Neneh Cherry – Broken Politics

Data: 5 novembre 2018 |

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Neneh Cherry – Broken Politics

“Il sound riflette quello che vediamo attraverso i nostri occhi; è l’unico modo che conosco. È tutta una questione di dire cose, ma anche di ascoltare; ascoltare e digerire. Penso che allo stesso tempo debba essere cauta nel dire quali siano le risposte. Stiamo cercando di capire, molti di noi lo stanno facendo, come possiamo andare avanti? Come è possibile restare fiduciosi nella vita in questo momento?” Neneh Cherry

Si dice che tutto il mondo è paese, e mai come in questo momento storico il paese è davvero enorme e unico, connotato dalle stesse urla, gli stessi soprusi, le stesse sconfitte. Broken Politics è il racconto nero del nostro presente e Neneh Cherry con classe e saggezza declina la violenza dei tempi moderni in melodie elastiche ed articolate. Registrato nel febbraio del 2017, Broken politics per la Cherry è il quinto album da solista, in una carriera che risale agli anni 80’ ricca di collaborazioni. Prodotto da Four Tet, offre un invidiabile scenario di dub elettronica e jazz, e un assortimento di strumenti per tutti i gusti. Arpa, flauto, piano, tamburi di acciaio, campanelli e frammenti di vita cittadina, per tracce che si impongono all’affronto del palcoscenico del mondo, per questa piece teatrale disumana, le cui repliche non accennano a scemare. Un disco violento che trasmette malessere quando ti accorgi che il contenuto dell’album corrisponde esattamente al titolo. “È la mia politica che vive in una lenta jam” risuona in Synchronized Devotion, dove ad un intro al pianoforte segue il vibrafono. Tra beat oscuri e groove quasi tribale, si muovono i rifugiati di Kong, mentre sono quasi un rap le parole di Faster Than Truth, su fake news e disinformazione. Le sirene della polizia che si trasformano in loop spaziali, tamburi d’acciaio, tanta roba in Natural Skin Deep; una tromba che sa di fumo dai tombini newyorkesi quella a metà della traccia, per poi riprendere il registro iniziale, quello pop inizio 2000’. I campanelli suonati con le mani avvisano che è arrivata la resa dei conti pure per quel baluardo di civiltà che è il diritto all’aborto in Black Monday, pistole in Shot Gun Shack, donne in Soldier, e la voce di Neneh che si innalza a struggente strumento a fiato in Slow Release. Due gli intermezzi Poem Daddy e Cheap Breakfast Special, frammenti di vita registrati al cellulare, che contribuiscono a rendere ancor più lucido, veritiero e ordinario il progetto.

Broken politics è il disco che avevamo bisogno di ascoltare, i versi che sentivamo la necessità di scrivere e Neneh Cherry è il megafono di tutti.

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