Mèsa – Web Interview

Data: 7 giugno 2018 |

Mèsa – Web Interview

Mèsa, di grazia e irriverenza.

Mèsa, giovane cantautrice romana, fa il suo esordio con Touchè, casa Bomba Dischi. Un album che risponde con piacere ai canoni del cantautorato rock-pop, per un talento che sta riscuotendo ampi consensi. Eccovi le nostre chiacchiere in merito.

Touchè. Un gesto che non è un dito puntato contro, ma è onesta ammissione di aver sbagliato. Come mai la scelta di voler scrivere di queste situazioni?

Non è stata una scelta, sono le situazioni della vita che mi hanno ispirato a scrivere questo disco, molto naturalmente.

Touchè è un disco di sconfitte, aspettative disilluse, obiettivi che tentiamo di raggiungere, a vuoto. Volendo essere grossolani, parla di perdenti. Non fraintendermi, Dio salvi i perdenti, hanno di gran lunga cose più interessanti da raccontare di chi prova e riesce. Cosa vende di più nella musica, le storie di successo o quelle di fallimenti? (Vero è che le canzoni più belle nascono da grandi delusioni, specie quelle in amore). Hai una spiegazione pseudo scientifica/emotiva a tutto questo? Sì lo ammetto, è una mia stupida curiosità.

Ma tutti perdono qualcosa ogni tanto, che sia una persona, un lavoro, un posto, un’emozione o un mazzo di chiavi. Non credo che sia un disco che parla di perdenti, è un disco che parla di cose che succedono e di come io mi rapporto ad esse. Credo che anche il più vincente dei vincenti possa ritrovarsi nelle cose che dico perché appunto parlo di contingenze.

Le canzoni più belle sono quelle che nascono da un’emozione forte che si vuole raccontare, secondo me e molto spesso le emozioni forti sono legate alla perdita. Cioè, per quanto sia più bello passare una domenica con gli amici a magiare la pasta al sugo e suonare la chitarra, quell’esperienza di leggerezza difficilmente potrà ispirarti a scrivere qualcosa di toccante come quando invece passi una domenica a mollarti col tuo ragazzo/a. O almeno per me adesso è così, poi chissà!

Scorrendo tra le tracce, la testa va alle sonorità e alla verve delle cantautrici che hanno illuminato gli anni 90’. Cosa c’è secondo te ancora da scoprire, o quanto meno nuovamente illuminare.

Si sicuramente c’è molto quel mondo là però ci sono tante altre cose più sotterranee. Tipo il post-rock o il jazz o il cantautorato sud americano, per dirne qualcuna.

A chi pensa per capire e più pensa meno capisce, a chi guarda sempre l’ora, che non è mai quella giusta. Eccomi, presente. Personalismi a parte, penso sia un pezzo scritto volutamente per essere il più concertato possibile. Quanto conta il fine empatico con chi ascolta nel tuo processo creativo?

Nella fase della scrittura non me ne preoccupo molto, cioè scrivo delle cose che valgono per me però poi ovviamente arrivano agli altri nel modo in cui gli altri vogliono che arrivino. Con questo non voglio dire che voglio essere criptica o non compresa, anzi mi rende molto contenta il fatto che gli altri poi mi dicano che delle mie parole li hanno particolarmente colpiti. L’empatia in questo senso è una cosa bellissima, altrimenti le canzoni me le canterei da sola in cameretta!

Ti ostacola nel voler raccontare cose che fanno parte solo del tuo vissuto, o che comunque in cui non tutti si possono ritrovare?

Magari non ci si ritrova un bambino di 10 anni in quello che dico, ok. Magari c’è bisogno di analizzarle un po’ le mie parole però sono sicurissima che sono emozioni che tutti hanno provato o se non le hanno ancora provate le proveranno nella loro vita. Insomma alla fine si parla quasi sempre di amore mica di biotecnologie

Ultimamente, mi son ritrovata ad intervistare, con mio grande piacere, musiciste. Mi sento in dovere di chiedere anche a te di quest’aspetto. La componente femminile nella musica italiana scarseggia. Facciamo rientrare questo fenomeno nel trend generale che ahimè attanaglia l’Italia, o secondo te ci sono altre spiegazioni? Cosa puntare a colpire che scardinare questo primato maschile?

Purtroppo a questa domanda – molto frequente – non so mai cosa rispondere. Riconosco il problema ma non so dargli una spiegazione… quello che credo è che ci sono tante ragazze che suonano e scrivono ma nel mondo della musica indipendente italiana emergono molto meno degli uomini. Alla fine nel mainstream non è così: è pieno di donne. Forse in generale la donna ha più timore dell “avventura” che richiede la vita del musicista, forse è più legata a certe sicurezze o comodità. L’altro giorno ho suonato a bologna e mi hanno fatto i complimenti perché ero lì da sola, cioè perché nessuno mi aveva accompagnato… La cosa mi ha lasciato abbastanza basita però se la percezione è questa forse la paura è la stessa. Boh, non ne ho idea però mi ha fatto riflettere. Quindi punterei sull’avventurosità per incoraggiare le quote rosa nel mondo della musica italiana!

 

Foto a cura di: Matteo Casilli (via Facebook)

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