Maldestro/Uanema Orchestra @ Ex OPG “Je so pazz” 08/09/17

Data: 9 settembre 2017 |

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Maldestro @ Ex OPG “Je so pazz”

Maldestro all’Ex OPG: questione di tematiche.

C’è una domanda che assilla i miei pensieri e credo anche i pensieri di qualsiasi individuo che respira quotidianamente la Musica. La Musica oggi è ideata e progettata per il pubblico? La genuinità di un artista sembra non essere più una cosa naturale. Pare impossibile incontrare, soprattutto in Italia, un musicista, un cantautore che abbia veramente qualcosa di intenso da dire. Un Uomo della Musica che appare improvvisamente su un palco e incanta il pubblico grazie alle sue parole e alle sue note. Maldestro non appartiene purtroppo a questa categoria ormai utopica. Eppure ha ottenuto il Premio Mia Martini a Sanremo 2017 con il brano Canzone per Federica. Maldestro è acclamato dal pubblico, dalla critica, dal pensiero collettivo. Dove si cela il mistero di questa risoluzione dicotomica? Lo scopriremo insieme analizzando il live di ieri sera. Ma procediamo con ordine.

La seconda serata del Festival settembrino all’Ex Opg di Napoli si apre con la proiezione di un intenso docufilm sulla storia del Manicomio Criminale situato nel quartiere Mater Dei. Protagonista della pellicola è Michele, un uomo internato durante gli anni ’90. Accusato di essere un omicida schizofrenico, Michele ha trovato nella cella la propria strada per la libertà grazie alla scrittura di un diario personale. Oggi compone poesie e i suoi pensieri messi su carta durante gli anni della reclusione sono diventati “un frammento di vita che appartiene a tutti”.

Ci spostiamo verso lo spazio aperto all’esterno della struttura. La Uanema Swing Orchestra si sta già esibendo sul palco. La loro musica sprigiona allegria e voglia di aggregazione. Una intensa e calda voce femminile trascina il pubblico in danze che mettono alla prova le ginocchia dei presenti.

Alle 23 circa Maldestro sale sul palco. Si nasconde dietro a grandi occhiali dalle lenti arancioni. Tutto quello che ci resta apre il live. Emerge da subito la sua sprezzatura. Sicuro e fiero ma incerto in maniera latente, Maldestro non deve conquistare il pubblico. Gli spettatori sono lì per tanti motivi e dentro a questi motivi c’entra anche la sua performance. Eterogenee facce di uomini e donne si ammassano nell’area. Suscita ironia constatare che sottopalco ci siano gli spettatori più molesti. Quelli distratti che bevono, parlano, fanno confusione. Quelli che insomma non sanno nemmeno perché sono lì ma vogliono divertirsi.

Il cantautore imbraccia la chitarra e con voce bassa e ferma intona i brani che compongono l’album I muri di Berlino. “Grazie ai ragazzi che ogni mattina si svegliano e lottano per un futuro stanco”, dice al pubblico. La vita di un operaio, le distanze di un amore, i muri della società e quelli che abbiamo nella testa, il disprezzo per un clandestino e la sua sofferenza: Maldestro ci racconta in note questo e molto altro. Con un canto malinconico, graffiato e gutturale, l’artista si presenta ai nostri uditi come se fosse un menestrello che ha percorso le infinite strade dell’esperienza. Parole simboliche, retoriche, che dicono ciò che gli altri vogliono sentire. Tutto funziona, la Musica passa per obbligo in secondo piano.

C’è da dire che Maldestro ha realizzato un live privo di stonature vocali. L’impianto audio, messo a punto da chi ha organizzato il palco, gli ha dato la possibilità di riuscire nella serata. Il suo pop dal retrogusto folk è quasi impossibile da criticare. Allora cosa è che non ci conquista completamente? Maldestro ci fa dubitare di essere l’ennesimo prodotto discografico che deve funzionare perché la gente lo vuole.

Il bisogno di respirare il profumo della società, dello spirito di comunità è tale da indurre il pubblico a credere che Maldestro abbia veramente qualcosa da dire su questi argomenti. Ma vederlo dal vivo allontana in noi qualsiasi convinzione sulla questione. Il cantante si lascia andare in confidenza a racconti di vita personale che non brillano per intensità e che soprattutto non sono baluardi di percorsi esistenziali. Ci racconta come sono nate alcune sue canzoni, di come una notte ha contattato una sua amica per farle ascoltare in anteprima un pezzo che aveva messo su carta e di come poi siano insieme finiti a trascorrere un momento intimo.

“Ero alticcio -  traduciamo -  e poi dopo mi sono reso conto che quando bevi vedi una cosa diversa, come se avessi davanti una fotografia in photoshop”. La confidenza regalata al pubblico suscita ironia soprattutto nei giovani maschi presenti che voglio addirittura conoscere i particolari di quella serata. Sarebbe interessante chiedere all’artista in questione se anche i concerti hanno la possibilità di essere “fotoshoppati”. Se voi credete che un cantautore si possa concedere uscite del genere noi tutti “pignoli della Musica” alziamo davvero le mani. Le cadute di stile non sono contemplate nell’universo del cantautorato ma soprattutto ci aspettiamo che un cantautore custodisca una presenza scenica di un certo livello, che non sia insomma quel comunissimo cittadino del mondo che non ha ancora appreso il linguaggio universale. Un apolide che indossa scarpe poco comode e che cammina a sprazzi per non consumarle. Siamo circondati quotidianamente da questi soggetti e nella musica vorremmo vedere e sentire altre realtà. Maldestro ieri sera non ha convinto e ci dispiace molto, e nonostante tutto crediamo ancora in lui.

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    50 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    60 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    70 Punti
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