The Mon – Doppelleben

Data: 8 novembre 2018 |

Album Information

The Mon – Doppelleben

The Mon è il nuovo progetto solista di Urlo, voce, synth e basso degli Ufomammut, la band trio formato da Poia, Vita e per l’appunto Urlo, in attività dal 1999 e con 8 dischi in attivo di cui l’ultimo dello scorso anno (8).

Il substrato di provenienza è lo stoner, il doom passando per lo sludge ed il post metal, e l’album di debutto, Doppelleben, continua la scia musicale del metal, ma differenziandosi notevolmente. Il disco è stato pubblicato l’8 novembre per la Supernatural Cat.

La copertina dell’album è già tutto un programma: croci capovolte, goticismi abbastanza satanici, per un logo che fuoriesce squadrato e lineare come una sorta di compasso. Nel retro invece un’immagine in trasparenza e ripetuta della foto che autoritrae se stesso in maniera abbastanza inquietante.

Otto tracce tenebrose attraversano un sound piombato a scalare: si comincia con un incipit cupo e strumentale per approdare al cuore del disco abbastanza introspettivo.

C’è tanto degli  Electric Wizard nel riff di basso superelevato in volume di Salvator Mundi, associato ad un letto di elettronica composto da synth, echi, organetto alla lontana.

Il singolo Hate One I Hate è anticipato da un video di immagini in bianco e nero ritraenti paesaggi invernali e terreni arati, fino all’exploit di un incendio; è un ritrovarsi di più sentimenti, tra cui sicuramente la malinconia mescolata ad una buona dose d’odio.

Solo da Blut, si comincia ad ascoltare una voce che non si limita all’accompagnamento musicale, ma è del tutto scontato, come in tutto l’album, che a far da protagonista assoluto è il basso, strumento prediletto.

Non so se apprezzerà il paragone, ma sento tanto un approccio alla Depeche Mode nella costruzione armonica delle tracce, con un dosaggio, arguto, di industrial, ne è l’esempio  l’elettronicissima Relics, con riverberi acuti e vocals spiritici in sottofondo.

Non mi aspettavo di trovare, come in ogni one man band che si rispetti, la ballad romantica. Ecco Her, che inizia con un arpeggio acustico di chitarra, con distorsioni gravi e clavicembalo per creare contesti disincantati. Non vi aspettate un classico sound strappalacrime, il tutto è condito da una musicalità in minore ed in interventi vocali sinuosi ma decisamente noir.

Ho apprezzato tantissimo, nella traccia omonima il pianoforte associato a distorsioni screamo, da brividi ma emozionante.

Siamo dinanzi ad un metal (se così lo si può chiamare, ma avrei dei dubbi) per nulla grezzo, tutt’altro, il format è abbastanza ricercato in ogni sua forma, puntuale e preciso nell’associare suoni estremi a quelli più delicati, per far fuoriuscire un prodotto musicale contemporaneo ad un suono sintetico e poco analogico, nonostante la scelta di pubblicare l’album in forma vinile.

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