Materianera – Web Interview

Data: 3 aprile 2018 |

Materianera – Web Interview

Un sound eccentrico, una Materianera da smussare per diventare perfetta

In occasione della nostra rubrica dedicata agli artisti di grande talento di cui sicuramente sentiremo sicuramente parlare in futuro, abbiamo intervistato i Materianera: una band sui generis con grandissime potenzialità sia sonore che testuali. Dopo il primo EP “Supernova”, i Materianera hanno esordito ufficialmente con “Abyss”, un disco dal grande carisma.

- Per prima cosa, come di consuetudine nella nostra rubrica, dobbiamo obbligatoriamente chiedervi: chi sono i Materianera?

I Materianera sono tre culture diverse, tre componenti musicali, tre personalità differenti, tre mondi racchiusi in uno solo. Questo è stato inizialmente uno scoglio da superare, poiché non ci identificavamo in un unico genere musicale… adesso è la nostra forza!

Possiamo dire con certezza di aver trovato il nostro equilibrio tra i synth di Davide, la voce di Yendry e le ritmiche di Alain.

- Dal 2015 con Supernova al 2018 con Abyss, cosa è cambiato nel vostro modo di concepire la musica e il sound?

Da “Supernova” crediamo di essere maturati, sia a livello di produzione musicale, sia a livello personale. Come esseri umani ci evolviamo, creiamo un’affinità speciale con le persone con cui passiamo molto del nostro tempo e questo si rispecchia nella musica. “Abyss” è un lavoro più maturo e consapevole rispetto all’EP precedente. Abbiamo osato di più in tutto… melodie, suoni, registrazioni di fenomeni naturali come l’acqua, strutture dei brani… l’abbiamo vissuto intensamente anche fuori dallo studio e come sempre abbiamo puntato a fare la musica che piace a noi, per questo siamo molto legati a questo disco.

- Per quanto riguarda i live? Che differenze avete notato?

Il live è sempre stato una fase di crescita per noi. Da quando abbiamo iniziato a suonare ad ora sono cambiate molte cose… siamo in continua ricerca per quanto riguarda gli strumenti che utilizziamo. Ad esempio Yendry userà un “guanto musicale”, Remidi Pro T8, che funziona tramite bluetooth e le permette di mandare dei suoni precedentemente scelti e caricati.

Ci piace l’idea di costruire un live che sia un’esperienza diversa rispetto all’album, perciò giochiamo molto con le strutture dei brani, i loop e la voce.
Stiamo lavorando ad un progetto visual per il live… ma è ancora tutto in cantiere.

- Trovare l’amalgama in un gruppo è sempre un punto di arrivo e contemporaneamente di partenza. Voi siete tre personalità diverse con background differenti. Qual è secondo voi l’ingrediente segreto per raggiungere un buon risultato?

L’ingrediente segreto è composto da diversi fattori: il tempo sicuramente influisce molto, la costanza nel trovarsi in studio per suonare insieme e poi una cosa che stiamo imparando è il non mettere barriere, ma lasciare esprimere i propri compagni, perché ognuno di noi ha delle caratteristiche particolari e può aggiungere tanto al progetto. Questo non può che essere positivo!

- Yendry Fiorentino, autore dei testi del gruppo, un passato ad X-Factor e una carriera che ha visto diverse occasioni per risplendere. Vorrei parlare con te della parte testuale dei testi. Concettualmente quando scrivi a cosa ti ispiri?

Mentre in “Supernova” la mia scrittura era astratta, in “Abyss” sono riuscita ad aprire la mia sfera personale e trattare temi a me molto vicini, come il rapporto inesistente tra padre e figlia, la maternità in età adolescenziale, problemi familiari dovuti al contesto sociale sud-americano…

Un anno e mezzo fa sono stata a Santo Domingo dopo molti anni, un viaggio per ritrovare quel pezzo mancante del mio lato dominicano, conoscere la mia famiglia, tornare a quelle che noi chiamiamo radici. Questo ha contribuito molto alla mia scrittura… sono sempre stata molto insicura per quanto riguarda i testi, ma grazie ad “Abyss” e alla crescita di consapevolezza, sono riuscita ad esprimermi.

- Da dove viene la necessità di raccontare? Puro esercizio di stile o ispirazione che necessità di sbocchi per esprimersi?

Credo che il bisogno di raccontare venga da due fattori: l’ispirazione che si trova nella quotidianità e il senso del dovere nel trattare temi tabù.
Per quanto riguarda la prima, ho dovuto intraprendere un percorso per riuscire a prendere il vissuto di tutti i giorni e trasformarlo in testo, buttandoci dentro emozioni, sensazioni, fastidi e verità. Cantare è come denudarsi e per farlo, c’è bisogno di coraggio e consapevolezza… io ci sto lavorando.

La seconda, invece, deriva dall’essere artisti in generale. A mio parere l’artista ha un ruolo ben preciso all’interno della società, perché ha la possibilità di essere ascoltato e ha la libertà di usare il linguaggio che più lo rappresenta per portare un messaggio… nasce quindi un senso di responsabilità nei confronti del proprio pubblico. Così come Nina Simone cantava a favore dei “Civil Rights” ad esempio. Oggi i temi saranno differenti, ma se non ne parlano gli artisti, chi può farlo?

Ovviamente io non sono ancora a quel livello di responsabilità, ma se guardo al futuro, mi piacerebbe potermi definire “artista” in quel senso.

- La scena italiana, ma soprattutto torinese, dove siete di casa, come sta rispondendo al vostro disco? Cosa vi sta dando in questo momento?

Per ora, abbiamo avuto riscontri positivi sul disco.

Torino è una città molto attiva a livello musicale e culturale e la nostra data di presentazione del disco sarà il 13 aprile al Blah Blah, poi speriamo di riuscire a portare “Abyss” anche fuori casa!!!

- Citando Lo Stato Sociale: “Mi sono rotto il cazzo dei critici musicali”, voi cosa ne pensate della critica musicale? (Sì, ne facciamo parte anche noi)

La critica musicale, come tutte le critiche, va suddivisa in costruttiva e non. Si torna alla responsabilità dei critici nei contorni del proprio pubblico, magari noi che siamo musicisti ascoltiamo anche gli album peggio recensiti, ma molte persone li escludono a priori e questo potrebbe essere un peccato.

Ci è già capitato di ricevere alcune critiche negative (costruttive), che ci hanno dato diversi spunti su cui lavorare.

- E della nuova leva del cantautorato italiano?

Un nome su tutti: Brunori Sas.

- La scelta dell’elettronica per il vostro disco è anche volontà di volersi spingere fuori dai confini nazionali o principalmente un desiderio di voler mostrare che nella penisola un’altra musica è possibile, esiste, e suona da Dio?

Possiamo dire entrambe le cose?!?
La scelta dell’elettronica è una scelta naturale, perché è la musica che ascoltiamo.

La scelta dell’inglese è un modo per non porci barriere linguistiche e poter portare la nostra musica un giorno all’estero. Ci piacerebbe in futuro sperimentare anche con lo spagnolo e qualche lingua indigena, inserendoli in alcune tracce.

Percepiamo un grande fermento elettronico in Italia e siamo felici di farne parte e di poter, nel nostro piccolo, dimostrare che anche qui funziona!!!

- Diteci, per ognuno di voi, una canzone imprescindibile nella vostra playlist ideale.

Alain: Gaou di Magic System

Yendry: Love What Happened Here di James Blake

Davide: Eating Hooks di Moderat

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