La Radio: il nuovo analfabetismo musicale?

Data: 3 gennaio 2017 |

Ecco come vengono penalizzati gli artisti emergenti dalle principali radio nazionali

Non ci sarebbe nulla di più entusiasmate dell’idea di fare un viaggio in auto con mio padre, se non fosse per i soliti diverbi che abbiamo quando dobbiamo scegliere la musica da ascoltare. Come vuole la tradizione di famiglia, anche quest’anno, per le vacanze di Natale, dalla piccola provincia di Salerno ci siamo spostati verso la caotica e frenetica capitale. Non avendo trovato nessun tipo di accordo che accontentasse le orecchie di entrambi, la radio ci è sembrato il giusto compromesso. Arrivati alla stazione di servizio di Caserta per la solita pausa caffè, la sensazione che ho avuto appena sono scesa dall’auto è stata quella di un istantaneo abbassamento del quoziente intellettivo. Abbiamo proseguito il viaggio in silenzio.

Del resto, meglio stare in silenzio che ascoltare per tutto il tempo un tripudio di canzoni in loop su qualsiasi stazione come 24k Magic di Bruno Mars, Io di te non ho paura di Emma, Dark Horse di Katy Perry, Work di Rihanna, Attenta dei Nagramaro e compagnia bella che, per carità, sono decisamente orecchiabili e piacevoli, ma dopo un po’ stufano. Suddette canzoni non possono non piacere, ottengono un maggiore consenso generale, ma le conseguenze sono disastrose: assenza di spirito critico, omologazione della cultura musicale e, soprattutto, totale penalizzazione degli artisti emergenti, primi fra tutti ad avere bisogno di visibilità.

Se dovessimo farci un’idea della musica italiana ascoltando le principali radio nazionali, ne verrebbe fuori un’immagine falsata, parziale che esclude centinaia di gruppi ed artisti che da poco hanno iniziato a fare strada o, paradossalmente, ne hanno fatta tanta, e anche con discreti risultati. Tralasciando qualche radio indipendente e il nuovo fenomeno delle web radio, questi artisti vedono stroncata ogni possibilità di farsi conoscere e di arrivare ad un pubblico più vasto. Eppure, la qualità della loro musica non è inferiore rispetto a quella dei soliti Big che ascoltiamo in radio.

Quali, allora, le motivazioni? Se non è il talento a determinare il successo in radio, cos’è?

Forse le ragioni sono da ricercarsi nelle scelte musicali di queste emittenti che, prediligendo canzoni che trattano temi leggeri o socialmente innocui come l’amore, scartano un gran numero di brani che invece affrontano problematiche sociali e politiche, adoperando in questo modo una vera e propria censura.

Ma che cosa ci si aspetta da un mass media potente come la radio?

Più semplicemente, come ogni cosa in questa vita, la questione è legata ai soldi. Così come le grandi aziende possono permettersi di pubblicizzare il loro prodotto su larga scala, le grandi etichette delle case discografiche, le cosiddette major, possono permettersi di pubblicizzare i loro cantanti tramite le emittenti radiofoniche, a discapito di chi pur mettendoci passione e volontà è costretto ad arrangiarsi.

Qualsiasi siano le ragioni, siamo pronti a sostenere la musica con ogni mezzo.

In Music We Trust.

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