Manuel Zito – Web Interview

Data: 19 maggio 2018 |

Manuel Zito – Web Interview

Manuel Zito: una musica può fare

Abbiamo intervistato Manuel Zito, giovane Maestro e compositore campano, alle prese con il suo primissimo album dal titolo Fernweh, uscito il 27 aprile 2018 per Memory Recordings e registrato al Sundlaugin Studio, in Islanda, nei luoghi in cui hanno registrato gruppi come i Sigur Ros. Insomma, una premessa essenziale per scoprire meglio la storia di Manuel e della genesi di Fernweh.

Manuel Zito, giovanissimo Maestro e compositore: come vivi la realizzazione di questo lavoro, il tuo primo album in studio Fernweh, e come affronti questa nuova fase della tua carriera musicale in cui sei interamente tu e in cui, quindi, hai piena consapevolezza del tuo percorso creativo?

È emozionante sapere che una piccola parte di me è venuta fuori e può essere ascoltata dagli altri. Ricevere ogni giorno messaggi, apprezzamenti, critiche, riguardanti il disco è qualcosa di incredibile. La vivo con la consapevolezza di aver fatto un percorso musicale e personale molto profondo. Probabilmente è stato il momento giusto per far uscire la mia musica e questo mi fa sentire molto gratificato. Questa nuova fase della mia carriera la vivo cercando di studiare come ho sempre fatto, di arricchirmi con nuova musica, di delineare la mia strada e la mia identità musicale rimanendo sempre pronto al confronto con altri musicisti, soprattutto non italiani.

Fernweh è stato registrato in Islanda, precisamente presso al Sundlaugin Studio, insieme a Birgin Jon Birgisson, negli studi in cui hanno registrato gruppi del calibro degli Sigur Ros. Come ha inciso questa ‘presenza’ sull’emozione raccolta in quelle stanze?

Ha inciso veramente tanto.  La tranquillità e la “magia” dello studio e di tutto ciò che lo circonda (il ruscello, la cascata, il verde intorno) mi hanno fatto sentire come se fossi in una campana di vetro: sono riuscito a concentrarmi solo sulla registrazione (unitamente al mio produttore Massimo De Vita). Poi la qualità, la professionalità e l’umanità di Biggie (cosi chiamato dagli amici) hanno fatto il resto.

L’album ha qualcosa di speciale: si percepisce quanto lavoro, studio e tenacia si cela alle spalle e tutto ciò viene fuori dalla tua musica, dalla forza espressiva del tuo modo di suonare il pianoforte. Raccontaci il processo creativo, come hai maturato l’indirizzo che hai poi dato al disco.

I pezzi per piano sono stati concepiti prima di quelli con gli archi. Il primo (Miroir de la memoire) è stato scritto nel 2012, mentre Water Dance e Monrome sono stati scritti per una coreografia di uno spettacolo di fine anno del Liceo Coreutico di Roma nel 2016 (in quanto sono pianista accompagnatore e professore nei Licei Coreutici). I pezzi per archi sono stati elaborati dopo aver ascoltato il compositore e pianista islandese Olafur Arnalds. È stato un colpo di fulmine, mi piaceva l’idea di unire al piano e al quartetto d’archi anche un po’ di musica elettronica, che per me ha significato aggiungere un colore musicale alla mia tavolozza.

La deriva è il primo singolo dell’album, di cui è uscito il videoclip qualche tempo fa. Una fotografia in movimento della deriva umana che si scaglia sulla vita di ognuno come le onde sugli scogli nel video. L’approccio a questo stato d’animo, da parte tua, come si dispiega? Quale sentimento ti ha fatto così riflettere su questo concetto di deriva?

In realtà l’ispirazione è molto diversa: ho preso il tema di un pezzo di amici (i Malmo, gruppo post-rock casertano) che mi aveva colpito molto. C’è una parte del testo che sento molto mia, la quale mi ha fatto scattare quel qualcosa che mi ha portato a scrivere il pezzo. Probabilmente questa domanda andrebbe fatta a loro!

Alafoss mi ha incuriosito particolarmente e non solo dal punto di vista musicale e, navigando in rete qua e là, ho scoperto che si tratta di una cascata che si trova proprio in Islanda. Questo mi rimanda, direttamente, a quanto questo luogo e la spettacolarità di certa madre natura ha potuto influenzarti. È così? Come rimane questo ricordo, questa impronta?

Alafoss è il nome della cascata posta a 20 metri dallo studio. Ogni giorno prima o dopo la registrazione io e Massimo ci recavamo ad osservarla. La cascata aveva il potere di farci godere quei 5-10 minuti di serenità e senso di pace fondamentali per agevolare la concentrazione da porre sul lavoro da fare. Questo mi ha condotto alla decisione di sostituire il titolo da Waterfalls (titolo originale) ad Alafoss. Rientrato in Italia dopo la registrazione, ho scoperto che la traccia numero 6 di () dei Sigur Ros (album che ha tutti i titoli come Untitled e tra parentesi il nome dei pezzi) è anch’essa chiamata Alafoss. Oltre alla registrazione, mi sono ritagliato del tempo per fare il tour del sud dell’Islanda. È stata un’esperienza veramente incredibile che mi ha portato ad esplorare il sud della costa passando per Vik, Reynisfjara (la spiaggia nera famosa), Skogafoss (una cascata alta 60 metri), il ghiacciaio Solheimajokull tutti luoghi rimasti indelebilmente nella mia mente e nel mio cuore. La bellezza dei paesaggi islandesi è sorprendente. Vorrei ritornarci per suonare, registrare, ma soprattutto per scoprire le altre bellezze incontaminate che quella terra incantevole ha da offrire.

La produzione artistica del disco è stata affidata a Massimo De Vita, in arte Blindur, il tutto trasportato in una magica terra come l’Islanda. Come è stata l’esperienza di condivisione e collaborazione con questa realtà?

Io e Massimo siamo amici da molto tempo. Precedentemente al disco, abbiamo avuto modo di lavorare assieme per la registrazione dell’EP dei P.o.p.p.o (il gruppo in cui suonavo prima, ma l’EP non è mai uscito). Con lui mi sono trovato subito a mio agio facendomi capire che era la persona giusta con cui parlare della mia idea e del mio sogno di fare il missaggio e il master del disco nello studio islandese (dove lui ha fatto il master del suo disco e altri master di sue produzioni). La risposta di Massimo è stata una proposta di andare lì per registrare in loco ed io non potevo che essere entusiasta di andare a registrare in uno degli studi più importanti d’Europa!

Il tuo primo disco si sta diffondendo sempre più e credo che per te sia una grande soddisfazione notevole e, per questo, possiamo sicuramente dire che un primo e grande desiderio si sta realizzando. Cosa desideri per il tuo prossimo futuro e hai già altri progetti in mente?

Desidero fare dei concerti all’estero (Germania, Gran Bretagna ecc..) perché in quei paesi danno molto più spazio al genere del mio disco ed è un genere musicale più seguito dal pubblico. Non meno importante è il mio sogno di poter scrivere musica per film, forse il mio desiderio più grande… è proprio questo. Sto studiando tutto quello che spero un giorno potrà servirmi per realizzare questo desiderio. Inoltre, sto creando una rete di contatti utili ai quali rivolgermi per poter inserire la mia musica in video, cortometraggi e film.

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