NaDir \ Napoli Direzione Opposta Festival 30/06/17

Data: 1 luglio 2017 |

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Fugama / Luk / /Handlogic / Birthh / Mecna @ Nadir

Nadir: non si tratta di sopravvivere ma di restare eterni

Se la prima non va, si spera nella seconda. Se nemmeno quella riesce, forse c’è qualcosa che non è andato nel verso giusto, forse c’è bisogno di riflettere, di ragionare, di rimodulare e di fare anche un minimo di autocritica.

Nadir \ Napoli Direzione Opposta Festival, questo è il nome della rassegna musicale che da ormai tre anni si svolge nel quartiere di Soccavo a Napoli. Enormi sono gli sforzi che si compiono durante tutto l’anno, numerose sono le carte in tavola che si svelano, per poter realizzare una tre giorni di musica di alto livello, almeno sulla carta. Parlando del primo giorno del festival, abbiamo posto l’accento sulle possibili cause del ripetuto flop di questa manifestazione. Qui non apriremo ulteriori polemiche, non approfondiremo punti già sviscerati in più di 800 parole. Qui ci concentreremo prettamente sugli aspetti tecnici-musicali-culturali che hanno caratterizzato la seconda serata del Nadir, un giorno particolare, un giorno strano, che apre, nel suo microcosmo, gli occhi su una realtà più grande e ben evidente – a meno che non si finga di esser ciechi.

Sono state cinque le band ad alternarsi sul palco del Palazzetto polifunzionale di Soccavo: Fugama, Luk, /Handlogic, Birthh e Mecna. Cinque nomi di diversa caratura, diverso genere, che hanno pesato molto anche sul risultato finale in senso di presenza di pubblico.

Il live, iniziato intorno alle 20:30 ha visto i Fugama aprire le danze. Aprire è un modo di dire, poiché il livello di coinvolgimento non era tale da convincere i muscoli a muoversi a tempo. Un sound elettronico piatto, privo di convinzione, estremamente tecnico ma non per questo di qualità. Prevale l’uso di frequenze basse sulla quale prova ad appoggiarsi in maniera inconcludente un cantato che non riesce ad incastrarsi a dovere. Complice della performance deludente, c’è da dirlo, la mancanza di “massa” sotto palco, che ha decisamente contribuito a sregolare i suoni calibrati per una diversa situazione.

Piacevole sorpresa, e forse rivelazione della serata, gli /Handlogic, direttamente da Firenze, dominano il palco con la propria presenza scenica ed un sound niente male. Debitori agli Alt-J,  gli /Handlogic fondono sonorità alternative ed ambient ai ritmi tipici dell’elettronica, un mix non di certo originale, ma che garantisce un ottimo risultato grazie anche alla capacità di gestire e modulare bene le dinamiche, i pieni e i vuoti, soprattutto in relazione al cantato che si presenta mai invadente ma sempre giusto. Piacevole sorpresa anche data la giovane età della band che si rivela notevolmente più matura delle apparenze e che di certo riserverà sorprese da non poco.

Sia i Fugama che gli /Handlogic durano poco, per loro lo spazio era evidentemente ridotto in funzione dei due nomi ben più conosciuti: Birthh e Mecna. Ci si aspetta il turno di Luk, il duo indie-elettronico, per coerenza nella scaletta, ma invece a salire sul palco soccavese è proprio Birthh.

Quasi che Fugama e /Handlogic fossero l’apertura al live di Birthh e che a Luk spettasse il compito di preparare Mecna, la “narrazione musicale” viene interrotta. Certo, poco c’è da dire su Luk e la loro proposta musicale, ben articolata dal punto di vista tecnico eppure sterile sul piano dei contentuti. La performance, anche perché inserita tra due nomi di un certo rilievo, rimane sullo sfondo, schiacciata.

Tornando a Birthh, alla sua voce, alla sua musica che s’impadroniscono del palco, prima timidamente, poi con una convinzione e forza, si rimane stupidi, soprattutto se si rapporta la maturità dell’artista al suo live presso il Disorder, di qualche tempo fa. Canta con delicatezza, ma con una voce decisa che non trema e accarezza delicatamente dietro la nuca ogni ascoltatore; suona con sicurezza, ora con energia, ora con tocco lieve, rispettando le dinamiche che hanno fatto scuola nel mondo dell’ambient e del folk. Anche in lei si sente forte l’influenza di Daughter, e il passaggio compiuto negli anni dalla matrice prettamente folk ad uno stile tendente al post rock e all’ambient. Un’evoluzione vincente: Chlorine e If you call me love, come il resto dei brani, eseguiti secondo una scaletta capace di coinvolgere anche i più restii, vengono eseguiti in modo perfetto, senza sbavature.

Su Birthh c’è da riflettere, o meglio su ciò che al Nadir, durante la sua esibizione è accaduto. Il pubblico, la maggior parte, che con il susseguirsi delle band è iniziato ad aumentare man mano, era decisamente giovane, presente per il nome principale della serata: Mecna. Un pubblico targettizzato poco abituato alle sonorità delle band precedenti, poco abituato a quel tipo di musica. Eppure, un miracolo accade. La voce di Birthh, la sua musica, impone ai presenti di alzare lo sguardo dai propri cellulari e di guardare, in volto la musicista, di ondeggiare, di seguire con attenzione il live. Sintomo di qualcosa di ben specifico: troppo spesso la musica di qualità, di valore, resta nascosta nei meandri delle visualizzazioni della rete, nella giungla di Spotify, nel mare del mainstream che ricopre troppe realtà di un certo livello. Onore dunque al Nadir, che magari inconsapevolmente ha avuto il merito di dare origine a questo piccolo ma importante successo.

Questa narrazione, questo report si chiude con una nota amara: Mecna. Il giovane rapper, il fenomeno della rete, esiliato da quelli della sua stessa scuola, messo in disparte per il “poco rispetto” dimostrato nei confronti del linguaggio rap, per “essersi venduto” al pop, gode del maggior pubblico della serata, del più partecipe, del più attivo, ma anche del più giovane e comunque esiguo. Su di lui c’è poco da dire, o meglio, ci sarebbe anche troppo ma forse non è questa la sede. Un Auto-Tune eccessivo, un flow poco convolgente, e testi “popolari” di quelli pieni di trend che sanno come ammaliare un ascoltatore distratto o di genere. Una tendenza comune non soltanto nel mondo del rap, dove in generale – vedi Ghali – il flow è di buona qualità, ma anche in quello indie-pop / indie-rock: neorealismo del nulla lo chiamerei. Sui brani di Mecna si salta, si balla, si canta, la sua presenza scenica è indiscutibile, ma i contenuti sono da rivedere, da stravolgere, poiché se brillano per un istante per innovazione e spigolosità, la loro fiamma brucia troppo in fretta.

Si tratta di non limitarsi a sopravvivere, di non accontentarsi soltanto di ciò che si ha sperando non ci abbandoni mai. Si tratta di evolversi di trovare nuove strade, di non fermarsi mai di fronte al successo ma di sfondarlo, per superarlo e raggiungere ciò che ancor più della fama di un momento più o meno lungo ha valore: il restare impresso nella mente delle persone per sempre. Questo può darlo solo la bravura, la costanza, la qualità.

È ciò che fa il Nadir. È ciò che speriamo per lui.

Editor Review

  • Performance

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    68 Punti
  • Pubblico

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    45 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    76 Punti
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