Naomi Berrill – To The Sky

Data: 14 febbraio 2018 |

Naomi Berrill – To The Sky

Naomi Berrill, una voce tutt’uno con lo strumento

- Giovanissima e donna, due componenti che spesso rendono arduo il percorso professionale in qualsiasi campo. Tra le altre difficoltà, anche quella di rendere un genere che ‘la massa’ tendenzialmente non segue, o comunque segue poco. Come hai deciso che questa, per quanto particolare e spinosa, sarebbe stata la tua strada e la tua espressione musicale?

Sono anche madre di due bimbi che sono fonte di ispirazione e di forza. Il genere che propongo è la punta di un iceberg fatto da svariate influenze con cui sono venuta a contatto nella mia carriera:  il folk di casa in Irlanda, la musica classica che ho studiato e suonato, il jazz con cui tuttora mi confronto (sono in tournée con un gruppo per un progetto che rivede Hendrix in chiave jazz), il barocco che amo e tutto il mondo della musica indie e pop d’autore di cui sono vorace. Mi piacerebbe far avvicinare pubblici diversi e farli sedere nella stessa sala per portarli in mondi a loro distanti. Prima della nascita del primo figlio suonavo musica classica in quartetto, si provava 12 ore al giorno in qualsiasi luogo, ma non potevo continuare così e ho deciso di fare tutto da sola e cercare appunto di far convergere le mie passioni in questo progetto.

- Ho ascoltato l’album tutto di un fiato, è davvero incredibile. La perfetta sintonia della tua voce con il violoncello la dice lunga su quanto siate strettamente legati. Particolare è anche il modo che hai di usare questo magnifico strumento per il jazz, inusuale come scelta. Quali ispirazioni trai dal panorama jazz internazionale e dalla sua intensa storia di libertà, costellata di artisti stupefacenti che ancora oggi influenzano la musica?

Su tutti senza dubbio Nina Simone e Billie Holiday, sono due punti di riferimento solidi e che mi portano in un periodo e in luoghi in cui vorrei vivere se avessi una macchina del tempo, poi recentemente ho scoperto che la Holiday aveva un nonno irlandese! Un altro artista molto stimolante è il violoncellista francese Vincent Curtois, ho avuto l’onore di suonare assieme a lui a Monza.

- Raccontare le fragilità, parlare degli ostacoli, delle partenze, dei ritorni, insomma parlare di vita: questo appare essere il tuo obbiettivo, che segui precisamente in tutte le tracce di To the Sky. Storie di mare, stavolta. Qual è la tua preferita?

Northern Shorelines è dedicata a una persona che ha amato il mare più di ogni altra cosa, ha solcato oceani e mari impervi sempre con il vento sulla faccia.

- Il tema centrale dell’album è l’acqua, come elemento al quale si richiama il tuo lavoro. Cosa dobbiamo aspettarci da un futuro lavoro? Quale elemento naturale sarà il punto cardine della tua musica?

A dicembre sarò ospite di StringsCity a Firenze e uno dei concerti si chiamerà ‘inferno dentro’, provate a indovinare?

- Little Leaf è stata ispirata da un’opera dell’artista italiano Massimo Barzagli e questo fa onore all’arte e alla bellezza della sua immersione e condivisione. Evidente è, quindi, il tuo flusso di energia con l’Italia che hai scelto come seconda patria. Cosa ti ha condotto a questa decisione?

Massimo è una persona molto stimolante che ha sempre seguito i miei passi come musicista ed il suo lavoro mi ha sempre dato forti stimoli. Penso che l’arte e il talento non abbiano confini ma senza dubbio l’Italia è una immensa fonte di stimoli e quindi un luogo che è adatto (almeno per questo) per artisti.

- Ho letto che, tra gli innumerevoli progetti di cui sei portavoce, c’è un festival particolarissimo che si svolge sulle Alpi Apuane, High Notes. Intanto complimenti perché sembra davvero unico nel suo genere, e poi, raccontaci come è nata questa idea e che intenzioni hai a riguardo per il futuro.

Io e mio marito amiamo la montagna ed abitando in Toscana ci è capitato di andare a fare trekking sulle Apuane, montagne affascinanti di fronte al mare, un giorno siamo entrati al Rifugio Orto di Donna e abbiamo conosciuto Stefania che lo gestisce, ora siamo diventate amiche e ogni anno veniamo con musicisti da tutto il mondo e facciamo musica in alta quota, il pubblico deve camminare per arrivare e deve dormire in rigido con tutti, non ci sono privilegi,  democratico e penso che dopo lo sforzo il pubblico sia più ricettivo alla musica. L’anno scorso c’erano 100 persone a cena che hanno poi dormito anche in tenda. L’anno prossimo lo porteremo in Irlanda (solo per questa edizione) e nel 2019 festeggeremo 10 anni. Non vogliamo che cresca anche perché non sapremmo dove mettere la gente ma vogliamo che continui e altri musicisti possano venire a suonare tra le splendide vette apuane.

- Il progetto che ti vede protagonista, Hand Made Music, che ha preceduto l’uscita dell’album To the Sky, ci ha mostrato una Naomi che suona nelle botteghe degli artigiani fiorentini. Mi è piaciuto tantissimo, soprattutto per quanto testimonia l’importanza di rivalutare i mestieri, la laboriosità, la produzione delle mani, l’intenso odore del lavoro di riflessione. Quanto si perde, ogni giorno, di tutto ciò, secondo te? Dove inizia l’assetata ricerca del progresso e finisce la salvaguardia dell’intelletto?

È una domanda molto appropriata, io penso che è inevitabile che si perdano delle intelligenze ma sono anche sicura che ci saranno nuovi artigiani nel futuro, sta cambiando la percezione rispetto a chi ‘sa fare’ e non è più denigrante ma sembra essere ‘cool’ e questo è un buon punto di partenza. Il progresso non farà diminuire la necessitò di alcuni di volere prodotti di qualità, basta vendere i numeri delle vendite dei vinili…

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