Marlene Kuntz live @ SMAV 10/02/2017

Data: 12 febbraio 2017 |

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Marlene Kuntz @ Smav

Onorate il vile: vent’anni dopo, si rinnova l’urlo dei Marlene Kuntz

Non seguivo i Marlene Kuntz da un paio d’anni, ormai: colpa sicuramente della mia “pigrizia”, ma anche di alcune scelte artistiche della band piemontese, lontane dai miei gusti musicali. Tuttavia, parliamo sempre di un gruppo seminale del rock nostrano, autore di brani (Sonica, Nuotando nell’aria, Festa Mesta solo per citare Catartica, il primo album della band risalente al ’94) che sono già storia della musica italiana. Ci voleva quindi un evento speciale per tornare ai loro concerti: quale occasione migliore dell’unica data campana dell’Onorate il vile Tour, ideato per celebrare il secondo album della loro carriera uscito nel ‘96?

Quando scrivemmo la canzone che dette il titolo anche al disco, il comportamento della viltà era ascrivibile all’io narrante e alla sua incapacità di assumersi determinate responsabilità. L’urlo “Onorate il vile” – scrivono i Marlene sul loro sito - era il gesto estremo e disperato del vile stesso, in cerca di assoluzione. Con pari enfasi, glaciale e ironica, l’urlo che usiamo ora per dare il titolo al tour è il gesto patetico dei vili di oggi – puntualizzano - che in epoca di schermi luminescenti dietro i quali ringhiare come leoni non visti, non hanno il coraggio di dire vis a vis ciò che realmente si pensa di chi (non) si affronta”.

Al mio arrivo la sala minimale dello SMAV Factory di Santa Maria a Vico è già quasi piena. Si percepisce un’atmosfera elettrica non solo tra i fan di primo pelo dei Marlene, ma anche tra i più giovani che probabilmente nel ’96 non erano ancora nati. Un piccolo intoppo con un faro fa aumentare l’adrenalina, già alta di suo, tra i presenti. Con ottima scelta di tempo, opto per una birra due minuti prima che inizi il concerto; con il bicchiere in mano “che scende e sale, scende e sale” mi faccio strada tra la folla sul mood sensuale di 3 di 3, un ménage à trois raccontato in musica. La scaletta iniziale è dominata dai brani tratti da La lunga attesa, ultimo album della band che ha lasciato in noi di Music Coast To Coast un giudizio contrastante. Poi arriva l’incalzante Overflash a mettere tutti d’accordo. Al grido di “Voglio una figa blu” il pubblico dello SMAV “delibera” per un pogo liberatorio. Esplode il suono ruvido e tagliente dei Marlene: le chitarre sembrano squarciare l’oscurità, la poderosa sezione ritmica accompagna energicamente le liriche aggressive di Godano. Il frontman, grondante sudore, sembra in ottima forma, così come il grande Luca Borgia alla batteria. Alla destra del palco si staglia l’eccentrica figura di Luca Saporiti; dall’altro lato, quasi a fare da contrasto, l’algido Tesio, il ragioniere della chitarra dalle emozioni contenute, ma dotato di una tecnica sopraffina. Peccato soltanto per la qualità dell’impianto, francamente non all’altezza del suono dei Marlene e, soprattutto, della voce di Godano. Dopo Cenere, ecco l’incipit che tanto attendevo: quelle chitarre solo sfiorate introducono la deflagrazione di Ape Regina. “Sono lontano, lontano monti e mari, lontano da te”: un incipit inconfondibile che infiamma il parterre, ravvivandone “la parte cattiva”. Consapevoli di aver raggiunto il climax, i Marlene stemperano la tensione con la malinconica ed esangue Deborah. Nell’aria si diffonde un’atmosfera ovattata e, quasi per magia, Godano apre per la prima volta gli occhi. Il momento romantico prosegue con Come stavamo ieri, in cui il frontman si lancia in un assolo di chitarra accarezzando letteralmente la chitarra, prima di liberare la tempesta sonora che chiude il pezzo. Con Retrattile i Marlene rialzano il ritmo e ravvivano la rabbia (un “Congratulazio-O-O-O-ni” urlato a squarciagola dal pubblico), sopita per un attimo con i due pezzi precedenti. Un ritornello che, contestualizzato nel particolare momento storico che stiamo vivendo, potrebbe essere l’inno della nostra generazione, quella dell’Erasmus e della precarietà, anche sentimentale: “Probabilmente, io (noi) meritavo (meritavamo) di più”. Lo stridere della chitarra e l’ipnotico giro di basso che segna l’incedere de Il vile, la traccia che dà il titolo all’intero album, mi proietta in un viaggio onirico. Mi risveglio soltanto quando, un po’ a sorpresa,  percepisco tutta la disillusione di Ineluttabile, con il suo carico di interrogativi, distorsioni elettriche e la voce graffiante di Godano che ti lacera l’anima. Con il peso di “chili di silenzio” sul groppone, ci avviamo verso la fine del concerto. “Pelle, è la tua proprio quella che mi manca”. Mi fermo qui.

È stato davvero bello riscoprire i Marlene Kuntz delle origini, soprattutto per quelli che, come me, non hanno potuto vivere in diretta quegli anni. Un concerto godibile, soprattutto se si va senza troppe aspettative, con alcuni momenti davvero alti (Overflash, Retrattile, Come stavamo ieri). Un omaggio che la band piemontese ha voluto fare in primis a se stessa, onorando però nel contempo il suo pubblico. Anche l’ala più dura e pura.

 

Foto a cura di: Zoe Ferrara

Editor Review

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