Mogwai @ Atlantico Live! 28/10/17

Data: 29 ottobre 2017 |

Mogwai Young Band since 1995: Still In 2 It. Time

Evento Information

Mogwai @ Atlantico Live!

Mogwai Young Band since 1995: Still In 2 It.

Arriva in Italia il tour mondiale a supporto di Every Country’s Sun, uscito il 1 settembre 2017 per la storica label di Glasgow Rock Action Records (tra gli altri Envy, Errors, Part Chimp), registrato presso i Tarbox Road Studio (New York). Un lavoro che secondo l’autorevole Pitchfork “contains the same bratty conviction that defined their greatest records, like there’s something truly at stake”. Il nono album in studio ha avuto una genesi lunga, e la benedizione di Dave Fridman (tra gli altri The Flaming Lips, Sparklehorse, Ok Go, Tame Impala, MGMT) ci aveva già fatto trepidare dal live del 2 giugno al Primavera Sound e tramite i video di un posatissimo Stuart Braithwaite che preannunciavano non un capolavoro, ma un album dei Mogwai.  Nessuno quindi poteva dirsi deluso, perché un nuovo disco vuol dire nuovi live ed è sempre un’esperienza assistere ai virtuosismi di chi ha dato un enorme contributo alla musica (almeno a quella bella) degli ultimi vent’anni, da quell’incredibile album d’esordio che è Young Team (senza Barry Burns, ma con la voce di Aidan Moffat in“R U Still in 2 It”).

Il live del 27 ottobre al Fabrique di Milano partiva proprio da quel 1997 aprendosi con Mogwai Fear Satan (registrata dal vivo al Chemikal underground 5º birthday partyGlasgow, 12-03-2000). La setlist prevedeva Cody, Ithica 27/9, New Paths To Helicon Pt. 1 e Rights Make 1 Wrong. Non c’erano dubbi che anche il giorno successivo all’Atlantico si sarebbe svolto un momento liturgico, e così è stato.

L’opening è affidato alle Sacred Paws, che hanno rilasciato quest’anno (ovviamente per la Rock Action), il delizioso e unconventonally Strike a Match (produttore Tony DooganMr. Beast vi dice qualcosa?- brani consigliati Everyday e la titletrack). La chitarrista Rachel Aggs e (ma quanto è brava?) la batterista Eilidh Rogers ci cantano di ansie giovanili(stiche) accogliendoci con un post punk mid ’00s autoironico che ha raccolto a pieno l’eredità e l’attitudine del compianto Papa Wemba. Per alcuni questa ilarità indie stona, ma i Mogwai hanno sempre affidato i loro opening a band orgogliosamente di famiglia, su tutte una menzione va agli Errors (con loro nei tour americani ed europei e stage come l’Eurosonic).

Nell’aria c’è perplessità, del resto l’assenza per malattia del batterista Martin Bulloch (sostituito in questo tour da Cat Myers) e la presenza del nuovo chitarrista Alex Mackay dopo il sofferto addio, dopo vent’anni di comunione di intenti, di John Cummings (il freddisimo comunicato ci ha fatto versare tantissime lacrime),  portavano a chiedersi, tra i fedelissimi della prima ora, cosa sarebbe successo.

Quello che doveva succedere, un live prodigioso e devastante.

La setlist non sarà delle mie preferite, ma aprire con 20 size è stato interessante. Siamo qui per assistere ai Mogwai nell’anno di Every Country’s Sun, non un passo indietro, penso. Per fortuna mi sbaglio, siamo qui per assistere (anche) agli stessi Mogwai del 2008: arriva I’m Jim Morrison I’m Dead da The Hawk Is Howling (ultimo lavoro della band scozzese per l’etichetta indipendente belga Play It Again Sam -che vanta artisti come David Lynch, dEUS e Joan As Police Woman ed un bellissimo artwork ad opera del nostro amico Aidan Moffat). Segue Party In The Dark: “All our hearts were sore / No fight left in this war / Before the ghostly chase / All those that rearrange”.

I cuori sono ormai aperti, arriva l’epica Ithica 27 ϕ 9 e fu sera e fu mattina e furono riff morbidi in G♯ e furono chitarre distorte. Superba intensità, momenti elettrici, attimi di introspezione. C’è da chiedersi quanto la gratitudine verso i Mogwai renda il giudizio sul live parziale. Per la risposta Barry Burns scomoda il romanticismo doloroso della sua Auto Rock da Mr. Beast (2006), quella che considero tra le open track più commoventi di tutti i tempi.

Lo speculare è tratto peculiare della band scozzese che chiude il live all’Atlantico da dove ha iniziato al Fabrique di Milano, arrivano le bordate inconsolabili dei primi tre accordi di Mogwai Fear Satan, una delle più incredibili prove di songwriting della premiata ditta Braithwaite/Aitchison: e furono feedback e fu noise.

Non è il migliore concerto dei Mogwai a cui abbiamo assistito, ma anche nei momenti meno lucidi la band scozzese è superiore a quello oggi in circolazione. La selezione fatta dall’ultimo disco (Crossing the Material Road live è un colpo a cuore) è nella sostenibilità di queste nuove presenze sul palco, e convincono meno su pezzi come Hunted By a Freak da quell’Happy Songs for Happy People (Matador Records, 2003), che con i suoi 42 minuti aveva insegnato al mondo che il post rock è quella musica che usa strumentazione rock per scopi non rock, per parafrasare Simon Reynods (Rolling Stone, The New York Times, The Guardian) che ha coniato quel termine nel 1994 quando ancora non aveva senso, quando ancora non c’erano i Mogwai (avevamo però Disco Inferno e Tortoise, va detto).

Ci prepariamo a vivere un giorno dopo un live dei Mogwai: fischio nelle orecchie, Come On Die Young in loop e la speranza di altri vent’anni così: non sempre perfetti, ma di altissima intensità.

Setlist:

20 Size

Im Jim Morrison I’m Dead

Party In The Dark

Battered at a Scramble

Ithica 27 ϕ 9

Crossing The Road Material

Hunted By a Freak

Raro Pano

Don’t believe the Fife

2 Rights make 1 Wrong

Auto Rock.

Old Poisons

Every Country’s Sun

Mogwai Fear Satan

Foto fonte: Instagram

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    90 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    85 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    85 Punti
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