Murubutu @Scugnizzo Liberato 20/05/17

Data: 21 maggio 2017 |

Filosofo dei popoli, storico delle periferie: Murubutu allo Scugninzzo Liberato Time

Evento Information

Murubutu @ Scugnizzo Liberato

Murubutu, erudito del Rap, filosofo dei popoli, storico delle periferie.

Professore, professore!“. Il pubblico dello Scugnizzo Liberato intona esclusivamente questo coro in una serata che ha già il sapore dell’estate. Poesia del palco all’aperto e tanta voglia di stare insieme caratterizzano il live di Murubutu a Napoli nel dolce buio di maggio.

Il professore del Rap Alessio Mariani, meglio noto come Murubutu, elargisce una summa di filosofia, retorica e linguistica dall’alto di un microfono tenuto stretto come se fosse un’ancora in mezzo al mare. La storytelling di Murubutu è conformata in una Didattica del Rap che ha lo scopo di insegnare grazie a vorticose rime.

Aprono la serata i Na’ Power Forz, i Port Square Crew e i Soffitta Squad. Battaglie di rime e freestyle eccitano il pubblico che è giunto allo spazio liberato già incendiato. Grande è infatti l’aspettativa per un concerto che si annuncia epico.

Murubutu sale sul palco intorno alla mezzanotte. Un tripudio di voci lo accoglie mentre l’atmosfera si fa improvvisamente seriosa. Pare di essere all’Università, ad una lezione accademica verso la quale non si può fare altro che restare rapiti. Il rapper emiliano apre il suo live con La bella creola e subito il racconto de L’uomo che viaggiava nel vento diventa un vademecum per chi ha l’insolita voglia di naufragare. Un freestyle a forma di spirale fa da coda al brano: rime su rime si susseguono in una velocità favellica che sembra non avere fine. Murubutu plasma l’aria notturna con una voce profonda, gutturale, quasi imponente.

Il Rapper presenta anche brani di album che appartengono al suo passato artistico come Isola verde inserito in Gli ammutinati del Bouncin’.

Ci tiene ad introdurre i pezzi che canterà con una piccola didascalia, proprio come fa un insegnante con i suoi alunni.

Questa è la storia di Claudio – dice – di chi vuole fuggire per cercare un’isola feliceCon Scirocco si narra una storia di fuga da una provincia soffocante. Murubutu presenta Mara e il maestrale con queste parole: “Si tratta del pezzo che preferisco nel nuovo album. Vi canterò una vicenda dedicata a tutti i migranti, una piccola lezione di storia. Siamo tutti emigranti. L’Italia ha un solo colore.

Le rime di Murubutu si scagliano nell’atmosfera come colpi di una potente e silenziosa mitragliatrice.

Siamo arrivati a metà del concerto e il pubblico è ormai caldissimo. Segue ogni parola cantata in un coro unanime accompagnando la performance con semplici ondeggi di mani, di braccia.”Sono davvero stupito di essere qui e scoprire che conoscete a memoria le mie canzoni” dice l’artista quasi commosso. L’esibizione di Grecale è un coro collettivo di entusiasmo verso la bellezza della musica in rime. Il mare è l’elemento cardine dell’ultimo inciso di Murubutu. Il mare che ci separa, che ci avvicina, che ci porta cose nuove. Linee di Libeccio e Mari infiniti ci spiegano infatti l’importanza del mare all’interno della nostra vita. “Gli uomini superano i propri confini – dice Murubutu – uniti dalla stessa esigenza di trovare il proprio spazio“. Si viaggia attraverso racconti personali, collettivi, di storia della nostra patria. Martino e il ciliegio è dedicata infatti alla vicenda del terrorista Prospero Gallinari. “Si parla degli Anni di Piombo, ci tengo a dirlo – spiega il cantante.

Murubutu passeggia sotto fasci di luce davanti ad un pubblico che lo acclama e lo segue con lo sguardo. “Adesso vi presenterò un brano che non ha pretese filosofiche – dice – che vuole solo omaggiare la retorica della lingua italiana“. L’Armata delle tecniche (canzone che appartiene al periodo di collaborazione con la band La Kattiveria) è infatti una festa delle figure retoriche della poesia italiana. Un vero godimento per i cultori della lingua, per chi si incanta davanti al gioco delle rime che il nostro idioma può creare. Con I Marinai tornano tardi il live volge quasi al termine. Il pubblico è ipnotizzato in una comunione di intenti, in un respiro di profonda libertà. Murubutu concede un bis. Un’apoteosi di rime anima la festa per le orecchie dei cultori del genere. “Sono un appassionato di mitologia – dice prima di congedarsi – penso sia capace di raccontarci con freschezza molte verità sull’uomo“. Titanomachia de La Kattiveria chiude questo intenso live.

Tre sono gli appellattivi da affibiare a Murubutu. Erudito del Rap, filosofo dei popoli, storico delle periferie.

Un docente della musica, della lingua che ha molto da dire. E noi spettatori non possiamo fare altro che assorbire tutto il suo sapere, così come si fa quando si incontra un vero maestro.

Foto a cura di: Zoe Ferrara

Editor Review

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  • Pubblico

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  • Organizzazione

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