Meeting del mare giorno 2

Data: 7 giugno 2015 |

Meeting del mare giorno 2 Time

Evento Information

Purtroppo, anche l’ultimo giorno del Meeting del Mare si è distinto per il mal tempo.
A causa della pioggia e del vento forte, ovviamente le attività sono state ritardate e il meteo ci ha costretto ad aspettare con tanta impazienza la fine della tempesta.
Quando le nuvole hanno lasciato abbastanza spazio al sole, una volta preparati e dopo aver contattato dei membri dello staff, ci siamo recati alla postazione Jam Camp, in riva al mare.

Seduti al bar, intervistati dall’ufficio stampa del Meeting, c’erano Lo Stato Sociale e i Kutso, i quali, dopo un soundcheck sul main stage, hanno risposto alle domande dei curiosi, confrontandosi reciprocamente e con il pubblico.
Salutati i primi e intervistati i secondi, siamo andati a ispezionare il palco principale, che intanto aveva già cominciato i live con Bludiklein, I treni non portano qui, Morris Goldmine e Freschi, lazzi e spilli.
Passati per il backstage, che tra l’altro ha a disposizione degli schermi connessi in tempo reale con i concerti, e giunti alla postazione, ci lasciamo all’ascolto di Riky Anelli & Good Samaritans. La band, originaria di Treviglio, suona folk e cantautorato, con sonorità che, nonostante l’origine bergamasca, mi fa venire subito in mente le influenze del mediterraneo.
Stessa cosa per i Molotov d’Irpinia, che hanno proposto un folk più duro, tendente allo ska/rock. Nonostante l’inizio dell’esibizione fosse “fuorviante” – pad e synth elettronici per diversi secondi -, il gruppo ha saputo stupire e dare un’ottima prova di sé.
I Cilento Rootz hanno cantato a squarcia gola proprio su uno dei palchi che li ha partoriti, ribandendo il legame che hanno con la propria terra. Il duo di voci è accompagnato dalla console, che spazia con le parole tra vari generi musicali.
Così si è concluso l’opening act numero due, con generi che tendenzialmente sono simili, incontrati al riflesso della luna sul mare di Marina di Camerota.

Adesso, è il turno dei KutSo, che avevamo già incontrato ieri.
Donatello Giorgi entra vestito di tutto punto con una maschera di Mike Buongiorno e una grande ruota della fortuna attaccata dietro la schiena, imbracciando la chitarra. Gabbianelli è già vicino al microfono, accompagnato da Luca Amendola al basso e da Simone Bravi alla batteria. Tutti insieme iniziano un’improvvisazione introduttiva alla “KutSo di Cane”, il cui stile mi ricorda molto gli Elio e Le Storie Tese.
Matteo interpreta in maniera teatrale ogni pezzo, coinvolgendo il pubblico e non lasciandolo mai solo; addirittura prende un ragazzo  dal palco “lo usa” per ballare e chiamare gli stacchi di batteria..
I loro testi sono scherzosi e irriverenti, così come il loro stile e i temi che trattano sono a 360° gradi.
“Questa società” mette in luce tutti i meccanismi  e le contraddizione dell’età in cui viviamo, raccontati attraverso delle musiche rock e, a tratti, bebop. Ed è su questo pezzo che Gabbianelli e Amendola si danno un bacio a stampo.
E lo fanno senza troppi giri di parole, evidenziando con molta semplicità ciò che accade nella vita di tutti i giorni. “Io Rosico” è un po’ il ribaltamento di Voltaire. Nonostante “quello che ti piace mi fa schifo”, è comunque “bello litigare tra un insulto e un altro”.
Addirittura, la serata prende una svolta funky-rock con “Aiutatemi”, pezzo estratto dal primo album Decadendo (su un materasso sporco).
Ma c’è anche spazio per l’amore, per “Marzia” ed “Elisa”, intonate dagli acuti di Matteo e dai cori del resto della band.
Anche se il concerto è arrivato all’ultimo pezzo, c’è ancora spazio per tante sorprese. Dopo aver coinvolto ancora una volta il pubblico – riescono addirittura a far sedere l’intera piazza! -, si lanciano in un balletto improvvisato, che manda letteralmente in visibilio il pubblico. Sicuramente è questa la migliore prestazione a cui ho assistito in questi due giorni di Meeting.

Quando i presentatori nominano Lo Stato Sociale, il pubblico esplode e intona Bella Ciao.
Scelgono “La felicità non è una truffa” come pezzo di apertura, anche se sono deluso dalla qualità del suono, con gli strumenti che sembrano coprire eccessivamente le voci.
Poi è il turno di “Piccoli incendiari non crescono”,  canzone di impronta pop estratta dall’album L’Italia Peggiore.

Come al solito, sono sempre presenti invettive politiche e sociale, arrivando a schierarsi apertamente contro la Mafia. Il rapporto con il loro “apparato intellettuale” è rinsaldato con l’esecuzione di “Io, te e Carlo Marx”, manifesto romantico del cantautorato politico.
Purtroppo, però, rispetto all’album, l’esibizione live è molto diversa e sembra allontanarsi dalle dinamiche grezze e punk, per lasciare più spazio ai suoni elettronici. Anche se con “Cromosomi” si lasciano andare ad un intermezzo elettropsichedelico. Questo sicuramente perchè la piazza ha bisogno di ballare e dimenarsi, e ancora non si è fermata.

“Questo è un grande paese” è lanciato da un tappeto synth a ritmo pop ed enfatizza i paradossi che si verificano da un po’ di tempo a questa parte nel nostro paese, dove “tutte le strade portano affanculo; Vieni da noi, l’Italia è una repubblica fondata sulla Germania”. C’è anche tempo per  “C’eravamo tanto sbagliati”, singolo che è stato in cima alle classifiche di iTunes per molto tempo, con uno stile che mischia tendenzialmente sfumature reggae/ska ed elettroniche.

Il rapporto con i fan è un altro pilastro centrale della band, i quali cantano all’unisono tutti i pezzi, rispondono agli slogan – es. Chi non salta è Salvini! – e ricevono “in regalo” un salto del cantante tra il pubblico, autografi e foto.

E così si chiude il Meeting del Mare 2015, e con lui anche la nostra permanenza, con Lo Stato Sociale e una marea di cordiandoli che piovono su un pubblico che segue il festival da ben diciannove edizioni.

 


Editor Review

  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    75 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    75 Punti
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