NaDir \ Napoli Direzione Opposta Festival 09/07/16

Data: 10 luglio 2016 |

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Sabato 9 Luglio giunge alla sua ultima giornata il NaDir \ Napoli Direzione Opposta Festival che, per la seconda volta, insegna che creare dal basso una tre giorni di aggregazione e cooperazione che vedono i riflettori puntati sulla musica è non solo concretamente realizzabile, ma comporta anche un susseguirsi di emozioni fortissime.

Al NaDir Festival, infatti, professionalità e passione hanno saputo coniugarsi per raggiungere risultati eccellenti e il fatto che questo festival nasca da un’intensa campagna di autofinanziamento è un preziosissimo valore aggiunto, come lo è la grande attenzione data ai dibattiti e ai colorati stand che si sono affollati intorno al palco.

Si inizia infatti fin dal primo pomeriggio con un’assemblea che vede protagoniste le diverse realtà del napoletano attente alle questioni sociali: dibattiti e appelli per poter costruire tutti insieme e ancora una volta dal basso un autunno che sia caldo in quanto a lotte e contestazioni serrate.

Parallelamente, l’attenzione è concentrata sul punk napoletano, sulle sue evoluzioni, e su cosa significhi oggi concepire la musica con quest’attitudine. Diverse le voci intervenute per un dibattito che purtroppo ha visto meno affluenza di quanta ne avrebbe meritata.

Le danze, in quest’ultima giornata, seguono perfettamente la tabella di marcia, con cambi di strumentazione rapidissimi, merito di addetti ai lavori in gamba e preparati.

I Black on Maroon salgono sul palco alle 20:00 regalandoci circa venti minuti di un alternative rock piacevolmente contaminato da chiare derive progressive/elettroniche con brani tratti dal loro nuovo disco, Is it Sunny Outside?

Alle 20:30 tocca a La Via Degli Astronauti che, oltre a toccare diversi tra gli aggettivi che possiamo immaginare davanti alla parola “-core”, riscaldano il pubblico che lentamente inizia ad affollarsi sotto il palco.

Un quarto d’ora di brani che sono puri pugni allo stomaco, tutti tratti dall’ultimo lavoro della band campana Dietro Ogni Memoria. Un quarto d’ora è poco ma abbastanza per farci godere. Su brani come Cartapesta e Tristi Tropici i brividi diventano una realtà concreta.

Mentre le band si alternano sul palco, la vita negli stand circostanti brulica e tra i colori riconosciamo Sara Tiano, impegnata in una sessione di live painting.

Il suo tocco è caro a noi #coaster in quanto autrice delle grafiche delle nostre magliette. Anche Fede Dragogna, chitarra e penna dei Ministri, non ha saputo resistere al suo fascino e infatti, più tardi, lo si è potuto osservare posare con i fans proprio indossando una maglietta concepita dalla giovane artista.

Alle 21:00 è il turno dei Joe Victor, band anglo-romana che, per poco più di mezz’ora, porta sul palco del NaDir Festival la malinconia country dell’entroterra americano sapientemente influenzata da sonorità che spaziano dall’elettronica, al reggae, fino a toccare la dance che culmina in una divertente cover di Take on Me degli a-ha. I Joe Victor sono una realtà interessantissima che, a prescindere dalle preferenze personali, ha trovato proprie sonorità e un proprio stile, immediatamente riconoscibile, che ha saputo intercettare l’attenzione dei presenti.

L’atmosfera si fa decisamente calda quando i Sula Ventrebianco salgono sul palco e per quasi un’ora infiammano un pubblico molto coinvolto dai brani che vedono accanto alle possenti chitarre elettriche e alle ritmiche cattive, la delicatezza grintosa del violino. L’esibizione toglie il fiato e lascia gli avventori carichi a molla per i Ministri che salgono sul palco alle 23:00.

Mammut e Il Sole mandano il pubblico semplicemente in delirio. Subito Divi (Davide Autelitano, basso e voce), ci tiene a ringraziare chi ha permesso che qualcosa come il NaDir Festival fosse possibile, ristabilendo l’autonomia nella risoluzione delle problematiche. Il concerto prosegue con una scaletta veramente ricca che tocca tutti i dischi della band e che vede diversi stage diving di Divi, corse e sudore collettivo, mosh pit che si aprono e si chiudono in continuazione sotto il palco su brani come Comunque, Gli Alberi e Idioti.

Un attimo di respiro per la dolcezza di Sabotaggi e poi il pubblico ricomincia a darsene di santa ragione su Spingere e un’inaspettata e amatissima Non mi conviene puntare in alto, tratta dal disco d’esordio della band, seguita da Noi fuori, Tempi bui e Una palude. A questo punto un Divi visibilmente colpito dal calore che il pubblico partenopeo non manca mai di dimostrare, ricambia l’affetto dicendo che per  loro sentirsi a casa così lontano da Milano vuol dire veramente trovarsi di fronte a persone speciali.

L’encore inizia con La Piazza e prosegue su Bevo, Il Bel Canto e Diritto al tetto accolte da un pubblico instancabile. Sull’intro di Eye of the Tiger dei Survivor s’inserisce l’ultimo brano della serata, Abituarsi alla fine, che culmina nell’immancabile stage diving di Divi che così è solito salutare il suo pubblico.

Applausi, sipario.

La mezzanotte è passata da mezz’ora e il cielo è subito illuminato da fuochi d’artificio: così ci congediamo dalla seconda edizione del NaDir Festival, che s’impone decisamente come nuovo punto di riferimento per le iniziative musicali e culturali indipendenti e autofinanziate, sia per la passione e l’impegno profuso, sia per la professionalità degli addetti ai lavori, che non è mai venuta meno.

Noi di Music Coast To Coast non possiamo che essere entusiasti e orgogliosi di essere stati media partner di un’iniziativa così brillante.

Appuntamento all’anno prossimo, sempre in direzione opposta!

Fotoreportage a cura di Zoe Ferrara.

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    88 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    88 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    90 Punti

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