Meeting del mare 2015 giorno 1

Data: 6 giugno 2015 |

Meeting del mare 2015 Time

Evento Information

Dopo aver viaggiato per circa due ore, viaggiando per l’itinerario più scomodo – i tornanti delle montagne – ma suggestivo, siamo arrivati a Marina di Camerota. Il paesaggio è mozzafiato, con il paese che s’insinua tra la banchina portuale e il promontorio che si tuffa a picco nel mare, mentre già si intravede da lontano il backstage del palco del Meeting del Mare 2015.

L’accoglienza dello staff è calorosa e, una volta sbrigate piccole faccende burocratiche, ci rechiamo verso il campeggio Lentiscella, che sarebbe stato il nostro accampamento per tutto il weekend. Una volta montata la tenda da veri #coaster, però, il tempo ci ha giocato un brutto scherzo. Per tutto il pomeriggio,  un forte temporale non ha permesso né a noi né al Meeting del Mare di iniziare le nostre attività.

Intorno alle 20.00 ci siamo recati al palco, a 10 minuti di cammino dal camping, attratti dal suono della musica che iniziava a levarsi in alto da lontano. L’opening act stava per iniziare e, per ogni gruppo della scaletta, è prevista l’esibizione di tre pezzi.
I Bludiklein erano agli ultimi secondo della loro esibizione quando ci siamo piazzati alle nostre postazioni. A seguire, i Fiori di Hiroshima, gruppo pisano dai suoni Indie/Alternative Rock.
Gli Scretch, con la loro critica alla società odierna, al culto dei soldi, in cui emerge che l’Italia vi appartiene a pieno titolo, portano un po’ di rock sul palco, con un trio chitarra, basso e batteria. Un inizio serata non male, dettato da qualche errore tecnico e dalle dinamiche troppo invadenti di questi primi tre gruppi.
I Disphere, invece, nonostante suonino un genere “duro” – siamo nei regni del post core -, hanno più padronanza nel incastrare tra loro i vari strumenti e i loro volumi, che risulta in un prodotto curato, originale e coinvolgente.
L’esibizione viene completamente capovolta dagli Happy M.I.L.F., un progetto di hip hop sperimentale formato da ben 8 elementi. A presenziare il meeting ci sono solo 5 elementi (trio di voce, violino/synth e console) che Riescono a far cantare e ballare il pubblico al ritmo della loro musica. Sono le 21.00 e la piazza si sta riempiendo pian piano.
Poi, direttamente dalla Calabria, i Syndrome entrano irruenti sul palco. Sono un gruppo funk, con testi sia in italiano che inglese; e spaccano di brutto. Il cantante si agita e salta sul palco, lanciando al pubblico braccialetti fluo per far alzare e battere le mani, e a tratti mi fa venire in mente le metriche di Serj Tankian.
Non avevo mai sentito parlare dei Cento, band alternative rock di Firenze, che attraversano vari temi, dal “Wrong Side of the Ocean”, fino a “100 ways to love”. Come non avevo neanche sentito mai parlare de Il Sogno di Ilse, gruppo che trova forte ispirazione nelle tragedie greche, nelle maschere, in Pirandello e nel teatro in generale. Tali influenze si riscontrano nell’esibizione live, che sembra un atto teatrale, con costumi di scena molto accurati. Il sound è a tratti cupo, nonostante si professino un gruppo di genere Musica per Elfi, Anziani, Bambini, Disadattati, Fantasmi, Folletti e Rane.
Poi, c’è tempo per Due minuti d’odio. Appartenenti al grande calderone del rock partenopeo, ciò che più mi ha colpito di questo gruppo è l’uso che fa delle parole, gli incastri metrici e fonici delle rime che cantano. Dopo aver lanciato – cioè, regalato – un cd al pubblico, lasciano spazio all’ultimo gruppo dell’atto d’apertura del Meeting.
Si tratta dei Dada Circus, vincitori del Jam Camp del Meeting di giovedì 4 maggio. Le influenze sembrano essere prettamente reggae e ska, e il cantante/front-man gioca ad incastrare la voce con i fraseggi di tromba. Il pubblico, nonostante l’attesa per il main event, sembra aver dimenticato del tempo trascorso e anche io rimango a bocca asciutta.

Poi, arriva il momento. I Verdena tornano in Campania per un’altra tappa del loro tour “Endkadenz Vol. 1”. Quasi due ore di show del trio bergamasco, accompagnati da Giuseppe Chiara, ventiseienne reclutato tramite un annuncio sul web. Come di consueto lo spettacolo inizia con la opening del disco, “Ho una fissa”, uno dei brani che rimarca chiaramente il sound caratteristico della band, seguita dal primo singolo di  “un po’ esageri” da molti considerata una “nuova muori delay”.

Dopo un veloce cambio di strumentazione, è la volta di “Sci desertico”, dove iniziano i primi problemi tecnici legati al violin bass di Roberta che a metà pezzo smette di funzionare. “Scusate, che Dio ce la mandi buona!”, scherza la bassista. Dopo qualche tentativo, si passa poi a “loniterp”, primo dei cinque brani estratti dalla precedente lavoro datato 2011, ma purtroppo tornano i problemi legati al basso e la band riesce a malapena a chiudere il brano.
Nuova interruzione e nuova simpatica parentesi… Alberto:Roberta va ad intermittenza stasera, più che una bassista è uno strobe!” e Roberta: “Appena capiamo il problema giuro che torno, ma per adesso ogni tanto vado via”.
Sfortunatamente, con “Vivere di conseguenza” la situazione diventa insostenibile per Alberto, che all’ennesima interruzione si alza dal piano elettrico e va via per una manciata di secondi, tornando poco dopo e riprendendo a suonare convinto che il problema fosse risolto. Ma, resosi conto che anche quel tentativo è risultato in un fallimento, decide di non ricominciare per la terza volta il brano e lo salta, intonando “contro la ragione” che per fortuna fila  senza intoppi fino alla fine. “Per sbaglio” è subito seguita da “Derek”, “Miami safari” e “Sotto prescrizione del Dottor Huxley”, finchè Alberto non prende la chitarra acustica per l’ormai già classica “Nevischio”, “Angie” e “Canzone ostinata”.
Tornati elettrici, è la volta di “Inno del perdersi”, uno dei miei pezzi preferiti di Endkadenz Vol.1 e, a sorpresa, almeno per il sottoscritto, “Dentro sharon” (da “verdena” del 1999) iniziata da uno sempre più spazientito Alberto.
Egli, infatti, prende a suonare senza aspettare neanche che Roberta finisse di sostituire l’ennesimo cavo. Addirittura, prima di dare il via a “puzzle” esclama: “se non funziona un’altra volta io me ne vado” segno che ormai la pazienza era arrivata al limite”.
Su “miglioramento” le cose sembrano andare meglio e ne si ha la certezza su “rilievo”, che come al solito è seguito da una lunga serie di suoni e rumori elettronici che annunciano la pausa.
Tornati sul palco, apparentemente rasserenati, vanno letteralmente a mille, con un altro estratto da requiem del 2007, “Il caos strisciante”, cantato a squarciagola dalla maggior parte delle persone che mi circondano, me compreso. “Luna” -primo ed unico estratto stasera da “Il suicidio dei samurai” del 2004- sortisce esattamente gli stessi effetti del brano precedente. In chiusura è il turno della solita “Funeralus”, che chiude il disco ed anche la stragrande maggioranza dei concerti di questo tour iniziato a febbraio di quest’anno.
In tutto ciò, gli spettatori hanno saputo fare la loro parte supportando a gran voce il gruppo (specialmente Roberta) e questo è stato forse il fattore determinante che ha spinto i ragazzi a non rinunciare al concerto a causa dei problemi tecnici. Al di là delle complicazioni con il basso, c’era la solita cura maniacale del suono che ormai è propria alla band, il solito set infinito di effetti per chitarre, basso e voci perfettamente miscelati tra loro e la consueta grinta che chi conosce i brani ha ben presente. In definitiva una bella serata musicale.

Prima di tornare al camping, però, c’è ancora tempo per passare in spiaggia per fare visita alla jam. Quest’ultima, prima di cominciare, è stata aperta da un’esilarante esibizione dei KuTso, che hanno fatto sgolare e divertire i pochi presenti. Dopo di loro e prima della buonanotte, tocca a La Rua Catalana, che si esibisce con qualche pezzo del nuovo album. Sonorità che mi ricordano i Beatles e i Jethro Tull, mescolate con un sound chiaramente Folk.

Un primo giorno davvero intenso, con un meteo che non ha aiutato, che ha messo alla prova pubblico, organizzazione e artisti. Nonostante ciò, il calore di Marina di Camerota si è fatto sentire e la serata è andata davvero per il meglio.

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-Articolo scritto in collaborazione con Alexandro D’Onofrio.

Editor Review

  • Perfomance

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    75 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Organizzazione

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    75 Punti
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