare che il suo messaggio venga recepito. Un messaggio che dice: esiste qualcosa di diverso qui, afferratelo.

Age Of suona in modo oscuro (Same), suona in modo leggero (Still Stuff That Doesn’t Happen), suona in modo cupo (RayCats), ma mai predominando in un singolo brano un’unica sensazione, anzi, toccando diverse sfumature. Metafora di un viaggio che non è mai strada dritta, metafora di un momento che non è soltanto fermo sul presente, ma allo stesso tempo volge già ad un futuro non troppo lontano che necessiterebbe soltanto di un po’ di audacia in più per essere scoperto.

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