NaDir \ Napoli Direzione Opposta Festival @ Soccavo

Data: 6 luglio 2015 |

NaDir Napoli Direzione Opposta Festival Time

Evento Information

NaDir è un festival autofinanziato ed indipendente, organizzato dall’omonimo collettivo di produzioni culturali in collaborazione con i ragazzi della “Campagna per la riappropriazione degli spazi urbani – Scacco Matto”, la “Scuola autorganizzata per migranti – Nabulus”, il “Collettivo Antifascista Versus” e del “Coordinamento Studentesco di Piazza Carlo III”, tenutosi il 2,3 e 4 Luglio presso gli spazi abbandonati del “Polifunzionale” di Soccavo, uno dei quartieri di Napoli.

 

Il progetto nasce dall’esigenza di riempire il vuoto pneumatico della produzione musicale dal vivo a Napoli, superando i limiti imposti dal difficile mercato locale; dal bisogno di interrompere il circolo vizioso imposto dalle interazioni tra artisti, intermediari e venue, che produce solo la lievitazione dei costi di produzione senza un reale guadagno per nessuna delle parti coinvolte; dalla voglia di creare una manifestazione che avesse al centro la pulsione a fare arte, dando spazio nella propria città alle band più meritevoli della scena locale e valorizzandole attraverso una programmazione ragionata e un’organizzazione di stampo professionale.”

 

Proprio per queste ragioni il Nadir Festival è stato organizzato su quattro punti fondamentali, cioè:

1. QUALITÀ AL PRIMO POSTO

Lo staff ha fatto una selezione degli artisti più meritevoli della scena locale ed ha curato nei minimi particolari tutti dettagli tecnici (un bellissimo palco ed un ottimo lavoro da parte dei tecnici del suono)

2. ALLESTIMENTI IN LINEA COL PROGETTO

Lo staff ha selezionato espositori, workshop, attività giornaliere, performance privilegiando piccole realtà locali e non, senza però rinunciare agli elevati standard qualitativi (dalla scelta musicale alla ristorazione)

3. RISCATTO DEI TERRITORI ABBANDONATI

Proprio per questa ragione è stato scelto l’enorme e dimenticato “Polifunzionale” di Soccavo a Napoli, una struttura di oltre 33000 mq che dopo oltre cinquant’anni è ancora incompleta. Le uniche aree terminate e funzionati sono monopolizzate da privati, mentre il progetto iniziale prevedeva che la struttura sarebbe diventata centro della vita sociale, sportiva e culturale non solo del quartiere ma anche delle zone limitrofe.

4. INDIPENDENZA COME VALORE ASSOLUTO

Lo staff ha costruito un coinvolgimento diretto in tutti, artisti compresi, fino ad arrivare al pubblico, che partecipa attivamente all’evento essendo finanziatore del progetto piuttosto che semplice spettatore, organizzando così un evento senza sacrificare il valore umano, tecnico e artistico delle persone coinvolte.

 

DAY ONE

La prima sessione di concerti del NaDir Festival si apre con i Claytoride, una trio rock vicentino che scrive in inglese, seguiti dai Vena, ancora in trio ma stavolta di provenienza napoletana. Poco dopo è il turno dei Miriam In Siberia, band campana psychrock con tre album all’attivo che lasciano il palco ad uno strano ma riuscitissimo esperimento con due batteristi chiamato semplicemente “Arduo VS Buddha Superoverdrive” come se invece di suonare insieme, le due band napoletane si sfidassero a colpi di note. I Sula Ventrebianco”, una stoner band Flegrea, aprono gli headliner della serata, i Bud Spencer Blues Explosion, che fanno letteralmente impazzire il pubblico del Polifunzionale.

 

DAY TWO

Si parte subito forte con i Terzo Piano, una electrofolk band di provenienza salernitana seguiti dagli Incomprensibili FC, interessante band “rockstep” torinese che appunto miscela sonorità rock a quelle dubstep. Da segnalare che la band successiva, i NIBIRU PRJ22 propone la loro musica elettronica rock psichedelica alla frequenza di 422Hz, contro i 440Hz solitamente utilizzati come standard. I nostrani Sixth Minor cedono il posto agli Ear Injury poco prima del gran finale targato Silicon Dust.

 

DAY THREE

Con non poche difficoltà tecniche (tra cui una ruota bucata), una volta raggiunto il Polifunzionale di Soccavo vengo raggiunto dalla spiacevole notizia che i Lamansarda, un quartetto alternative folk napoletano, hanno appena finito di suonare. Senza perdermi d’animo (e mentre Napoleone

intonava le prime note di “Parole in scatola”) raggiungo un componente della band e vengo a conoscenza di un EP autoprodotto –“senza nome”- oppure semplicemente “Lamansarda” come viene suggerito, nel quale ci sono i pezzi suonati stasera. Magra consolazione, torno al palco ad ascoltare il già citato Davide Napoleone, il giovane cantautore propone un pop rock già testato in precedenza col nome di “Bogo” nell’EP “Animali stanchi” ed i quattro pezzi finiscono cosi presto che neanche mi accorgo del fatto che Sabba&Gli Incensurabili sono già sul palco con “Ruby Sparks” estratto dal loro ultimo album “Sogno e son fesso”. A pochi pezzi dal cambio palco, il pubblico richiede alla band un brano dal titolo “Chiamatemi Nerone” ed il simpatico frontman per niente infastidito, col suo solito sorrisone risponde –“volete sentire Nerone? e facciamo Nerone!”-. Poco dopo è la volta di Ilaria Graziano&Francesco Forni, uno splendido duo formato da una cantante dotata di una straordinaria voce ed un chitarrista di grande talento con una decennale esperienza teatrale, che intrattengono il pubblico con brani come “Love Sails”, “Lastrada” ed “Io sono” regalando a tutti fortissime emozioni, soprattutto quando invitano Dario Sansone dei Foja per intonare insieme a lui la sua “Maletiempo”. Emozioni che non sono mancate neanche durante l’esibizione degli Slivovitz, jazz rock band partenopea che, onestamente, se non conoscete dovreste correre quanto prima ai ripari. Il gruppo è composto da chitarra, basso, batteria, sassofono, violino, tromba ed armonica a bocca (quest’ultima collegata ad una pedalboard contenente un pedale di modulazione tipo wha wha) e come altre band simili, una volta saliti sul palco, ricordano molto le dinamiche di una jam session, tra giochi di sguardi e cenni di intesa per tornare al tema principale dopo la parte solista. La scaletta scorre veloce tra tempi impossibili ed assoli di qualsiasi strumento, fomentando gli spettatori a tal punto che dopo alcuni fraseggi particolarmente entusiasmanti esplodevano in un fragoroso applauso. Nel mese di ottobre è prevista l’uscita del nuovo album della band, chiamato “All you can eat”, per la Moonjune Records.

Isole Minori Settime è il nome del progetto formato circa un anno e mezzo fa da tre giovani cantautori napoletani (Vincenzo Colursi, Lorenzo Campese ed Alessandro Freschi) ed il loro singolo d’esordio, “Non cambiare traccia”, è passato più volte in metropolitana a Napoli, sugli stessi schermi che hanno aiutato ad emergere anche i “La Maschera”. Il risultato è un pop rock cantautoriale che conquista e fa ballare anche chi non conosce le canzoni della band (compreso il sottoscritto!) che si conclude con un bis acclamato a gran voce. Ultimo, ma di certo non per importanza, artista ad esibirsi al NaDir Festival è Claudio Domestico, in arte Gnut. Ho avuto modo di ascoltarlo in trio tempo fa, accompagnato (come anche in questa occasione) da Mattia Boschi (ex Marta Sui Tubi) al violoncello e Daniele “Mr. Coffee” Rossi alla tastiera e l’effetto è davvero molto suggestivo. Tre featuring stasera per lo chansonnier errante, “Dimmi cosa resta” e “Solo con me” con Daniele Sepe, “Credevo male” con Francesco Forni e “L’amore succede” con Dario Sansone (contenuto in “The many are one”, una compilation della Beating Drum Records)

Editor Review

  • ORGANIZZAZIONE

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • PUBBLICO

    0 Punti / 100 Punti

    70 Punti
  • PERFORMANCE

    0 Punti / 100 Punti

    75 Punti
Cover Evento
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