Mihretu Ghide & Panacea – Web interview

Data: 24 aprile 2017 |

Mihretu Ghide & Panacea

Mihretu Ghide canta l’integrazione con i salernitani Panacea

In un particolare momento storico in cui si alimentano razzismo e xenofobia e si invocano muri, barriere ed espulsioni di massa, la musica assume un ruolo fondamentale nella rigenerazione del tessuto sociale. Punto di incontro e confronto tra culture diverse, in grado di oltrepassare le frontiere e abbattere i pregiudizi, la musica si rivela infatti un incredibile strumento di integrazione.

Animati da questa curiosità e da questo interesse, noi di Music Coast To Coast abbiamo fatto quattro chiacchiere con il cantautore eritreo Mihretu Ghide che, arrivato sulle nostre coste dieci anni fa in seguito a un viaggio della speranza, ha incontrato la band salernitana Panacea, composta dai polistrumentisti Michele Longo e Casimiro Erario. Un incontro dal quale è scaturito il progetto world music che risponde al nome di Mihretu Ghide & Panacea.

- In che contesto è nato il gruppo? Quando si sono incrociate le vostre strade?

A Salerno, circa dieci anni fa, quando Mihretu arriva come ospite di un progetto S.P.R.A.R. per rifugiati politici. Segue l’incrociarsi delle strade con i Panacea di Michele Longo e Casimiro Erario, e la nascita del progetto Mihretu Ghide & Panacea.

- Nel 2015 avete pubblicato Zemen, un album di nove tracce cantato principalmente in tigrino, inglese, dialetto napoletano e siciliano. Cosa significa il titolo? Quali tematiche affrontate nei testi?

Nelle registrazioni di Zemen ci siamo avvalsi del contributo artistico di tanti musicisti che, grazie a canto, chitarre, basso, mandola, violino, marranzano, tammorra, tar, tamburello siciliano, sax, tromba, flauto e altro ancora, hanno incrementato la nostra tavolozza dei colori e arricchito timbrica, ritmica, apportando così sostanza melodica al disco.
I brani attingono principalmente alla struttura pentatonica tipica dell’Eritrea e del Corno d’Africa, su cui si innestano modelli stilistici di musiche tradizionali del Sud Italia e timbri dell’Africa subsahariana.

Zemen significa “secolo”. La parola sta ad indicare una metafora dello scorrere del tempo, e in qualche modo racconta il tortuoso percorso di Mihretu, purtroppo simile a quello di migliaia e migliaia di persone che scappano da guerre, regimi dittatoriali, o da condizioni di povertà, alla ricerca di una vita migliore. I temi delle canzoni sono incentrati soprattutto su amore, libertà, nostalgia per la terra e per i propri cari.
- Il vostro suono è molto suggestivo, all’ascolto vengono in mente le savane, i baobab, i tramonti mozzafiato del deserto africano. Vi riconoscete nella definizione di world music?

Racchiudere in una parola tutte le caratteristiche che una determinata musica può assumere non è mai semplice. Un’etichetta, talvolta, può sviare il lettore/ascoltatore e comunicare qualcosa di diverso da quello che uno si aspetta di ascoltare. Fatta questa precisazione, possiamo dire che ci riconosciamo nella World Music fatta di incontro, interazione, mescolanza tra musica etnica con suoni e modelli stilistici di diversa provenienza. Un nastro continuo di esperienze correlate e componibili.

– Quali sono i punti di contatto tra la tradizione musicale eritrea e quella campana?

Tra gli innumerevoli stili di musica etnica diffusi nel mondo non è difficile trovare caratteristiche analoghe, anche tra tradizioni di origine e di zona di provenienza opposta. Sicuramente la ciclicità, lo spirito d’improvvisazione, la trance, il rapimento estatico delle feste popolari sono aspetti comuni a tutta la musica dell’Africa orientale che ritroviamo anche in quella campana, e non solo.

In Guaila Partenope, traccia numero sette di Zemen, facciamo incontrare e interagire un ritmo guaila eritreo con la tammuriata napoletana: krar e koboro sposano i suoni e ritmi di tammorra e tricchaballacche, il canto in tigrino di Mihretu si alterna a quello in dialetto napoletano di Paolo Cimmino.

– Nel brano He is a friend, del quale avete pubblicato di recente il video, Mihretu canta che “i ribelli, i disobbedienti e i rifugiati sono portatori di credo, dignità e umanità“; un messaggio forte, che rinnova il vostro auspicio e il vostro impegno a favore di una società pacifica, inclusiva, multietnica. Riuscirà l’umanità a vincere questa sfida?

Il video di He is a friend, prodotto da Periferie Digitali con la regia di Peppe De Marco e Marco Coraggio, è stato presentato lo scorso 11 febbraio in un concerto “fatto in casa” e trasmesso in diretta streaming grazie a Roberto Virtuoso. Il testo della canzone è un invito all’accoglienza e alla solidarietà: non temete lo straniero, il diverso è un amico! Nel videoclip si vede un “blob” di potenti della terra, migranti, e fedeli di ogni religione raccolti in preghiera per la pace. In una scena viene offerto un melograno, prodigioso e prezioso frutto della natura che ritroviamo nel simbolismo di molte culture – ebraica, greca, babilonese, araba, cristiana – quale emblema di produttività, fertilità, ricchezza.

Purtroppo, finché gli immigrati saranno considerati come responsabili della nostra crisi economica e non come risorsa, non faremo altro che arricchire chi dal fenomeno delle migrazioni invece ne trae profitto nel peggiore dei modi: contrabbandieri e trafficanti di armi, droga, denaro sporco, esseri umani. L’atto del migrare è nel DNA dell’uomo. Da sempre ci si sposta alla ricerca di condizioni di vita migliori. Le potenze occidentali non possono agire in modo cinico di fronte a questa naturale attitudine, invece adottano politiche che già in passato hanno dimostrato ampiamente di essere fallimentari oltre che lesive dei diritti umani. Purtroppo, tra i politici, in troppi proclamano di adottare strategie disumane con l’unico scopo di allargare il consenso elettorale. C’è da stare molto attenti perché quest’odio crescente verso lo straniero, il diverso, ci sta traghettando verso la peggiore forma di società che si possa conoscere. Noi sognatori, forti del nostro ottimismo, facciamo quel che possiamo nella speranza che la nostra azione, apparentemente irrilevante, possa causare qualcosa che non ci aspettiamo, innescando processi a catena impensabili.

…e noi di Music Coast To Coast, sognatori per antonomasia, non possiamo che sposare quest’appello!

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