Matteo Bennici – Solum

Data: 16 febbraio 2017 |

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Matteo Bennici – Solum

Ricordo di una Pasqua, di un uovo e una sorpresa: un caleidoscopio. Il mio tubo era di cartone, con degli specchietti disposti ad angolo e perline o piccoli oggetti in plastica alla rinfusa; non tanti, ma quando si girava il tubo era tutto un susseguirsi di riflessioni multiple, immagini simmetriche che variavano in maniera imprevedibile ad ogni minimo movimento. Una figata pazzesca insomma.

Solum di Matteo Bennici è esattamente questo: un caleidoscopio di immagini potenti ed evocative. Il violoncellista, bassista e compositore fiorentino mette in scena dieci racconti dagli imprevedibili risvolti con dieci tracce auto prodotte; un’anima di violoncello racchiusa in una cornice elettronica. Ed è inevitabile non esserne immediatamente coinvolti.

Comincia con un beat dubstep che piomba a sorpresa dopo un intro spiccatamente dolce, e col ritornello, Riot Song spicca il volo con un’apertura armonica che lascia entusiasti; le atmosfere si fanno poi orientali e avvolgenti con The Exodus e, come il nome rievoca, sembra proprio di assistere all’impresa di Mosè (altra perlina di questo tubo è la piena aderenza dei titoli delle tracce alle immagini che evocano nella mente di chi ascolta).

Tribalismi replicati con Repetita, mentre con Fitzgerald, quasi un intermezzo rispetto alla durata delle altre tracce con i suoi soli 1,29 minuti, gli alti di piano si invischiano ai bassi di synth; la trama diventa piuttosto avvincente con Sider e il dinamismo delle scene è elargito dall’alternarsi di arco e pizzicato, in Solum campionamenti effettati aprono la scena al basso elettrico.

Colonne sonore, tour, band, produzioni, Bennici ha tutto questo sulle spalle e lo dimostra ampiamente con una sapiente miscellanea di violoncello, contrabbasso, basso elettrico ed elettronica fatta di campionamenti, loop station quando esegue dal vivo; strategie necessarie per reggere la lunghezza delle composizioni e conferirgli dinamismo, ma non per questo scontate e banali.

Solum, un lavoro che lascia entusiasti e stupiti, carichi a tal punto che vien voglia di diventare registi per poter fare un film e vestirlo di questa musica; un’esaltazione da cose fighe insomma. Quelle cose fighe per davvero.

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