KuTso – Web Interview

Data: 30 settembre 2018 |

KuTso – Web Interview

Che effetto fa intervistare i KuTso?

Iconoclasta, tragicomico, agrodolce.

“Prima o poi ti tocca fare i conti con te stesso, domandarti se quello che sei oggi è proprio quello che avevi sognato o lottato di diventare: la tua “rivoluzione” che fine ha fatto?  Che effetto fa… accorgersi di avere ceduto alle lusinghe di una vita comoda, di un amore convenzionale e di una sistemazione senza più sorprese?”

Un’intervista non convenzionale, o almeno ci proviamo, citando il nuovo album Che Effetto Fa, i Kutso, (Matteo Gabbianelli, Brian Riente, Luca Lepore, Bernardino Ponzani) rispondono a queste domande che iniziano tutte, o quasi come il titolo del disco, uscito il 28 settembre.

Come, quando e di che cosa parla Che effetto fa?

“Che effetto fa” è la domanda che mi sono posto fermandomi a guardare indietro nella mia vita e tirando le somme di quello che sono ora, di quello che ho costruito e di ciò che ho distrutto. Ho ripercorso la mia esistenza al contrario chiedendomi se quel che mi circonda adesso, sia ciò che volevo all’inizio di tutta questa storia, o sia almeno qualcosa che mi possa andare bene lo stesso. La risposta è nell’album.

Che effetto fa, fare il terzo disco?

Fa una grande e sofferta fatica unita alla speranza di creare qualcosa che abbia un senso non solo per me, ma anche per chi ascolta.

Che effetto fa, scrivere testi sarcastici, che raccontano la realtà in maniera scanzonata, ma con un’ ironia spesso amara, come per il brano Disoccupato?

Io sono fatto così, approccio alla vita in un modo iconoclasta, tragicomico, agrodolce. Non accetto i dogmi, non accetto il senso comune, non accetto le “sensazioni di massa”, né l’opinione pubblica. Sono per un’emancipazione radicale del pensiero individuale.

Qual è la canzone che preferite di Che effetto fa e perché ?

Mah, in realtà mi piacciono tutte in egual misura e ne sono orgoglioso. Sicuramente all’interno di questo disco, le ballate sono le prove di coraggio maggiore, che sprizzano sincerità stoica da tutte le note e le parole che le compongono.

Che effetto fa, fare un tour per I KuTso?

Un effetto magnifico: suonare dal vivo è il sale della vita per un musicista che si possa realmente considerare tale. Esibirsi davanti ad un pubblico, possibilmente attivo e coinvolto è meglio di uno stipendio fisso a fine mese.

Com’è nata Niente Cuoricini?

Dalla mia incapacità di sfruttare al meglio i social, che scaturisce dal profondo odio che nutro verso questa smania comunicativa che ci mette tutti nello stesso calderone: artisti e cialtroni.

Che effetto fa, parlare di indie oggi nel panorama musicale italiano ?

Indie soprattutto in questi ultimi due anni significa mainstream. Ma secondo me è una cosa positiva, perché finalmente la massa ha leggermente alzato i suoi standard musicali.

Come nasce il vostro sound?

Dalla voglia di non scegliere mai la soluzione più facile, dalla ricerca di qualcosa che non si perda nell’oceano della convenzionalità, dal bisogno di uscire dalla massificazione del gusto.

Che effetto fa, essere i KuTso?

Non è bello, perché per il 90% del tempo si vive chiusi in casa depressi, apatici e con costanti istinti suicidi, poi c’è quel 5% di benessere scaturito dalla musica suonata dal vivo. Il restante 5% è il tempo dedicato al sonno (comunque tormentato.)

Ispirazioni e obiettivi futuri?

Le fonti di ispirazione sono le più disparate: dai Beatles a Edoardo Bennato, dai Nirvana ai New Trolls, da Brian Eno a Giorgio Gaber, da Micheal Jackson a Lucio Dalla, passando per Stevie Wonder e Jovanotti.
L’obiettivo più grande è trovare un motivo solido e duraturo per restare vivi.

 

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