Noya Rao – Icaros

Data: 5 gennaio 2018 |

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Noya Rao – Icaros

La scena musicale di Leeds è estremamente prolifica, c’è poco da fare. Dal jazz al soul, dal rock al funk, nella città inglese ce n’è veramente per tutti i gusti. Mentre nei decenni passati a Leeds era più facile isolare una qualche forma di identità musicale, pur ronzante e polimorfa quanto la città stessa, oggi l’offerta si è fatta più e ampia e variegata, il pubblico più giovane ha teso l’orecchio alle tendenze dell’intera isola e la fame di elettronica ha messo radici anche lì. Il parco artisti si è, com’è ovvio, adattato di conseguenza. In questo contesto nasce e cresce il progetto Noya Rao, autodefinitisi electronic-soul quartet “portatore di lussureggianti, enigmatici paesaggi onirici e di elettronica carica di groove”. Un piccolo inciso: il Noya Rao è una pianta mitica del bacino delle amazzoni, le cui foglie, se triturate, brillano al buio. Già nella scelta del nome, il quartetto inglese si qualifica come animale prevalentemente notturno, e come tale vuole fare musica per luoghi bui. Icaros è il loro album di esordio, e tiene fede alle promesse fatte al mitico Albero della Luce.

Il disco rimbalza abilmente tra tracce fragili e ammalianti, decisamente soul (Dreaming Pt. 1, Azimut, This time), ed altre al limite del funk, graffianti ed aggressive (Golden Claw, Fly). Le tracce sono strutturate in modo intelligente, difficile trovare qualcosa fuori posto, eppure il disco è sfaccettato e mai banale. Elementi caratteristici di vari generi confluiscono nel calderone elettronico dei Noya Rao, dall’hip-hop al jazz passando per la black music. La struttura melodica dell’album ruota intorno alla mente produttiva di Tom Henry e alle sue tastiere, ben conciliandosi con i bassi potenti di Jim Wiltshire e il beat disordinato di Matt Davies. La vocalist Olivia Bhattacharjee ce la mette veramente tutta per dare colore alle tracce, di per se ben costruite, ed anche se a lungo andare i suoi vocalizzi comincino a risultare un po’ monotoni il risultato complessivo è eccellente e la sua performance conferisce gusto e sapore dove necessario.

Come l’albero della luce, i Noya Rao brillano nella notte inglese con un disco solido, che emana fascino e calore. Hanno tutte le carte in regola per diventare un fenomeno musicale interessante. Idee ce ne sono, e anche tante, la qualità della produzione è sopra la media e lo stile è assolutamente accattivante. Per dei ragazzi così giovani, spiccare in una scena prolifica come quella di Leeds è già di per sé un’impresa degna di nota, ma la coerenza di fondo con cui i Noya Rao costruiscono le loro architetture musicali oniriche e luminose lascia intendere che loro sono qui per rimanerci.

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