Nils Frahm @ Locus Festival 2015 09/08/15

Data: 22 agosto 2015 |

Nils Frahm @ Locus Festival 2015 Time

Evento Information

Hai presente quando hai un ricordo e non sai se sia sogno o realtà? Ecco, questo è ciò che è mi è successo la scorsa notte.
Sappiamo ormai che il Locus Festival ci riserva grandi sorprese cosparse di un pizzico di magia, ma penso che ieri abbia raggiunto il top.
Partiamo dalla location: immersa nel cuore della Puglia, custodita nei meandri della Valle d’Itria la “concept factory”
Mavù, come una perla nello scrigno di un’ostrica. Grazie al prodigio dei navigatori satellitari non è un tesoro troppo difficile da scovare, anche se qualche indicazione più non guasterebbe. Ad ogni modo, una volta arrivati, la vista è deliziata dalla meraviglia di una location rurale impreziosita con carattere moderno tramite degli abili giochi di luce.
La vastità del posto ha permesso di ospitare un folto gruppo di artisti più o meno affermati e in più di predisporre due postazioni per i suddetti, come a creare più eventi paralleli e concatenati tra loro.
Tutto all’insegna del connubio tra tradizione e modernità, a partire dagli organizzatori: infatti Locus ed Elita Festival hanno unito le forze per realizzare quest’evento. Due realtà che dalle proprie mura si sono espanse in maniera esponenziale, come il concept “glocal” vuole.
La loro unione ha creato qualcosa di surreale la scorsa notte: un’incursione musicale, ambientale ed anche personale, organizzata per scandagliare più livelli di profondità.
Il primo step a cura di
Gianluca Petrella, il quale ha nuovamente dimostrato la sua eccellenza internazionale, stavolta in casa. Incorniciato dai trulli alle sue spalle e costellato di strumentazione varia, il musicista barese ci ha catapultati in un viaggio cosmico mostrandoci tutte le sfumature che miscelano elettronica, ambient e jazz. Tutta la folla pronta al decollo.
Si sa, quando trascorso in maniera gradevole il tempo vola, ed infatti senza rendercene conto, è giunto il momento della stella più brillante:
Nils Frahm.
Tutto timido, quasi a non sentire la sua fama, sale sul palco e saluta il pubblico, per poi iniziare la sua performance. Sommerso da pianoforte verticale, orizzontale, tastiere di vario genere, il viaggio comincia sul tappeto di un loop ipnotizzante, che sarà solo l’inizio di un sogno lucido. E mentre il pianista tedesco si sposta da uno strumento all’altro, ognuno dei presenti diventa inevitabilmente un onironauta alle prese con un carico emotivo fortissimo. Personalmente, per godere appieno delle stupende atmosfere musicali, ho trascorso gran parte del tempo ad occhi chiusi…un’esperienza davvero bella.
Ahimè, più l’esperienza si fa piacevole, più il tempo scivola via, ancor più con una line up così ricca. Dunque, in un oceano d’applausi, dopo un’irrinunciabile richiesta di encore, Nils Frahm e i suoi strumenti cedono il posto a
Godblesscomputers. Nonostante il suo pseudonimo, il producer/dj è italianissimo, e col suo live set ha fatto ballare l’ormai giovane folla su sonorità che miscelano l’hip hop e lo contaminano con elementi elettronici ed esotici.
Ed a proposito di esotismo, come non invitare
Populous? Per il re della giungla urbana nuova postazione nell’area più “club” della factory, un capannone alle spalle della stessa. E nella penombra, un brillo Andrea Mangia reo confesso, comincia l’escursione nel suo Night Safari, aiutato da suoni, luci, colori e dalla cantante Lucia Manca. Nonostante nessun errore di esecuzione durante il live, la performance non è stata esplosiva come sperato, forse per i motivi di cui sopra.
La nottata è comunque proseguita gradevole, in una continua alternanza di postazioni, suoni, colori e sapori, a cura di
Jollymare, Lillo e Z.I.P.P.O.

Ieri notte Locus ed Elita hanno avviato una vera e propria giostra, fatta volteggiare sulla scia della “white side” della black music, se vogliamo. Per i meno attenti l’evento avrebbe potuto essere non pertinente con il tema centrale del festival, ma in realtà la maggior parte degli artisti che si sono esibiti hanno come riferimento l’Africa, da quella americana (come suggerito dalla scritta “J Dilla Changed my Life” sulla t shirt di Pertella), a quella tribale. Morale: non sarà certo un po’ d’acqua a separare ciò che in verità risiede nel nostro cuore.

Foto Fonte Facebook.

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    87 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    85 Punti
Cover Evento
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