I Ministri @ Gran Teatro Geox 6/04/2018

Data: 8 aprile 2018 |

I Ministri @ Gran Teatro Geox Time

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I Ministri @Gran Teatro Geox

Fidatevi dei Ministri, in tour al teatro Geox di Padova.

Pur bazzicando in questa città non mi ero mai ritrovata al Gran teatro Geox di Padova, effettivamente “grande” oserei dire, gigantesco. All’ingresso non ho trovato alcuna fila, eppure gli entree si sarebbero esibiti da lì a qualche minuto.

A calcare l’enorme palco per primi sono gli Endrigo, giovanissimi ragazzi bresciani che tessono nuove note dell’alternative rock italiano. Davvero una boccata d’aria rigogliosa. La band, fresca del nuovo album Giovani Leoni, tiene il palco con vitalità ed entusiasmo, facendo sì che si rivelassero vogliosi di nuova e pressante adrenalina. Nulla da dire sull’impeccabile impostazione vocale, sia negli acuti che nel growl graffiato, così come nella ritmica sferrata. Riff prepotenti e beat colorati dipingono una track list ironica e distorta: si passa dalla tanto sentimentale quanto energica Transenna alla simpatia irridente della Band death metal migliore di Brescia, in cui con pungente ilarità descrivono le difficoltà nel configurarsi icone metallare in contesti non appropriati. Non scherza nemmeno la cover Dammi una lametta che mi taglio le vene reconfigurata in chiave punk-rock e screamo. Il coinvolgimento del pubblico che a poco a poco confluiva nell’imponente sala, dapprima vuota, diventa tangibile, eleggendoli, in una sola mezz’ora d’esibizione, quale gruppo interessante e da scoprire.

In successione rapida ecco un altro bresciano, Pietro Berselli, questa volta accompagnato dalla band. Ad un anno e più dal disco Orfeo l’ha fatto apposta (2017 – Dischi Sotterranei), si rivela sommo interprete del suo disco d’esordio, sopraffino ed elegante, strutturalmente sinuoso e con liriche impegnate. Probabilmente, complice anche il confluire del pubblico in sala in vista del concerto più atteso, perde concentrazione non riuscendo a tenere bene il palco, e la stessa attenzione del pubblico è a livelli minimi. Ho ascoltato Pietro Berselli qualche mese fa sempre qui, a Padova, in una dimensione intima e privata, in duo acustico, ed era tutt’altra cosa. L’atmosfera troppo ampia pare abbia fatto perdere la riflessiva calma di cui necessita l’ascolto di questa musica. La bellissima Debole riesce comunque a squarciare un velo, procacciandosi un buon quantitativo di applausi. La cover di Pensiero stupendo merita il premio miglior interpretazione del concerto.

Luci che si accendono, tecnici impegnati a montare in velocità record, musica di sottofondo di ben altri tenori, tengono impegnati i 20 minuti di attesa per i Ministri, tra palpiti e dubbi. Tanti alla transenna discutono del nuovo disco Fidatevi (marzo 2018, Woodworm), criticandolo o esaltandolo, tra speranze di ricevere in pasto le nuove chicche ma soprattutto, come accade spesso tra i “puristi”, i pezzi di Per un passato migliore (2013 – GodzillaMarket), delineando un attesa mista nostalgica. Quando le luci si affievoliscono emerge una scenografia dettagliata, tra lo sfondo dello squalo, copertina dell’ultimo album, e fari che compongono scritte, i riflettori  illuminano pian piano il trio di rosso, questa volta accompagnato da altri due componenti, alle tastiere e alle chitarre, necessità armonica per una buona rivalsa di tutti gli elementi musicali che compongono l’album.

L’incipit è cupo e tenebroso, i bassi si elevano e presentano Spettri, mentre la sala affollata canta in sussurrato e poi urlato il ritornello incisivo:

Io voglio solo pagare una persona che
Che mi metta in ordine la vita
Che mi faccia da servo e da padrone
Che mi dica non è ancora finita

Crateri è automaticamente il secondo pezzo, non a caso è nata subito dopo Spettri: “Rappresenta il crollare, come il crollare a piangere da un momento all’altro, accorgendosi che tutto sommato c’è una grande paura che guida tutti i nostri comportamenti, sia quelli virtuosi sia quelli non virtuosi, che poi è la paura di essere abbandonati, dentro di noi […]”.

Purtroppo non è ad ottimi livelli  l’audio della sala, il pubblico cerca un appoggio urlando “Volume”, avendo la possibilità solo successivamente di gustare pienamente il live. Tuttavia, tanto vale provarci Comunque, recita il pezzo successivo allo start decisivo ma inquieto. L’irriquietezza si distende, è tempo di lasciarsi trascinare dal pogo concitante, tra elenchi di cose che non valgono niente.

La scaletta non delude i dubbiosi della prima ora, proponendo a 360° la storia ministrica, non disdegnando dunque nessun album. Emozione viva e condivisa sono i momenti de Il bel canto e Tempi bui, ove il più delle volte la voce di Divi viene ricoperta dalla voce del pubblico concitante.

Anche in questo tour i Ministri si presentano con la loro caratteristica giubba, trasudante fin dai primi pezzi per la foga con la quale cantano, suonano e si dimenano, correndo da un lato all’altro del palco, scendendo nel gap di divisione tra palco e pubblico e Divi, gettandosi in ripetuti seppur pericolanti stage diving. Tanta l’energia trasmessa da Dragogna, un vero animale da palco, scatenato per le intere due ore di concerto, così come quella di Michelino, con indietro questa volta anche di pad elettronici.

Dopo una breve pausa, l’encore scatena e scuote anche i più restii, tra Fidatevi, Noi fuori, Una palude, ed un colossal come Diritto al tetto.

I Ministri tengono il palco con maestria, interloquiscono con estrema sincerità con il pubblico, coinvolgendolo e abbracciandolo virtualmente, e, a riflettori spenti, dopo una mirabolante chiusura scenica, non resta che Abituarsi alla fine.

 

Foto fonte: Instagram

Editor Review

  • Performance

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    70 Punti
  • Pubblico

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  • Organizzazione

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