La Femme @ Locomotiv Club 21/04/2017

Data: 22 aprile 2017 |

Bologna: La Femme Elenco Reportage fotografici

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La Femme @ Locomotiv Club 

Psycho Tropical Berlin: dove sei?

Forse perché ieri si è aggiunto un anno ai miei, accumulati dalla fine degli anni Settanta … probabilmente è anche questo il motivo per cui non sono riuscita ad apprezzare il concerto dei francesi La Femme, ieri sera al Locomotiv Club di Bologna.

Sold-out da giorni, il locale pullulava di giovani radical-chic in divisa che, non appena la band ha accelerato il ritmo, si sono lanciati in un pogo molesto ed esasperato, prova, per me fastidiosissima, del loro certo divertimento, ma io no, non mi sono divertita: il pogo imposto agli altri è maleducato!

Altro problema: l’audio. Mi sono chiesta se avessero fatto il sound-check, perché è raro assistere ad un concerto che si senta così male. Fischi, cacofonie, voci che si abbassavano ed alzavano, come se ci fosse la manopola del volume sui microfoni … e poi, fra una canzone e l’altra, lunghi discorsi in francese, lingua che non conosco, ma si capiva benissimo non avessero nulla a che fare con l’introduzione dei brani … invocazioni ad uno sconosciuto Julian, forse a chiedere aiuto … che avessero mangiato troppi piatti bolognesi e bevuto lambrusco, dato che un riferimento alle nostre tradizioni c’è stato, con le uniche due parole in italiano, pronunciate dal più anziano membro: “pizza e mandolino” … ?!? Qui il pubblico non ha continuato col tributo orgiastico, ma ha dimostrato un cenno di ribellione: che ci sia ancora nell’aria, da parte dei nostri vicini di casa, un velo di nazionalismo, intessuto di sarcasmo?!

In effetti, per dirla tutta, la serata è partita male col gruppo spalla, direttamente dalla Toscana, Celluloid jam che, data la superficialità dei suoni e la banalità delle voci, non ha creato l’atmosfera e non è riuscito a coinvolgermi, nonostante il luccichio glam e l’ammiccante danza della cantante. L’unica espressione artistica degna di nota, i visual, in cui opere d’arte del Rinascimento fiorentino si mescolavano a tigri e leopardi … il tutto ancora trito e ritrito, ma estetizzante, per lo meno, e quindi accettabile.

Poi i La femme, che si sono fatti attendere troppo, istillandomi fin da subito, l’idea di essere poco umili e altrettanto poco professionali. Il maledettismo è caricaturale, non è indice di personalità. La band, comunque, pare essersi divertita e lo ha dimostrato uno di loro, “surfando” sul pubblico e cantando a cavalcioni di una qualche spalla di fan disposta a sorreggerlo.

Gli unici pezzi che sono riuscita ad apprezzare sono stati quelli più lenti e i brani cantati da Clemence sola, che con la sua voce da bimba angelicata e le movenze kraut, energiche ma sensuali, contribuisce alla specificità del gruppo. Degno di nota il bassista Sam Lefevre.

Insomma, preferisco i La femme in studio … dal vivo spicca troppo la loro indole ragazzina, che mi ha decisamente infastidito. Nevermore.

 

Report a cura di: Chiara Tossici

Foto a cura di: Rosy Dennetta

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    50 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    45 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    50 Punti
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