Matteo Fiorino – Fosforo

Data: 10 gennaio 2018 |

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Matteo Fiorino – Forsforo

Per Grazia Ricevuta

Il titolo di questa recensione non deve farvi pensare all’ultima ‘trasformazione’ dei CCCP, bensì deve darvi un indizio su quello di cui vi parlerò oggi. Questo perché ho tra le mani un artista che mi ha colpito, da subito, per due ragioni e la prima è proprio legata a tutto ciò. Andiamo per ordine: sto parlando di Mattero Fiorino, cantautore e musicista ligure che, a tre anni dall’esordio discografico (non artistico, percorso che invece ha radici ben più profonde del tempo) con Il masochismo provoca dipendenza, apre il sipario sul suo nuovo lavoro. L’album in questione è Fosforo che è uscito il 6 gennaio 2018 per la Phonarchia Dischi, e il primo singolo estratto è Madrigale, di cui vi stavo raccontando il video. Porta la firma di Mezzacapa che ha, appunto, usato gli ex-voto del Novecento, sfumandoli con il dovuto surrealismo di chi ‘gioca’ con l’antichità e la rilegge in chiave moderna. Fiorino è in gamba, e non solo nello scegliersi gli accompagnatori, tant’è che proprio in questo brano troviamo la partecipazione di IOSONOUNCANE, ma anche per un’altra ragione, che poi è la seconda di cui sopra. Mi piace il fatto che non abbia paura di affrontare le parole, di usarle senza timori.

Con il suo rock un po’ inglese, Fiorino ci parla di sentimenti, di difficoltà e lo fa concretamente, dando il nome giusto alle cose. Non ci gira attorno cercando di fare filosofia da due soldi, ma parla in faccia, diretto, con i piedi a terra, e lo fa nonostante si concentri sull’amore e sulla morte, tematiche che di filosofia, sicuramente, sono piene fino alla gola! Oltre a Madrigale, ho ascoltato ripetutamente Un Cubo che descrive perfettamente quello che succede ad una coppia che si deteriora e che può trovare scampo dalla realtà, attraverso linee orizzontali, verticali, attraverso la luce e il buio. Tutto maledettamente vero. Darmo racconta il ciclo della musica, i giochi in cui si incastra nella burocrazia della critica-fantoccio delle estati a Riccione, e nelle difficoltà delle scene scarne di popolarità dove gli applausi sono merce rara. Tutto maledettamente vero. E ancora Fosforo dove protagonista è la cronologia di laudatio funebris in cui si perde la considerazione di un uomo, quando a far da padrone è l’incoerenza, la fragilità spacciata come virtù malconsiderata e rea confessa di viltà. Tutto maledettamente vero.

Noi ci innamoriamo della musica anche per questo, perché sa dire la verità, noi ci innamoriamo della musica così com’è, tutta maledettamente vera.

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