Massive Attack @ Fabrique 13/02/2016

Data: 15 febbraio 2016 |

Massive Attack live: sonorità cupe che infondono speranza Time

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Massive Attack live: sonorità cupe che infondono speranza

Sono le dodici e venti di sabato 13 febbraio: Milano ci accoglie con il suo freddo abbraccio grigiastro. Mancano circa sei ore all’apertura dei cancelli del Fabrique, il locale che ospita la doppia data milanese (la prima si è tenuta il 12) dei Massive Attack, collettivo britannico guidato da Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Marshall, in questo mini tour italiano (terzo appuntamento a Padova il 14 febbraio). Non è bastato riascoltare la loro discografia durante il lungo viaggio da Salerno per placare quella che io chiamo “ansia preconcerto”, amplificata poi dall’uscita di Ritual Spirit, un EP con quattro tracce pubblicato a sorpresa il 28 gennaio che non ha certo deluso le aspettative. Quando i raggi di sole fanno capolino tra le nubi e brandelli di azzurro danno un tocco di colore alla selva metropolitana dei grattacieli meneghini, però, finalmente mi rilasso: anche il clima padano si è adattato al mood positivo della giornata.

Sono circa le sette quando io e Carmine, compagno di tante avventure musicali e non, ci muoviamo in direzione Fabrique. Scesi dal tram a via Fantoli, una persona che si offre di comprare biglietti del concerto ci conferma che siamo sulla strada giusta. La folla che si incammina verso il locale è estremamente variegata: gruppetti di giovani, certo, ma anche tante teste brizzolate ad evidenziare ancora una volta come la musica riesce ad unire generazioni diverse fungendo da ponte, nel caso specifico, tra chi ascolta la band di Bristol dai tempi del rivoluzionario Blue Lines, risalente al ’91, e chi li ha scoperti con Heligoland, ultimo album uscito nel 2010.

Il locale, piuttosto ampio e con una buona acustica, è avvolto nell’oscurità attenuata soltanto da flebili luci arancio-rossastre. Gli spazi sono stretti, considerato il sold-out; ciononostante riusciamo a guadagnare la seconda fila sotto il palco. L’atmosfera è elettrica, l’adrenalina a mille, c’è voglia di tuffarsi nelle ipnotiche sonorità elettroniche che da sempre contraddistinguono i Massive Attack, le cui canzoni sono state la colonna sonora per numerosi momenti importanti della mia vita. Il cuore sobbalza quando, poco prima delle nove, i musicisti iniziano a prendere posizione sul palco; oltre a diversi microfoni, si intravedono due batterie, un basso, un chitarra e, al centro, due postazioni per le macchine. All’improvviso le luci si spengono tra i boati del pubblico: il viaggio può avere inizio.

Si parte con la voce suadente di Martina Topley Bird che interpreta Battle Box 001, un singolo di 3D, seguito dal groove trascinante di United Snakes. Quindi, Daddy G fa il suo ingresso in scena: è il momento di Risingson, che ci riporta ai tempi di Mezzanine, probabilmente il miglior lavoro discografico del collettivo di Bristol. La voce distorta ed il ritmo incalzante del rap di Robert sono perfettamente bilanciati dal timbro più delicato, autenticamente black di Grant. Io e Carmine ci scambiamo un’occhiata come per assicurarci che sia tutto vero: i nostri volti sono trasfigurati, quasi commossi. Il live ti trascina infatti in una dimensione onirica che non conosce soste: dopo la dolce Paradise Circus, tratta da Heligoland, e il falsetto di Azekel che canta Ritual Spirit, a mio avviso la migliore dell’ultimo EP, non riesco a trattenere le urla alla vista della figura sciamanica di Horace Andy, leggenda vivente del reggae. La sua voce inconfondibile è un raggio di sole tra le cupe atmosfere tanto care ai Massive Attack; connubio espresso impeccabilmente nella malinconica Girl I Love You.

Il ritmo ossessivo e il suono oscuro impressi al live si sposano alla perfezione con lo spettacolo offerto dai visual sparati sui pannelli che fanno da sfondo al palco. Su di essi scorrono messaggi, notizie, informazioni correlati al momento storico che stiamo vivendo, a metà tra denuncia e speranza. Il pubblico viene così coinvolto e stimolato verso un momento di riflessione critica, vivendo così un’esperienza totalizzante sospesa tra musica e arti visive. È questo aspetto a rendere la performance unica. Si passa dai dati sui prezzi dei medicinali alle immagini che ritraggono i rifugiati in fuga da guerre e persecuzione, i brand delle multinazionali si mischiano con le bandiere nazionali. Turchia, Libano e Giordania per un attimo catturano l’attenzione: sono i tre paesi ad accogliere il maggior numero di rifugiati. La Germania, primo stato europeo in classifica, è molto indietro.

Sul palco, intanto, ritorna la Topley Bird con un’altra puntata su Heligoland: è il turno di Psyche, seguita da una magistrale interpretazione di Future Proof, unico pezzo di 100th Window presente in scaletta. 3D sprigiona carisma da tutti i pori, è lui il vero fulcro dello spettacolo. La sua voce ipnotica è accompagnata da una proiezione stupefacente: una sequenza binaria che ossessivamente si dissolve e si ricompone tra mille giochi di luce. È il preludio per uno dei momenti più alti non solo del concerto ma dell’intera discografia dei Massive Attack: il ritmo minimale che ricorda un battito cardiaco ci introduce nel mondo fatato di Teardrop; la limpidissima voce della Topley Bird non trema, regge alla grande il confronto con il timbro inimitabile di Liz Fraser. Neanche il tempo di riprendersi dall’emozione che intravedo di nuovo i dread di Horace Andy, segnale che Angel, la canzone che pregustavo sin dall’acquisto del biglietto, è finalmente musica! Non posso che chiudere gli occhi di fronte all’avanzare inesorabile dei giri di basso che sfociano in un potentissimo suono dub che fa vibrare le anime dei presenti. “You are my angel”: l’essenza dell’amore racchiusa in quattro semplici parole. Ho sempre pensato che questa sarà la colonna sonora con cui mi dichiarerò alla mia futura moglie (tranquilli, i tempi non sono assolutamente maturi); il colpo di rullante che scuote per un attimo il dondolio del pubblico si propaga nel torace mozzandomi il respiro. L’estasi targata Mezzanine continua con la martellante Inertia Creeps, forse il pezzo più oscuro del live; il quadro dark è completato da notizie grottesche prese dal contesto italiano: la denuncia che ha colpito Ilaria Cucchi per aver postato sui social la foto dei presunti assassini del fratello, il Family Day, il vigile assenteista di Sanremo. Mentre scorrono poi informazioni relative alla continua strage di giornalisti nel mondo, una giunonica figura fa discretamente capolino dal backstage: è Deborah Miller, che ha preso il posto di Shara Nelson nell’interpretazione di Safe From Harm, capolavoro concepito circa 25 anni fa. Un trascinante assolo di chitarra conclude la prima parte del concerto. Provo a dare uno sguardo intorno: è come se il flusso di emozioni abbia avvolto il parterre in una bolla magnetica in cui spazio e tempo si sono bloccati.

Il concerto riprende con due brani tratti da Ritual Spirit: Daddy G e la Topley Bird cantano Take It There, al quale ha partecipato anche Tricky, storico collaboratore dei Massive Attack nonché parte integrante della scena trip-hop di Bristol. È il turno poi degli Young Fathers, trio meticcio originario di Edimburgo, che propongono due pezzi tra i quali il rap di Voodoo In My Blood. Mentre la band si ritira per una seconda breve pausa il visual proietta alcune foto che ricordano al pubblico il dramma vissuto dai profughi, invitando nel contempo a sostenere con una donazione l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Siamo alle battute finali: la band britannica si congeda con Unfinished Simpathy. Un ritorno alle origini, un altro brano che ha fatto la storia dei Massive Attack e della musica in generale, per l’occasione cantato da Deborah Miller.

Nonostante sul palco siano ormai rimasti soltanto gli addetti allo smontaggio, ancora non riesco a realizzare che il concerto è finito. Un po’ di amaro in bocca mi è rimasto, lo ammetto; forse perchè alcuni tra i miei pezzi preferiti non erano in scaletta (penso a Karmacoma e Protection, ad esempio, ma anche Everywhen e Better Things), forse per la celerità con la quale gli steward ci costringono a liberare il parterre mentre stiamo assaporando ancora le ultime note del live. La verità, però, è che ho appena assistito al miglior spettacolo della mia vita, dove musica, arti visive e tecnologia si sono intrecciate e miscelate creando un’atmosfera liquida, magica, in grado di abbattere le barriere tra artisti e pubblico. Il suono dei Massive Attack continua ad essere innovativo, originale, assolutamente non ripetitivo; a dispetto delle ossessive sonorità cupe, quasi paranoiche, un loro live infonde speranza in chi ascolta regalando l’illusione di poter continuare a sognare un altro mondo possibile.

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    90 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    70 Punti
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