Mèsa – Touché

Data: 19 marzo 2018 |

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Mèsa – Touché

Touché, come dice lo schermitore colpito dall’avversario, ammettendo la sua inevitabile resa: questo il titolo del primo disco di Mèsa. La cantautrice romana Federica Messa, 26 anni, dà alle stampe il suo album d’esordio, in seguito ad un EP omonimo pubblicato l’anno scorso. Undici tracce di puro cantautorato acustico che non disdegna (anzi) influenze alt-rock e distorsioni, il tutto tenuto a battesimo da Bomba Dischi, casa di Calcutta, Giorgio Poi, Pop X (per intenderci). Vediamo nel dettaglio.

Ma quanti denti hai? Non me lo ricordavo. Ma quanti sbagli fai? Non me lo ricordavo”, canta Mèsa nel brano apripista, Non Me Lo Ricordavo, e sembra già essere lei ad avere il coltello dalla parte del manico. Più che storie, i brani di Mèsa sembrano frammenti, stream of consciusness, suggestioni quasi elencate su un tappeto onirico di chitarre acustiche. Trama che incontra diversi scossoni nelle successive Lividi A Pois, fino ad A Chi, pezzone influenzato da una buona dose di rock nineties. “Mia, sono solo mia”, ripete in La Colpa, come a smettere improvvisamente i panni della cantautrice folk dimessa, che acquista una nuova consapevolezza, mentre Il Mare Tra Il Dire E Il Fare, forse il pezzo migliore del set, presenta la tanto attesa esplosione di chitarre elettriche e percussioni. Comune denominatore dei brani, una certa non voglia di sgomitare per attirare l’attenzione. Basti pensare al primo singolo scelto, Oceanoletto: un brano che parte da uno strumentale di oltre due minuti e posto, per giunta, in coda alla tracklist.

Touché, ammette Mèsa, ma di certo sa difendersi bene. E lo fa a suon di brani a metà strada tra Cristina Donà e Natalie Merchant, più che la tanto blasonata Levante. Sì, ok, il paragone con la cantautrice/star-di-instagram vi verrà in mente più o meno intorno alla seconda o terza traccia, ma più per una questione vocale, che prettamente stilistica. Touché è un disco d’esordio che colpisce per maturità e precisione, per classe ed eleganza. Mèsa non sgomita, ammette di essere vulnerabile ed allo stesso tempo usa l’arma della parola per controbattere e stendere l’avversario, ma lo fa sempre in punta di piedi, quasi sussurrando. D’altronde, La bellezza delle cose ama nascondersi, come diceva una certa cantantessa, ormai oltre vent’anni fa.

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