MGMT – Little Dark Age

Data: 14 febbraio 2018 |

Little Dark Age Track List

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MGMT – Little Dark Age

Gli MGMT tornano a sorpresa con un disco a sorpresa. Little Dark Age, uscito lo scorso 9 febbraio per Columbia Records, sancisce il ritorno di una delle band americane più eccentriche e meravigliosamente kitsch, se vogliamo, degli ultimi anni. Sono trascorsi ben undici anni (brr) dall’esordio col botto di Oracular Spectacular, un disco in cui erano presenti tre mega hit come Electric Feel, Time To Pretend e Kids, pezzi da base e ritornello-killer ben presto assurti ad inni generazionali da una vasta schiera di ventenni  (oramai trentenni, brr di nuovo), ma anche divorati da jingle e spot pubblicitari. Anni addietro, quel trittico si sentiva un po’ ovunque, e si parla non di preistoria, ma quasi: nel 2007 non erano ancora esplosi i social, né gli smartphone, e gli stessi ventenni di quel tempo neanche immaginavano a cosa saremmo andati incontro. Ad una Little Dark Age, a pensarci bene.

Andrew VanWyngarden e Ben Goldwasser sembrano essere ritornati con una nuova linfa, il disco inizia con una scaricata di synth pop rigenerante quanto una doccia ghiacciata in un afoso mattino d’agosto: She Works Out Too Much è già un gran bentornato. Quasi Daft Punk-esca la title-track, Little Dark Age, mentre la base di When You Die sembra presa in prestito da China Girl del Bowie più pop. Pop è un po’ la parola chiave ed il mood generale del progetto, mentre sembra essere sparita la patina psichedelica distribuita un po’ qua e là come un marchio di fabbrica a volte un po’ troppo forzato. Se Me And Michael corre su binari decisamente rassicuranti in tal senso, ecco giungere TSLAMP, decisamente fuori da ogni canone, sebbene i coretti sognanti strizzino l’occhio addirittura agli Abba. Curiosamente, il pezzo migliore è Days That Got Away, un intermezzo strumentale trance da ascoltare in loop, mentre i vocoder di One Thing Left To Try sono meravigliosamente eighties, e non c’è altro da aggiungere.

Sono trascorsi cinque anni dall’ultimo omonimo album degli MGMT. Dall’exploit iniziale, i tempi sono cambiati, come dicevamo inizialmente. Pochi anni, ma importanti, fondamentali, in un certo senso. La musica è cambiata, ma è cambiato soprattutto l’atteggiamento, l’attitudine di fare musica, di ascoltare musica e di viverla. Il gruppo sembra tornato ad un certo entusiasmo da esordienti. Certo, mancano le hit pazzesche di Oracular Spectacular, ma siamo cresciuti un po’ tutti, e Little Dark Age è una gran bella sorpresa, anche leggermente, ormai, insperata. Mai come in questo caso, dal più profondo dei nostri timpani: bentornati.

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